La miseria psicologica degli italiani

Ho letto in questi giorni commenti sfrenati sulla morte dei sei parà italiani in Afghanistan. L’arcobaleno dei toni andava dalla compassione più smodata alla contestazione polemica più becera. Senza entrare nel merito della vicenda, posso dire che la leva profonda che ha mosso pietà e antagonismo, allo stesso modo, è l’ansia di protagonismo. Oggi dirò che in Italia è morta l’opinione pubblica. In realtà è morta da tempo, ma è bene che se ne decreti l’ufficialità. Dire che l’opinione pubblica ha governato il mondo equivale a dire che la massa e la generale mediocrità hanno esercitato una costante violenza morale sulle minoranze. E questa affermazione è senz’altro vera, senonché ancora valida per la maggior parte dei popoli occidentali. Nell’Italia odierna, al contrario, si è compiuto un passo in avanti, ci si è spinti oltre un limite, e l’opinione pubblica è diventata qualcosa di mai visto prima. Pasolini diceva che “gli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano”. L’Italia è un paese molto strano, è fatto di gente capace di emozionarsi oltre ogni decenza e di infischiarsene oltre ogni umana pietà. Oggi è anche un paese in cui quella stessa gente sa provare emozione e pietà solo se da esse ne deriva un tornaconto di natura personale. La libertà di esternare il dolore e di esercitare in pubblico la propria opinione (compresi i sentimenti dell’emozione e della pietà) ha trovato una nuova facilità nell’era di internet, questa facilità si esprime ogni giorno nella facoltà di porre commenti su qualsiasi cosa, di fare mercato dei sentimenti, di pronunciare il proprio giudizio del mondo. Esprimere pubblicamente un’opinione oggi, però, non è più un’attività finalizzata a contribuire in piccola parte alla costruzione di un’opinione pubblica (nell’accezione migliore del termine), tantomeno è l’esercizio di un diritto fondamentale riconosciuto all’uomo, tende in realtà alla resa pubblica della propria opinione, che è cosa ben diversa. Questa forma apparente di libertà è in realtà il più pericoloso strumento di conformismo che si possa immaginare. Dietro all’immenso palcoscenico su cui ognuno sgomita per mettere avanti il proprio individualismo si nasconde una forma subdola e violenta di mimetismo. Sigmund Freud ne Il disagio delle civiltà sosteneva che “ci sovrasta il pericolo di un condizione che potremmo definire la miseria psicologica della massa. Questo pericolo incombe maggiormente dove il legame sociale è stabilito soprattutto attraverso l’identificazione reciproca dei vari membri”. Così le scene che vedremo oggi durante i funerali di stato dei sei soldati italiani saranno l’ennesima celebrazione di una nazione incapace di sincerità, vuota e superficiale, che userà il pianto e le sue dubbie forme di pietà come ricatto morale, ben al di là di ogni giudizio segreto dell’anima e ben al di sotto del rispetto dovuto a chi quel dolore lo subisce in prima persona.

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4 commenti
  1. dire che condivido ogni parola é poco e mi astengo dall’esprimere un pensiero immediato, perché preferisco silenziosamente maturare e *riflettere* il tuo.
    grazie.

  2. claudio57 ha detto:

    Concetti espressi con grande chiarezza e lucidità.
    Condivido in pieno.

  3. monica ha detto:

    …quando l’immagine di un bambino con addosso l’ultima traccia tangibile di un padre che ha conosciuto poco e per poco tempo diventa lo strumento più feroce per accaparrarsi perfino le ultime tracce di un’umanità in via d’estinzione,non ci resta che unirci al pianto di quel bambino…

  4. Andrea Pomella ha detto:

    Grazie a Natalìa e grazie a Claudio.
    Monica, la tua è la frase che mancava al post, ma quando l’ho scritto il fatto non era ancora accaduto, anche se era prevedibile che accadesse.

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