La biblioteca degli uomini-libro

Fino a oggi pensavo che la comunità degli uomini-libro esistesse solamente nel bosco descritto nel finale di Fahrenheit 451, il capolavoro di Ray Bradbury, dove un gruppo di esuli che sfuggono alla realtà di un mondo in cui i libri sono stati proibiti, poiché fonte primaria di infelicità, diventano essi stessi libri, imparando a memoria ciascuno il testo di un volume. Fino a oggi, appunto. Perché stamattina ho scoperto che a Malmö, in Svezia, esiste una “biblioteca dei libri viventi”. In questa speciale biblioteca invece di consultare dei tomi è possibile prendere in prestito una persona, un “libro vivente” per l’appunto, per ascoltare la sua storia e porgli tutte le domande che si ritengono necessarie. I “contenuti” sono tra i più disparati. Si va dal punk all’animalista, dall’homeless alla donna musulmana che porta il velo, dall’ex detenuto all’ausiliare del traffico. Insomma, chiunque abbia una storia da raccontare diventa libro. Gli incontri con i libri viventi si svolgono su prenotazione nel caffè della biblioteca. Si può parlare con loro per un massimo di tre quarti d’ora. In questo modo ogni “libro” viene prestato per tre o quattro volte nell’arco del pomeriggio. Per migliorare il servizio e acquisire nuove categorie di libri viventi a fine giornata vengono addirittura distribuite delle schede di valutazione.
In un romanzo filosofico come “La nausea” di Sartre troviamo il simbolo dell’illusione della cultura incarnato dalla figura dell’Autodidatta, un uomo che studia i libri della biblioteca di Bouville in rigoroso ordine alfabetico. Ora, immaginiamo che per un gioco delle parti l’Autodidatta di Sarte finisca all’improvviso nella biblioteca di Malmö, o nella comunità degli uomini-libro di Bradbury, e si metta a consultare i libri viventi rispettando l’ordine alfabetico del loro nome. Credo che le prime due domande che si porrebbe riguarderebbero il metodo del lavoro e una stima del tempo che gli occorrerebbe per portare a termine il suo insano proposito, e quindi: al mondo ci sono più uomini o più libri? E poi, se è vero che esiste un libro per ciascun essere umano, perché sentiamo continuamente l’esigenza di inventare altre storie e scrivere nuovi libri?
Per come la vedo io se si esaurisse la capacità di raccontare una storia, il genere umano si estinguerebbe. E poiché siamo tutti, più o meno, portatori di una storia, uomini-libro per definizione, dovremmo rassegnarci, il nostro posto naturale è sullo scaffale della biblioteca di Malmö. Con buona pace dell’Autodidatta di Sarte.

1 commento
  1. antonio ha detto:

    ciao, scoprivo solo questa notte la realta degli uomini libro cosa superlativa assoluta.ascoltando l’uomo della notte acura del dott costanzo a radio 1. vorrei essere anch’io un uomo libro.

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