Fermate, voi che andate, i vostri passi

Stamattina lo speaker della radio ha commesso un errore. «Oggi è 8 agosto 2009», ha annunciato. «Il giorno è appena iniziato, è un lunedì, e tu come tutte le mattine ascolti la radio mentre vai a lavoro». Otto di agosto. Ci pensi su per un momento, non è l’otto, è il tre di agosto, dici a te stesso, ne sei quasi certo. Se non è il tre è il due, o al limite il quattro, ma non certo l’otto. Tieni una mano sul volante, mentre l’altra la porti al viso, non sai di preciso perché lo fai, ma sai che forse è legato a quell’errore dello speaker alla radio, è un gesto istintivo, forse hai voluto rassicurarti che le rughe siano sempre le stesse e che la consistenza della pelle sia rimasta immutata. Otto di agosto. Devi aver dormito per un’infinità di tempo, magari per una settimana, eppure pensavi che la notte non avanzava, che la calura fosse davvero insopportabile e che l’aurora sarebbe arrivata come un dolore che si diluisce. Un momento. E se invece di una settimana fossero passati vent’anni, e guardandoti allo specchio ti accorgessi di essere invecchiato perdendo tempo in un lunghissimo sonno beato e incosciente? Ecco, fermati e immagina per un momento che sia andata così. Tu che dici sempre di appartenere a una generazione che ha dormito notte e giorno fin quasi a morire di indifferenza, tu che adesso immagini di tirare giù un racconto, qualcosa su di te che apri gli occhi e trovi la casa piena di ragnatele, e un vecchio biglietto ingiallito sul tavolo della cucina con scritto un addio vecchio di vent’anni, un colossale bric-à-brac di eventi che ti sono passati sotto mano senza averli vissuti, la tua vita improvvisamente invasa dallo spam di un mondo che non riconosci più. Sei stato l’uomo che dorme mentre il mondo ti offriva le occasioni del suo tempo, e sempre lì a terminare quei libri sulla razza umana a cui lavori da sempre, sognando s’intende. Sai caro mio, c’è un poeta spagnolo, Eloy Sánchez Rosillo, che meglio di tanti altri ha composto elegie per quanto si porta via il tempo, “Fermate, voi che andate, i vostri passi. / Sappiate che qui riposa uno che molto amò / la bellezza del mondo: gli alberi, i libri, / la musica, l’estate, le ragazze”. Allora non lo sai, ma oggi hai imparato qualcosa di nuovo sul sole, sul caldo, sulla città ad agosto che si svuota, sulle rughe della tua faccia, sulla natura del sonno, e stasera, quando andrai a dormire, sappi che sarà solo per ritornare al tuo posto.

Eloy Sánchez Rosilo, LA SPIAGGIA

Nessuno potrà togliermi – credo – l’illusione
di sognare che è esistita questa mattina.
Si è fermato il tempo: sento il tuo ridere,
le tue parole di bambino. Mai sono stato
così in pace con tutto, così certo
della mia gioia. Giochi vicino all’acqua, ti aiuto
a raccoglier conchiglie, a costruire castelli
con la sabbia. Corri da un posto all’altro,
sguazzi, gridi, cadi, corri di nuovo,
quindi ti fermi accanto a me e mi abbracci
e io bacio i tuoi occhi, le tue guance, i tuoi capelli,
la tua infanzia gioiosa. Il mare è
molto azzurro e molto calmo. Lontano,
alcune vele bianche. Il sole lascia
il suo oro violento sulla nostra pelle.
Credo
che è vero questo miracolo, certo
l’immobile fluire della quieta mattina,
l’illusione di sognare il ristagno dolcissimo
in cui accadiamo come creature
contente di esser vive, felici di stare insieme
e di abitare la luce.
Ma sento, d’un tratto,
il rumore terribile e oscuro e velocissimo
del tempo quando passa, e la fermezza
del mio sogno si rompe; va in frantumi
– come un cristallo molto fragile – l’illusione
di essere qui, con te, vicino all’acqua.
Il cielo si fa scuro, il mare si agita.
Sento nel mio sangue la vertigine tremenda
dell’età: in un istante trascorrono molti anni.
E ti vedo crescere, e andartene. Non sei più
il bimbo che giocava col padre sulla spiaggia.
Adesso sei un uomo, e anche tu capisci
che mai ci fu, né c’è, né ci sarà questo giorno,
la bella favola dei miei occhi che ti guardano,
la leggenda impossibile della tua infanzia.
Sei solo, e mi cerchi. Ma io sono morto, forse.
Siamo le ombre di un sogno, nebbia, parole, nulla.

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1 commento
  1. Antonio Lanza ha detto:

    Grazie per questa bellissima poesia. Eloy Sanchez Rosilo non lo conoscevo proprio. Un abbraccio.

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