Fra gli albereti del Tamarit

Stamattina la libreria è stata riordinata secondo una nuova logica. I libri hanno incominciato a correre da una parte all’altra come gli animali allo zoo nella celebre scena di Underground di Emir Kusturica, in cui le bestie sfollate da gabbie e recinti si aggiravano impazzite fra le macerie e i roghi della città bombardata. Una Marguerite Duras che vagava sulla sponda del divano, un Hemingway a caccia nella savana di un tappeto senza pregio, un David Grossman planato sul tavolino accanto a una bottiglia di minerale e un Mishima gelidamente riflessivo nel posto di guardia di una piccola sedia di plastica. E poi, più tardi, la sorpresa di ritrovare sul letto, in mezzo alle lenzuola sfatte, un piccolo libretto con la copertina rossa che come un giovane cardellino sfuggito al cataclisma stava lì in attesa di beccare i semi direttamente dalla mia mano. Il libro in questione era il Divano del Tamarit, una breve raccolta poetica di Federico García Lorca. E proprio come un cardellino, il piccolo libretto con la copertina rossa si è lasciato avvicinare. Ho sfogliato le piume in forma di pagina e ho incominciato a leggerne i versi. Ecco allora che il cardellino/libro si è messo a cantare, e i versi del suo canto, come tante frecce scagliate nell’aria, hanno riempito la stanza di note dolorose. Così, mentre gli altri animali sfuggiti dalle gabbie rientravano mestamente dalla loro ora di libertà, trovando l’occasione di un nuovo recinto in cui lasciarsi osservare nei giorni che verranno, il cardellino con la voce di Federico García Lorca è rimasto accanto a me. Ho deciso che cercherò nelle foglie trasparenti dei germogli un seme più dolce per il suo prossimo pasto. Nel frattempo, per timore che andasse perduto, ho trascritto il suo canto.

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Federico García Lorca, DEI RAMI
.
 
Fra gli albereti del Tamarit
son venuti i cani di piombo
ad aspettare che cadano i rami,
ad aspettare che si spezzino da soli.
 
 
Il Tamarit ha un melo
con una mela di singhiozzi.
Un usignolo riunisce i sospiri
e un fagiano li mette in fuga nella polvere.
 
 
Ma i rami sono allegri,
i rami sono come noi.
Non pensano alla pioggia e si sono addormentati,
come se fossero alberi, all’improvviso.
 
 
Sedute con l’acqua alle ginocchia
due valli aspettavano l’Autunno.
La penombra con passo da elefante
spingeva i rami e i tronchi.
 
 
Fra gli albereti del Tamarit
ci sono molti bambini dal volto velato
ad aspettare che cadano i miei rami,
ad aspettare che si spezzino da soli.
 
 
 
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1 commento
  1. [http://www.youtube.com/watch?v=pLRKGDqryhs]

    Canzone del giardiniere immobile

    Quel che sospettavi
    vive e trama nell’aria.

    Il tesoro del giorno
    lo tocchereste appena.

    Vanno e vengono carichi
    senza che qualcuno li guardi.

    Vengono distrutti, ma vergini
    ed escono divenuti seme.

    Vi parlano le cose e
    voi non le ascoltate.

    Il mondo è uno zampillo
    fresco, diverso e costante.

    Il tesoro del giorno
    lo tocchereste appena.

    Vi impedisce il puro silenzio
    il torrente del sangue.

    Ma avete due occhi
    per risalire il letto dei fiumi.

    Il tesoro del giorno
    lo tocchereste appena.

    Quello che non sospettavi
    vive e trama nell’aria.

    Il giardino appariva compatto
    con i suoi profumi stagnanti.

    Ogni folla sognava
    un sogno diverso.

    ***

    “Vi parlano le cose e // voi non le ascoltate.” ma per un poeta un piccolo libro scarlatto si fa usignolo, e non c’è canto – non c’è canto – che lo possa eguagliare.

    ciao, n.

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