Amore e morte a Bologna

L’apocalisse a Bologna era ventinove anni fa, ero appena un bambino. Le immagini in Tv me le ricordo, il cuore sventrato della stazione, le assi di legno della struttura del tetto venute giù con l’esplosione che sembravano un groviglio di croci ammassate, il soffio di tritolo e T4 che arroventava ogni città d’Italia. A casa c’era ancora mio padre, faceva il ferroviere e disse che doveva partire per Bologna per i soccorsi, in realtà aveva colto l’occasione della strage per correre da un’altra donna. Noi uomini a volte siamo orribili di fronte all’amore. Così il peccato originale di mio padre in me si è legato indissolubilmente al ricordo di quella strage. Gli orologi di due mondi hanno segnato per sempre la stessa ora. È amore e morte, eros e tanatos, appunto. Succede da sempre, succede tutti i giorni, e continuerà a succedere fino alla fine dei tempi.

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Marco Ribani, 2 AGOSTO 1980 Eros e Tanatos

Anche questa Domenica mattina
abbiamo rovinato la festa dei cattolici
santificando con l’amore l’inizio di giornata.
Lei ha gridato particolarmente forte tutto il suo dolore
per non poter accogliere ulteriormente il corpo del suo amante
e lui l’ha percorsa come una macchina a vapore
lasciandola tra la vita e la morte ai margini
di ogni possibile respiro.
Ora con la lingua nella sua bocca lavora a rianimarla
e lei che si è tagliata i capelli cortissimi sembra
un bambino che assaggia qualcosa di
Dolcissimo.
Adesso dopo il moto furente vengono le gocce di sudore
perché è Agosto. Più esattamente il 2 d’Agosto del 1980
e sono circa le dieci del mattino.
Ci accarezziamo ancora e poi facciamo il gioco di contare
i punti dei nostri corpi che si incastrano quando lo facciamo
Anche la gatta ci viene a salutare e porgere i propri complimenti
perché lei d’amore se ne intende.
Ma mentre la gatta annusa il pube della donna
il botto la trasale e solleva la città poi la ripone.
Sono le 10,25.
Cazzo dico stavolta hanno esagerato
e penso allo sfondamento del limite del suono
Invece comincia il lamento della città madre
Prima sommesso e poi sempre più forte
Invoca Dice Chiama a raccolta.
Vado a vedere dico deve essere vicino
Inforco la vecchia bicicletta nella città deserta
Solo il suo pianto adesso disperato cresce.
Vedo Daniele uno che conosco vicino alla stazione
E’ saltata una caldaia alla stazione
E’ crollato tutto il ristorante
E’ inutile che vai tanto non ti lasciano passare
Allora torno
Andiamo a mangiare alla festa dell’Unità?
Sì andiamo. Bologna in Agosto sembra una città straniera.

(da Diario, di Marco Ribani)

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5 commenti
  1. città siamese ha detto:

    Il tuo è un modo intelligente di ricordare: legare i vissuti degli altri col tuo, così dovrebbe fare la poesia, ricordarsi la matrice in modo da appartenere a tutti.

    La stella brilla davvero, Andrea.

    v

  2. Andrea Pomella ha detto:

    È soprattutto il modo di Marco Ribani, un poeta tra i migliori che abbiamo.

  3. Anonymous ha detto:

    io invece piansi da egoista, pensando a mio papà Carabiniere, che un giorno poteva finire in mezzo alle macerie di quel terrorismo che non capivo, di cui non conoscevo bene i contorni e gli obiettivi. Caldo, polvere, lacrime e quell'ansia inespressa da bambini, che mi faceva torcere le dita e covare un'angoscia che mi porto ancora appresso.
    Solo le parole dei poeti veri riescono a farti tornare con tale intensità a certe cose. E ringrazio i versi di Marco, che mi lasciano senza fiato, a torcermi le dita.
    Alessandra

  4. Amore e Morte: Amanti inseparabili… e sempre clandestini.Devastanti come una bomba alle 10 e 25,d’Agosto,in città.

    Psykopratika

  5. è incredibile come, anche nei momenti drammatici, gli uomini talvolta vivano comunque nel loro presente. Un modo per salvarsi, forse. Penso al papà ferroviere che ne approfitta per andare da un’altra donna. La poesia è meravigliosa…

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