La normalità

2 settembre 2009

normalitàLe guerre seminate nel mondo dall’Occidente contemporaneo, si sa, sono il sistema più moderno e fruttuoso per permettere di fare affari a governi e multinazionali. L’Occidente è criminale in quanto sparge morte a fronte dello sfoggio volgare di edonismo e materialismo di massa. Da ciò ne deriva che la nostra piccola parte di mondo è fondata su una classe di mercanti di morte. Credo che oggi un poeta, per essere riconosciuto come tale, debba affermare una presa di coscienza netta, un allontanamento da quei valori, per inneggiare al coraggio, al dolore, all’innocenza dei poveri. Il poeta deve mettersi al servizio del futuro, fare quella che un tempo si chiamava “poesia civile”. In Italia l’assenza di una letteratura viva, non cerebrale, aderente ai problemi dell’uomo contemporaneo e della società, ha limitato negli ultimi tre decenni lo sviluppo di una nuova classe intellettuale capace di contrastare il nuovo fondamentalismo basato sulla regola del disimpegno e del piacere a tutti i costi. Pasolini nel ’62 scriveva: “Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come “normale”, privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti”. Un impegno antagonista della poesia esiste anche qui da noi, è invisibile, sotterraneo, è ignorato dai sistemi che governano il mercato editoriale italiano, sistemi che spesso fondano la loro fortuna proprio sulla pretesa di apparire falsamente antagonisti. Lo “stato di emergenza” di cui parlava Pasolini oggi è percepibile nel fitto di questa boscaglia, ai margini di quella macchia disorientata che spesso coincide con l’universo della dispersione per antonomasia, il web.  I versi che seguono sono di una giovane autrice italiana, M0rgause. Sono versi densi, bellissimi, importanti proprio perché testimoniano di una necessità latente, del bisogno tra le generazioni più giovani di un altro genere di letteratura.

M0rgause, *TREDICI UOMINI SULLA CASSA DI UN MORTO, TREDICI UOMINI E UNA BOTTIGLIA DI RUM**

Quindici uomini sulla cassa del morto,
oh-yo! E una bottiglia di rum per conforto

“L’isola del tesoro” di Stevenson.

 

-Le cose in fondo non van poi tanto male-
dici tu
che hai lo sguardo viziato dai troppi guasti
del cuore.
E non vedi
-Giochi così bene a moscacieca con te stessa-
le carogne di Stato, i gioiellieri dalle attizzanti vetrine
-Venghino signori, venghino, oggi la morte si vende a modico prezzo-
dove rifulgono Kalashnikov, Dragunov e fiammeggia il Napalm,
il danaro consacrato agli altari
da papali banchieri compiacenti,
i cartelli colombiani di neve appesi come trofei
in piazzetta a Portofino all’ora dell’aperitivo
con al seguito puttane
tornate vergini grazie al dio denaro
-Miracolo, miracolo, inchiniamoci-
prestidigitazioni di capi di stato
che si giocano ai bussolotti
mille &+ mille vite
Chi disse: – Ho bisogno di un migliaio di morti
per sedermi al tavolo dei vincitori -?
che provano e riprovano il salto della quaglia
-Impiccagioni in prima visione che fanno tanto
audience, e poi Villon scriveva:
E non vi sdegni il nome
di fratelli,
anche se noi morimmo giustiziati.

Ma lui non conosceva Starss & Bars.
Tu ti sei fottuta l’anima
per un palco in prima fila
che importa se i ventri dei bambini di un altro mondo
si gonfiano
– Stasera saremo in 13 a tavola… devo assolutamente trovare un altro ospite…-
se 13 soldati stan sopra una ragazzina tredicenne
vietcong,
se 13 bombe mortaio sfracellano arti,
incendiano case
trasformandosi in sale sulle rovine,
se 13 son gli assassini che l’Agenzia “usa e getta”
manda a uccidere l’Uomo con la stella rossa…
Intanto tu per natale aggiungi ai tuoi gioielli un’altra pantera
dal prezioso bestiario di Cartier.
La differenza tra noi due non è negli anni:
io aspetto ancora di vivere
tra tumultuose guerre di ingorda giovinezza,
tu di finire con il tuo orecchio tardo
e la tua vista corta
come quelli di una vecchia/non vecchia
che dalla sua stessa noiosa indifferenza
è stata spinta fuori dalla vita
– Giochiamo a moscacieca, dai…-

Tredici uomini sulla cassa di un morto
tredici uomini e una bottiglia di rum…

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3 Risposte to “La normalità”

  1. m0rgause Says:

    Garzie andrea…
    sono confusa e lusingata…
    io scrivo così di getto …

    se non potessi più farlo morirei , credo. Insomma, grazie di nuovo
    sei davvero in gamba, per questo, per quei pochi uomini come te il web mi è indispensabile.

    un abbraccio
    enrim0rgause

  2. Siro Gattineri Says:

    Veramente bella e vera!

  3. Alessandra Says:

    Chissà se Stevenson avebbe mai potuto credere, non dico immaginare, ma credere a chi gli avesse raccontato come un giorno la canzone del suo pirata Silver sarebbe servita ad indicare la rotta di una piccola Treasure Island. Un’isola circondata da un mondo devastato, dove si custodiscono le gemme in versi di una generazione che non si è ancora rassegnata del tutto a cedere. Grazie a voi che con un ghigno dolente e una bottiglia di rum continunate a sfidare i venti e i mari della rassegnazione.


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