Le stelle cadute sul delta del Niger

La felicità che si prova nello scrivere, a volte, è come le stelle cadenti. È breve e nobile, lontanissima, oscura, è una luce improvvisa che bagna una foglia e ci strappa un sorriso leggero. C’è stato un giorno in cui forse anche Ken Saro-Wiwa deve aver provato questa breve e intangibile forma di felicità. A lui però il destino ha riservato una sorte brutale e oscura. Scrittore, poeta e drammaturgo nigeriano, Ken Saro-Wiwa ha dedicato la sua vita all’impegno delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona. Fu impiccato dal regime militare insieme ad altri otto attivisti il 10 novembre 1995 al termine di un processo farsa. È del giugno di quest’anno la notizia che il colosso petrolifero anglo-olandese Shell ha accettato di pagare 15 milioni e mezzo di dollari per evitare di comparire in un imbarazzante e clamoroso processo. La compagnia petrolifera era finita sotto accusa dal 1995 per complicità con l’ex regime militare nigeriano nell’esecuzione dei civili che si opponevano ai suoi metodi di estrazione del petrolio. Prima che venisse impiccato, Saro-Wiwa disse: “Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua”. Allora sì, c’è stato un giorno in cui anche lui, scrivendo, avrà provato quella piccola felicità in forma di stella cadente. E quel giorno, nell’attimo che accompagna e segue la caduta della stella, si sarà domandato se mandare al diavolo l’arte e continuare a vivere la propria vita. La poesia non dovrebbe essere mai vocazione alla morte.

Ken Saro-Wiwa, LA VERA PRIGIONE

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

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