Le ceneri di Pasolini si innalzano su ali di fenice

Pasolini non è stato ucciso il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia. Pasolini è stato soppresso. Soppresso da uno stato che non ne ha mai riconosciuto la grandezza primaria, la memoria ridotta a un grezzo monumento di cemento eretto fra fango e acquitrini e il nome legato a un anonimo vicolo romano sulla Trionfale, una strada senza uscita che bisogna cercarla con pazienza e ostinazione. Pasolini in altri luoghi e in altri tempi sarebbe oggi di diritto nel pantheon di quei poeti che costituiscono le fondamenta culturali e sociali di una nazione, lo troveremmo senza alcuna esitazione accanto a nomi come Dante e Ariosto, Leopardi e Pascoli, Ungaretti e Montale. Invece no. Ho sempre pensato che il suo destino fosse una metafora perfetta di come in Italia è stata uccisa la cultura, aggredita da una banda di farabutti, bastonata e calpestata fino a romperle il cuore, poi data in pasto agli sciacalli in cerca di scandali e infine ripudiata e sepolta nel porcile dei nostri anni recenti. La sua presenza nel dibattito culturale italiano (o in quello che ne resta) è diventata via via sempre più superflua e sempre più assordante. Leggere oggi Pasolini fa un effetto strano, le sue parole sembra che spacchino la legna, che scoppino come tavole ardenti, generando subito dopo un senso di rabbia profonda, la stessa rabbia di un contadino che guarda con collera il suo campo inondato dalla povertà dei tempi, asciutto e arroventato dal sole. Allora, per onorare oggi la memoria di Pier Paolo Pasolini, ho scelto gli splendidi versi a lui dedicati da uno dei poeti che mi sono più cari, Jack Hirschman. Per il resto che mi riguarda delego il futuro a quell’epigrafe tratta dal “poeta delle ceneri”: “bisogna resistere nello scandalo e nella rabbia, più che mai”.

Jack Hirschman, L’ARCANO DEI GIORNI DEI MORTI (Poesia per Pasolini)

E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere, ma nel vivere: bisogna resistere nello scandalo e nella rabbia, più che mai. (Pier Paolo Pasolini)

1.
Non ho alcuna speranza alla luce di questo
“intrappolando” nel giorno
in cui morì,
non semplicemente ammazzato, ma – come per tutti quelli
che significano molto più di quello che furono –
come una intera nazione, persino un mondo, –
assassinato, il voto dell’America per rieleggere
una macchina da guerra per continuare a bastonare
e poi passare sopra interi popoli.
E dunque eccolo, uno dei più grandi poeti
italiani, che giace in questa tomba
a Casarsa, una piccola città in Friuli,
da ventinove anni. Sei piccoli allori su
lui e Susanna Colussi, sua madre,
che giace accanto a lui in commovente ironia.
E il suono che fa il dolore quando
cade attraverso se stesso e non tocca
fondo, con la sua tristezza di sangue
e la sua malinconia di mente in un mondo
dislocato, – non nel senso
di non avere uno spinello fra le dita
o seduto in un posto a bere
l’ingiustizia bell’e buona di questi giorni, ma –
volendo dire che una Costituzione comprata e pagata,
con una smorfia e una pistola alla nuca
del mondo, ha fra le altre cose
assassinato di nuovo Pier Paolo Pasolini.

2.
Che serie di Giorni dei Morti a venire!
Persino la sorellina Marilyn, che lui
mise in poesia così magnificamente, è nelle
quinte che rabbrividisce su questo cenotafio che
sto costruendo con piume di pavone azteco
lunghe sei piedi, foto di Marx, Lenin
vicino a una bandiera con falce e martello, Maria
Giuseppe e pure il Bambino Gesù, e Gesù
il Cristo. E ci metto dentro anche Rumi e King,
una montagna di capelli e una piramide
di scarpe. È l’inferno, è l’inferno, è
esattamente l’inferno, è l’inferno che governa il mondo.
Tanti occhi morti, penso che ce ne siano più
che le stelle in cielo, e sono anche qui,
raccolte sulla punta del mio pollice
e indice che tengono questa penna, tutte le stelle
che morirono anni e anni fa. Il mio voto
per corrispondenza è per loro. E Nader l’uno/né l’altro fra
due uomini di guerra. Ha da venì baffone. Ah,
eccoti là! Che sia un gran DeeoDee!
Diodi. O diodi. Ha da venì baffone.
Guarda quello scugnizzo di sei anni, una minuscola
fisarmonica fra le mani, una scatola di cartone
vuota davanti alle sue ginocchia accovacciate,
che canta sulla Farhadija Street alla folla
che passa, e gli unici che si accorgono di lui
sono una guardia della banca che lo fa spostare cinque
metri più in là (e lui ricomincia daccapo),
e un poliziotto che lo sovrasta e lui si alza e
scompare come in un film di Pier Paolo.

