Le città e i loro nomi

“La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui si arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso”. Questa è una frase tratta da “Le città invisibili” di Italo Calvino. Per quanto possiamo viaggiare, esplorare il mondo, visitare mari e nazioni, le città che non avremo conosciuto saranno sempre la maggior parte. Così non ci restano che i loro nomi, il suono evocativo delle parole, gli accenti, il gioco d’incastro tra vocali e consonanti, a suggerirci vedute, case, voci, vento, luce, montagne, mercati, fiumi, foglie, uomini. Da bambino mi incantavo a scoprire le città sulle cartine geografiche. Ogni città di cui leggevo il nome diventava un cosmo, un accordo maestoso con la mia immaginazione. C’era “Surabaya”, il cui nome suonava lento come una foglia che cade, e “Chittagong” che invece mi sembrava un tamburo nelle mani di un bambino, “Salisburgo” che non smetteva di impigrire nei suoi tesori da salotto e “Fortaleza” che ribolliva e gorgogliava come il fondo di un vulcano, “Nairobi” che il nome era deserto come l’aria e Patrasso che immaginavo triste come la polvere. La vocazione al viaggio e alla scoperta è connaturata nell’uomo. Alcuni versi di Santiago Mutis Durán dicono: “La città proibita / bisogna cercarla / allontanandosi da lei / cercarla là dove non c’è”. Ecco, è questo, cercare una città nel proprio nome significa cercarla proprio là. Dove non c’è.

Primož Čučnik, LJUBLJANA

Senza di lei i ponti non hanno nomi.
Le strade e le vie assetate di gente.
Senza di lei le piazze sono deserte.
Gli spazi spopolati stanno
morendo in riva all’acqua.
Attraverso ogni città scorre un fiume.
Così le danno il suo nome
e al fiume il nome della città.
Città fatta di pietre,
costruita sulle fondamenta di un impero.
Città fatta con il rame delle campane.
Ogni città è di rame,
di bronzo e di ferro.
I chiodi sono conficcati,
i tetti saldati con i chiodi.
Ogni città è una muraglia di solitudine.
Senza di lei si sgretolano
la mia memoria e i miei sogni.
I miei passi non risuonano sul selciato
Tra i muri non riposa lo smog.
Il mio alito non emette spire di fumo,
nel freddo. Senza di lei gli inverni sono
ancora più gelidi. Il tempo non respira.
Sulla riva del fiume non appaiono
miraggi, essendo un miraggio ogni
città. Luogo natìo e culla di dolore.
La più grande ferita e l’erba più
efficace per alleviare le scottature.
Guardo sempre la mia città,
dovunque apro gli occhi. Marco Polo
che descrive sempre città straniere, ma
sempre attracca a qualche molo di Venezia.
Così io ho il suo nome e
lei è chiamata con il mio.
I più bei giorni e notti si
accalcano nelle volte – sotto
le arcate e tra le mura
sono impresse le mie impronte.
Paesaggi in riva all’acqua,
dove muoiono spazi deserti.
Città lungo il fiume che è il tuo nome.

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2 commenti
  1. Anna B. ha detto:

    Piacere di incontrarti!
    Ho già commentato questo post sul blog di Viviana, ma mi sembra giusto scriverlo anche qua…

    Le città che non avremo conosciuto saranno sempre la maggior parte anche perchè, forse, non conosciamo nemmeno quelle in cui siamo entrati, magari per routine o per lavoro o per delle commissioni. Ogni città è una se vi entriamo semplicemente per questi motivi ma sarà un'altra se vi entreremo col naso all'insù, curiosi di scorci, particolari e suoni, di giochi di luce e di punti di vista diversi. Se la visiteremo così sarà sorprendente anche dopo decine di volte che l'avremo visitata!
    Questo pensiero non c'entra coi nomi delle città, ma la prima parte del post mi ha fatto venire la voglia di scriverlo.

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Piacere mio Anna. Il tuo è uno sguardo speciale, perché tu sei un’illustratrice e hai il senso della posizione degli uccelli e guardi le città dal punto di vista delle nuvole.

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