Scrivere per un secolo meno oscuro

La storia di Juan Gelman profuma di mosche. La storia di Juan Gelman passa per la dorsale del Novecento, esibisce il coltello che ha mescolato il sangue degli innocenti del mondo. Gelman è un poeta della resistenza, di tutte le resistenze. Una poesia di Enrique Gracia Trinidad racchiude i versi: “Scrivere per un secolo, se arriva, / meno oscuro e ottuso di questo secolo. / Lasciare impressa la memoria”. Gelman si è confrontato col lato oscuro della memoria del secolo scorso, lasciando una testimonianza viva, la dichiarazione di un destino umano doloroso e tragicamente condiviso da molti. Poeta argentino, classe 1930, negli anni settanta fu costretto all’esilio forzato dopo il golpe e l’avvento al potere della giunta militare guidata dal generale Videla. Suo figlio ventenne, Marcelo Ariel, e la giovane nuora Maria Claudia, finirono nelle mani dei militari argentini i quali li rinchiusero in un centro clandestino di detenzione e li giustiziarono con un colpo alla nuca. Prima di morire Maria Claudia diede alla luce nel campo di prigionia una bambina di cui si persero immediatamente le tracce. Passeranno quindici anni prima che verranno identificati i resti di Marcelo, molti di più perché a seguito di una tenace campagna giudiziaria e di stampa Juan Gelman riesca finalmente a ritrovare la nipote, nel frattempo data in adozione in Uruguay alla famiglia di un poliziotto. Oggi il poeta ha gli occhi lucidi dei vecchi, in quelle increspature venate di rosso sembra di vedere un respiro trattenuto, lo specchio di una pace appena sfiorata.

*

Juan Gelman, MARIA LA SERVA

Si chiamava Maria tutto il tempo dei suoi 17 anni,
era capace d’avere l’anima e sorridere con gli uccellini,
pero la cosa importante fu che nella valigia le fu trovato
un bambino morto, di tre giorni appena, avvolto nei giornali di casa.

Che maniere erano quelle di peccare di peccare
dicevano le signore abituate alla discrezione,
e sollevavano le ciglia in segno d’orrore
con un breve volo non sprovvisto d’incanto.

I signori subito meditarono sui pericoli
della prostituzione o della mancanza di prostituzione
ricordavano le loro prodezze con puttanelle e servette
e dicevano severi: certo cara certo.

Al commissariato furono decenti con Maria,
la brancicarono solo dal sergente in su,
però Maria era impegnata a sognare,
gli uccellini le si cancellarono sotto la pioggia di lacrime.

C’era tanta gente disgustata con Maria
per come lei impachettava i risultati dell’amore,
e opinavano che la galera le avrebbe restituito la decenza
o almeno francamente l’avrebbe resa meno rozza.

Quella sera le signore e i signori si profumavano
con ardore
per il bambino che diceva la verità,
per il bambino che era puro,
per il bambino che era tenero,
per il buono, infine,
per tutti i bambini morti che si caricavano nelle valigie
dell’anima,
e iniziarono d’improvviso a puzzare
mentre la grande città chiudeva le finestre.

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2 commenti
  1. inassenzadimetri ha detto:

    eh. un grande

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