Il taglio della gola

Ieri sera guardavo in Tv il bel film di Oliver Hirschbiegel La caduta, Gli ultimi giorni di Hitler, in cui il dittatore nazista è interpretato da uno straordinario Bruno Ganz. Per una coincidenza cinematografica proprio di recente ho rivisto Il cielo sopra Berlino in cui lo stesso Ganz recitava nella parte dell’angelo Demiel. La riflessione spontanea che ho fatto è stata che per la cinematografia tedesca contemporanea gli angeli e i demoni evidentemente hanno la stessa faccia. Durante il film di ieri a un certo punto l’Hitler/Ganz – circondato dai gerarchi nazisti drogati dal clima da tragedia finale ma ancora pervicacemente obnubilati dal culto del capo – pronuncia una battuta: “Se la guerra è persa, non mi importa che il popolo muoia. Non verserò una sola lacrima per loro. Non meritano nulla di meglio”. E ancora, in un’altra scena del film, Joseph Goebbels discutendo con l’ufficiale delle Waffen-SS Wilhelm Mohnke dice: “Il popolo ha scelto da solo il suo destino, potrà anche sembrare sorprendente, ma consideri la realtà per quella che è: non abbiamo forzato il popolo tedesco, ci ha detto sì senza condizioni. Adesso deve offrirsi al taglio della gola”. Non so se queste parole siano state o meno pronunciate nella realtà storica, in ogni caso credo che la sceneggiatura abbia centrato un punto assolutamente scandaloso nel rapporto tra potere e masse. Le assoluzioni senza distinzioni di cui spesso godono i popoli oppressi dalle dittature mi hanno sempre fatto sorridere. Credo infatti che ogni dittatura non sia altro che la rappresentazione plateale di un popolo che si presenta al mondo senza maschere, con i suoi caratteri primordiali e peculiari e l’istinto ferino che è proprio della razza umana. Le dittature infatti, salvo rari casi, sono accompagnate dal consenso di massa, cosa che sembra essere stata assimilata di recente da alcune forme moderne di dittatura perfettamente legittimate dal voto democratico. Ma in cambio del consenso cosa è disposto a dare questo tipo di potere al cosiddetto popolo? La risposta di Goebbels è brutale e sorprendente: il taglio della gola. Nei versi che ho scelto oggi, invece, il poeta americano Michael McClure sposta la questione nella soggettiva di un uomo del popolo che pone uno straordinario quesito sul concetto di libertà. “Il miglior governo è quello che governa meno” ci dice McClure, e l’autentica libertà dell’individuo sta in una forma che è “meno che spirito”. Ma i poeti, si sa, hanno la capacità di spingere i paradossi oltre i limiti della ragione.

Michael McClure, FILOSOFIA COME AZIONE

IL MIGLIOR GOVERNO È QUELLO CHE GOVERNA MENO
Lasciate che sia libero da legamenti e tendenze
per trasformarmi in una forma
che sia meno che spirito.
LASCIATE CHE SIA UN LUPO,
un bruco, un salmone,
o
una
LONTRA
che naviga nell’acqua argentea
sotto il cielo rosato.
Fossi una falena o un condor
mi vedreste volare!
Amo questa carne di cui sono fatto!
Mi ci tuffo dentro per trovare la più semplice forma vitale!

AH! ECCO IL BAMBINO!!!

COS’È LA LIBERTÀ QUANDO UNA CLASSE AFFAMA L’ALTRA?

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