Il poeta di un altro popolo italiano

Tutto è diventato irriconoscibile da quando non c’è più Fabrizio De André, perfino l’acqua in cui ci siamo immersi per annegare. La sua voce dolce e ferma di un altro tempo era l’ultima risorsa che avevamo fino a un decennio fa, era la sirena della sera che faceva resistere le nostre palpebre assonnate. Le canzoni sono delle bestie strane, avanzano costanti, si spingono in silenzio come barchette di carta, guadagnano terreno e si diffondono da una bocca all’altra, innestano nelle nostre menti e nei nostri corpi storie che non ci appartengono, o che forse ci appartengono troppo. E così, attraverso le canzoni di De André, io sento il profumo di quando ero bambino, sento l’odore di carta del sacchetto bianco dei gelati che riportava mio padre nelle sere d’estate, e la borsetta e il cappotto di mia madre che si fermava a guardare una partita di pallone fra ragazzini passando in mezzo a un campo tracciato a righe di gesso sull’asfalto della strada. Sono i muscoli della memoria che ci esortano a non lasciar cadere via i ricordi di ciò che eravamo, quelle piccole sfilacciature di vita che presto o tardi perderemo nella notte del tempo che passa. Sarà che De André sapeva più di ogni altro quanto fossimo vulnerabili, così lasciava cadere le parole dei suoi versi come gocce di whisky sulla sabbia, ti lasciava graffi di sangue vicino all’orlo della bocca e in prossimità del cuore, la fredda intensità delle sue canzoni ci lambiva come il fuoco. De André è stato il poeta di un altro popolo italiano, lo specchio di quello che avremmo potuto essere cantando i nostri nomi e le nostre domeniche di sole, senza lasciarci incenerire dalla volgarità di massa. Uno dei suoi autori preferiti, Álvaro Mutis, nei versi che seguono dice che ogni poesia “nasce da una sentinella cieca / che urla nel vuoto profondo della notte / la parola d’ordine della propria sofferenza”. Fabrizio De André è stata la sentinella della nostra poesia, il suo canto la parola d’ordine dei nostri anni da ricordare. Adesso, se mi affaccio alla finestra, scompare l’immagine del sacchetto dei gelati, scompaiono le sere d’estate e le partite di pallone, gli uccelli hanno perso l’ultimo volo, e nel cielo chiaro stanno a galla due nubi bianche. Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano, cosa importa se sono caduto se sono lontano…

Álvaro Mutis, OGNI POESIA

Ogni poesia un uccello che fugge
dal luogo indicato dalla piaga.
Ogni poesia un vestito della morte,
attraverso strade e piazze invase
dalla cera letale dei vinti.
Ogni poesia un passo verso la morte,
una moneta falsa di riscatto,
un tiro al segno nel bel mezzo della notte
traforando i ponti sul fiume,
le cui acque addormentate viaggiano
dalla vecchia città verso i campi,
dove il giorno prepara i suoi falò.
Ogni poesia il tatto irrigidito
di chi giace sulla lastra di pietra delle cliniche,
avida esca animale che percorre
la melma morbida delle sepolture.
Ogni poesia un lento naufragio del desiderio,
uno scricchiolio di alberi maggiori e di sartie
che reggono il peso della vita.
Ogni poesia un boato di tele che precipitano
sopra il ruggito gelido delle acque
con il crollo del pallido paranco delle vele.
Ogni poesia tesa a invadere e a lacerare
l’amara ragnatela della noia.
Ogni poesia nasce da una sentinella cieca
che urla nel vuoto profondo della notte
la parola d’ordine della propria sofferenza.
Acqua di sogno, fonte di cenere,
pietra porosa dei mattatoi,
legno in ombra dei semprevivi,
metallo che suona per i condannati,
olio funereo a doppio taglio,
quotidiano lenzuolo funebre del poeta,
ogni poesia semina nel mondo
l’aspro cereale dell’agonia.

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2 commenti
  1. Anna B. ha detto:

    Riscoltare certe canzoni è come rileggere un “diario segreto”: quando si sente il bisogno di riassaporare sensazioni ed emozioni di momenti passati le scopriamo cariche di una magia infinita!

  2. Luca Corrado ha detto:

    Beh, De Andrè è davvero uno spartiacque. O lo conosci o non lo conosci. Si potrebbe dividere il paese in due…. chi lo conosce e simmetricamente lo ama e chi non lo conosce. Io parteggio per quelli che lo conoscono… http://www.fondazionedeandre.it

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