Soffiare nei luoghi senza vento

Cos’è un poeta rivoluzionario? Verso la fine degli anni Settanta Oriana Fallaci sosteneva che “il poeta ribelle, l’eroe solitario, è un individuo senza seguaci: non trascina le masse in piazza, non provoca le rivoluzioni. Però le prepara”. E io credo che questa sia una definizione efficace, soprattutto se riferita al tempo storico in cui fu coniata. Ma ha ancora un senso, oggi, parlare di poeti rivoluzionari? Certamente sì, se si attribuisce ancora un minimo di valore alla parola “rivoluzione”. Se invece l’assuefazione ai metodi e ai modelli culturali egemoni è tale da rendere questa parola come uno sbiadito residuo di un’epoca passata di lotte ideologiche, allora non ha più senso affibbiare alla parola “poeta” l’aggettivo “rivoluzionario”. Io credo che la verità stia nel mezzo. La poesia – e più in generale la letteratura – è ancora uno strumento efficace per perseguire le rivoluzioni del pensiero, che in genere precedono le rivoluzioni sociali. Oggi più che mai i poeti hanno a disposizione platee potenzialmente sterminate di lettori, uditori di proporzioni inimmaginabili (pensiamo un momento al numero di lettori e ai mezzi di cui disponevano, per esempio, i poeti vissuti nella prima metà del novecento). La rete è uno strumento magnifico di diffusione e condivisione, è per sua natura conforme alla misura della poesia, si adatta meglio della carta stampata alla produzione di versi. Al contrario della narrativa, genere per il quale l’oggetto libro rimane il dispositivo naturale, la poesia ha trovato nel web la sua nuova casa, la sua rivoluzione inavvertita. Eppure i poeti, specialmente in Italia, continuano ad essere autoreferenziali, si attorcigliano su se stessi, si cercano fra loro e al tempo stesso si contendono spazi sempre più piccoli, invece di aprire la loro sfida al mondo, difendono quel poco di attenzione che è rimasta su di loro. Il poeta rivoluzionario invece osa, nello scrivere non si rivolge ai suoi colleghi – o meglio, non solo – ma al mare ostile di chi per sua natura è poco incline alla poesia. Ecco, io credo che il vero poeta rivoluzionario oggi sia l’“eroe solitario” che usa gli strumenti della modernità per soffiare la poesia nei luoghi senza vento, dove ci sono uomini distratti e assuefatti, dove è radicata la mediocrità.

Jack Hirschman, SAIDICHESTOPARLANDO

 

Quanti figli e figlie
di tutte le centinaia di uomini e donne del Congresso
stanno combattendo in Irak? Due.

Bene, si tratta di un esercito volontario
e gli uomini e le donne del Congresso, malgrado i loro
impegni e i loro investimenti privati,
sono per la maggior parte milionari.
Saidichestoparlando

I loro figli non hanno bisogno
di un lavaggio militare perché sono stati sporcati
da calunnie razziste, crivellati dalla paura della galera,
perseguitati dalla povertà, come il 20 per cento
degli Afro-Americani nelle forze armate
(gli Afro-Americani rappresentano solo
il 12 per cento della popolazione),
o come la forte percentuale di Latini
e bianchi poveri, che prendono ordini,
lavorando in un paese la cui metà della popolazione
sono bambini di 15 anni o più piccoli.
Saidichestoparlando

E io dovrei sentirmi patriottico
ed abbracciare questa spinta verso la minaccia planetaria
dalla parte di quella giunta militare di teste-morte
che quotidianamente fanno galleggiare le sue infamie morali
sui canali della nostra disperazione?
La paura nucleare ha riportato indietro Dio dalla morte,
e le Guerre Sante si guardano l’un l’altra nelle loro bugie,
mentre i bambini qui e i bambini là
sono devastati fino alle radici dei loro ancora possibili
sorrisi innocenti.
Nelle loro piccole teste, nelle loro entrate e letti,
si augurano di potere, si augurano che potranno
seppellirti, tu nullità assassino,
per tutti i bambini che hai ferito,
e getteranno sporcizia felice sul tuo cadavere,
Mr. President. Saidichestoparlando!

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