Né puttane né sottomesse (in memoria di Sohane Benziane)

Nel novembre del 2002, in un quartiere popolare a Vitry-sur-Seine alla periferia di Parigi, Sohane Benziane, 17 anni, di origine magrebina, veniva bruciata viva da un ragazzo di 19 anni, Djamel, in uno stanzino delle pattumiere al pian terreno di un condominio. Sohane aveva rifiutato la segregazione in casa che Djamel gli aveva imposto dopo aver deciso arbitrariamente che lei fosse la sua ragazza. Da quel fatto di cronaca nacque un collettivo internazionale, “Né puttane né sottomesse” (www.niputesnisoumises.com), con l’obiettivo di difendere la libertà delle ragazze che abitano nei quartieri difficili delle periferie urbane. “Ni putes ni soumises” è anche il titolo originale di un libro di Fadela Amara (NonSoloParole Edizioni, 2007), fondatrice dell’omonimo movimento. Il libro è una lucida analisi delle banlieue, e in particolare della condizione femminile in quelle periferie estreme.
Quello che segue è un testo che ho scritto nel 2008 in memoria di Sohane, su musiche di Marco Colonna, per l’opera da camera “VISIONI – Viaggio all’origine sacra del Bene e del Male”.

Visione di Sohane

Nessuna carezza per Sohane.
Davanti alla mia anima
sette volte bruciata,
davanti alle mie scarpe
sette volte bruciate
Djamel ha riso,
ha taciuto tra le torri
del ghetto di Parigi.
Ma nessuna carezza
che non fossero le lusinghe
delle fiamme.

Dio così mi ha voluto,
una piccola torcia
profumata di ragazza,
una piccola massa di cenere
con cui cospargervi il capo.

(Andrea Pomella – tratto da “VISIONI – Viaggio all’origine sacra del Bene e del Male”)

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3 commenti
  1. città siamese ha detto:

    Ieri ad un amico scrivevo: “Un’immagine di cenere che mi ha sempre colpito è quella di cospargersene il capo per penitenza. Essere inceneriti dopo il fuoco, arsi, ridotti a qualcosa di puro e leggerissimo che con un soffio disperde. Essere usata la colpa, incenerita, come simbolo purificatore su altro capo. Continuità di colpa e perdono”. Essere usata la colpa, l’interlocuzione della colpa ma senza giustificazione. Filo sospeso nell’assoluto di ciò che non si deve dimenticare.
    Viviana

  2. Andrea Pomella ha detto:

    In alcune religioni come l’induismo la cenere è sacra, benedetta, ha il potere di curare malattie, alleviare sofferenze fisiche e mentali e annullare gli effetti delle azioni passate, forse perché la cenere è lo stadio finale di ogni cosa. Fin dalla notte dei tempi molte culture antiche hanno creduto che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei defunti in un altro mondo, o che ne impedisse il ritorno tra i vivi. Quella di Sohane è solo una delle molteplici barbarie che costellano il mondo del ventunesimo secolo, ma c’è il fuoco, è l'elemento usato per cancellare un peccato (presunto). E così in questa forma selvaggia di martirio c’è qualcosa di antichissimo, rappresenta un atto in cui l’ignoranza del carnefice si connette a una sapienza primordiale fatta di credenze e dottrine ancestrali, cognizioni che appartengono alla natura umana al suo stadio iniziale. Ho sempre trovato sbalorditivo come nel compiere gli atti più bestiali l’uomo sia capace di percorrere inconsapevolmente i condotti della propria storia e della propria cultura, fino a toccarne le radici più profonde.

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