Mattatoio

11 agosto 2009

Tu sei fortunato, eri solito dire all’alba
quando guardavi i diseredati di specie estinte
fare il giro sulla provinciale
aspettando il caporale col suo Van
o alla sera le ragazze scure vestite di bianco
sotto le chiome degli alberi con gli occhi intatti
e la morte che ne confondeva i seni
e i figli di borghesi e di puttane molto più puttane
che rallentavano per un coito urbano
perché l’amore pagato ai tempi di Caligola
non si trova nelle stanze d’albergo
dove si lava l’amore con una saponetta scadente
e povera di glicerina
o quando facevi la ronda nei mercati e il bengalese
con le braccia fatte di spine come i nidi dei passeri
ti premeva al petto la treccia d’aglio
con cui si guadagnava da vivere
e la tua bocca accennava il gesto del vomito
tu sei fortunato, ti ripetevi
nel vocio di scimmie che correvano
ai loro posti di lavoro rubati per concorso
e l’asfissia del sangue che ti saliva agli occhi
nel guardare le croci al petto che portavano
quando picchiavano le mogli e i cani
e il fetore delle loro regole morali
il loro squadrismo da pancia gonfia
e le pupille da cocaina limpide come i lampi
nei temporali
tu sei fortunato a essere vivo
dove tutte le città si sono impregnate
a poco a poco del sangue di questa terra
pietra dei mattatoi

(Andrea Pomella – Agosto 2009)

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