3.
Nudo fino alla cintola al sole caldo
su un balcone a Baronissi vicino Salerno, sento
il clop degli zoccoli, poi vedo – affianco alle macchine
che fanno il solito giro intorno alla piazza sottostante –
tredici cavalieri a cavallo, l’ultima è una donna,
qualcuno porta cappelli da cowboy, uno è avvolto
in una bandiera americana, vanno lungo la strada
come una banda di discepoli di Bush. O Giorno dei
Morti domani, quando sarà finita, America,
laggiù, laggiù, dove tutto è aggressione, follia
e abbandono. Che Giorno dei Morti
a venire! Pieno di corpi in tanti angoli roventi
del mondo, pezzi di shahid e le sue (di lui o di lei)
vittime, e le spacconate e le sciocchezze contorte
che cianciano le bocche dei media.
La Costituzione delle armi parla: Vota Guerra!
Vota Bandito per le bande di delinquenti che fanno cagnara
in questo deserto di consumismo. Vota Picchiatore
per continuare a tenere l’assassinio sulle labbra e far fuori quei
pompinari comunisti bastardi. Picchiarli
con mazze 2 x 4, passarci sopra con le loro stesse automobili!
Irrompere nelle case accovacciate, come la pioggia
di proiettili. In mezzo agli occhi. Prima persino che loro…
Ucciderli prima che ci raggiungano… e ci facciano saltare
in aria. Lo Zero dentro lo Zero è completo.
La Sinistra è un incorreggibile gracidio di rana, il guaito di un
cagnolino.
E la Destra è un sole sporco con un grosso occhio nero oleoso.
Ma le ceneri di Pasolini, dalle sue fiamme, lo spirito
in fiamme di Bestemmia sotto terra, le ceneri di Pasolini
si innalzano su ali di fenice di fiamma e urlano:
Bush-shit! Bush-shit! Avanti soldati crasstiani,
che marciano verso la paura. Nel pieno dell’autunno
con i vostri boccali e le bare.
Voi che bombardate e uccidete l’origine stessa dell’umanità,
voi che stracciate verità e stimolate appetiti da avvoltoio
di sangue in questo mondo carogna, ben presto fiuterete
i fiori della Vittoria. La loro fragranza vi incanterà,
irresistibilmente. Con adorazione cadrete in ginocchio per annusarli
e loro vi ringrazieranno esplodendo sulla vostra faccia
morta.

4 commenti
  1. viviana ha detto:

    Quando si arriva all’Idroscalo di Ostia, il luogo ha un’icastica perfetta. Almeno fino a qualche anno fa, non si trova neanche la lapide. Eretta troppi anni dopo, a segnare il punto in cui è stato ritrovato il corpo, si intuiva solo qualcosa mezzo nascosta dalla vegetazione rinsecchita della spiaggia urbana. Poi, quando sono tornata qualche anno dopo, ho trovato il luogo un po’ mutato: avevano dato una pulita e recintato un pezzetto di spiaggia intorno. Leggo che nel 2005 hanno anche posto un nuovo monumento: una collana spezzata che risulta al centro di un recinto desolato e immerso nel degrado. Più metafora di così?

  2. maria ha detto:

    Mi fa molto male parlarne. Conosco Graziella Chiarcossi, la cugina di Pasolini, che ha vissuto con lui a Roma; conoscevo la zia e la madre, che sono morte; ho avuto lunghi dialoghi con Zigaina(frate confessore di Ser Ciappelletto), il pittore ormai 85enne che gli ha fatto da padre. Tutte le persone che gli hanno voluto bene sostengono che la sua morte fu una metafora, di cui lui stesso fu il regista…un rito sacrificale, in cui il mito della divinità assassinata si realizza. Tutto da rivedere anche il segno lasciato nella sua vita dalla morte del fratello Guido partigiano Br. Osoppo (esecuzione con colpo alla nuca, perchè creduto traditore, oscuro episodio della Resistenza).
    “Il mondo non mi vuole più e non lo sa” scrisse PPP sotto l’unico disegno astratto eseguito in sequenza su una speciale carta gelatinosa che riservava solo a se stesso: l’ho visto, me lo ha mostrato Zigaina, tanto tempo fa.
    Ma i critici rampanti trattano Zigaina come un visionario anziano, e provinciale per di più.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Giuseppe mi sono imbattuto per puro caso nel tuo articolo giusto qualche settimana fa – mentre rimuginavo sulla faccenda del capitolo scomparso di Petrolio e sulle affermazioni di Dell’Utri – e ti dico che l’ho apprezzato molto.

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