Due soldati dall’Afghanistan

23 luglio 2009

Il cielo è bianco
sulla soglia delle rovine della città antica
bianchissima è la fiamma dell’estate
vasta come l’Asia
per i nostri giorni così lontani
le nostre città assediate
da aperitivi e finger food
Farah è un pianeta vecchio di duemila anni
nella Tv satellitare
suona di ruggine e di bombe
è il suolo che asciuga i morti
al sole
è una città di scheletri
un coltello conficcato nel dolore della terra
trent’anni di guerra hanno ammazzato
anche i sassi
e per ultimo
un soldato che portava
il nome italiano di una nazione in guerra
tornato in una bara
col tricolore
il picchetto interforze e il trombettiere
che intona il Silenzio
l’altro è americano
catturato il 30 giugno a Paktika
beve tè e pensa alla sua ragazza
che spera di sposare
pensa alla sua bella famiglia
nella casa d’America.

I loro cuori sono alberi
da cui pendono i frutti
beccati dai corvi.

(Andrea Pomella – Luglio 2009)

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2 Risposte to “Due soldati dall’Afghanistan”

  1. maria Says:

    Il sogno del cacciatore di aquiloni, Amir. Lui si è salvato come profugo in America, ma torna in Afghanistan, dopo 14 anni per riprendersi il figlio di Hassan, suo compagno di giochi.
    Il bambino ha 10 anni e ha perso i genitori nell’eccidio degli Hazara, ad opera dei Talebani.

    Ecco il sogno di Amir, protagonista del romanzo

    “ Ha le mani legate dietro alla schena con delle corde grosse che gli tagliano la carne.
    Ha gli occhi bendati con una pezza nera.
    E’ in ginocchio sulla strada, vicino alla cunetta di acqua stagnante, la testa china sul petto.
    Prega dondolandosi avanti e indietro sulle ginocchia sanguinanti.
    E’ tardo pomeriggio e la sua lunga ombra oscilla lenta sulla ghiaia.
    Mormora qualcosa a fior di labbra.
    Mi avvicino“Per te” mormora “per te questo ed altro” si dondola avanti e indietro.
    Non siamo soli
    Vedo prima la canna di un fucile, poi l’uomo che sta in piedi alle sue spalle.
    Porta la tradizionale giacca senza maniche e un turbante nero.
    Abbassa gli occhi sull’uomo in ginocchio e nel suo sguardo leggo solo un vuoto abissale.
    Fa due passi indietro e alza il fucile. Lo posa sulla nuca dell’uomo con gli occhi bendati.
    Uno schianto assordante
    Seguo il fucile che si alza descrivendo un arco.
    Vedo il viso dell’uomo attraverso il filo di fumo che esce in spire dalla bocca della canna.
    L’uomo con il turbante nero sono IO”


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