La vita trattenuta

La parola “desaparecido” va tradotta nel senso di “non morto”, o peggio ancora “mai esistito”. Un desaparecido non è più un uomo, non lo è mai stato, è semmai il miraggio di un uomo. È una storia umana che si conclude di schianto nel silenzio, nei dubbi e nell’incertezza. Gli uomini della giunta militare argentina, tra il 1976 e il 1983, hanno inventato un genere superiore di morte: la vita trattenuta. È così che voglio chiamare la sorte funesta toccata a migliaia di persone vittime della brutale repressione di quel regime assassino. Un paio d’anni fa lessi Il ministero dei casi speciali di Nathan Englander, un romanzo al tempo stesso tragico e grottesco, doloroso e paradossale, una storia ambientata in Argentina durante la dittatura militare. Lo spunto è folgorante, si narra di Kaddish Poznan, correttore di tombe ebreo, che quasi ogni notte con l’aiuto del figlio diciannovenne Pato si intrufola nel cimitero di Buenos Aires e va a cancellare i nomi dalle lapidi di prostitute e ruffiani defunti di cui, per vergogna, i figli e i nipoti vogliono che sia eliminata ogni traccia. Dopo aver reciso l’ultimo legame con la tradizione ebraica ed essersi dotati, a seguito di un intervento di chirurgia plastica, di due nasi nuovi, i coniugi Poznan vedono la loro vita andare in pezzi quando il figlio Pato diventa uno dei primi desaparecidos del regime militare. Inizia a questo punto una discesa all’inferno, impersonata in questo caso dal paradossale Ministero dei Casi Speciali, un luogo di ascendenza kafkiana in cui orde di madri e padri disperati vanno a cercare notizie dei loro figli scomparsi. Per comprendere appieno la tragedia dei desaparecidos è sufficiente guardare le cifre: 30.000 scomparsi, 500 figli di desaparecidos sequestrati, 2 milioni di esiliati. I responsabili di questa immane tragedia hanno goduto di amnistie senza fine da parte dei governi argentini che si sono succeduti negli anni, e molti di loro sono ancora liberi e prosperano nei quartieri bene di Buenos Aires. Il grande poeta uruguayano Mario Benedetti, scomparso nel maggio di quest’anno, dedicò una lirica straziante a quegli uomini e a quelle donne d’Argentina cui fu negato tutto, perfino la certezza della morte, e che a suo dire stanno ancora da qualche parte, forse proprio là, “nel sud dell’anima”.

Mario Benedetti, DESAPARECIDOS

Stanno da qualche parte / concordi
non concordi / sordi
cercandosi / cercandoci
assediati dai segni e dai dubbi
contemplando i cancelli delle piazze
i campanelli delle porte / le vecchie terrazze
mettendo in ordine i loro sogni / le loro dimenticanze
forse convalescenti della loro morte privata

nessuno gli ha spiegato con certezza
se sono passati o no
se sono striscioni o tremiti
sopravvissuti o rimproveri

vedono passare alberi ed uccelli
e ignorano a quale ombra appartengono

quando cominciarono a scomparire
tre/cinque/sette cerimonie fa
a scomparire come senza sangue
come senza volto e senza causa
videro dalla finestra della loro assenza
quello che restava indietro / questa impalcatura
di abbracci cielo e fumo

quando cominciarono a scomparire
come oasi nei miraggi
a scomparire senza un’ultima parola
tenevano fra le mani i frammenti
delle cose che amavano

stanno da qualche parte / nuvola o tomba
stanno da qualche parte / sono sicuro
là nel sud dell’anima
è possibile che abbiano smarrito la bussola
e ora vagano chiedendo chiedendo
dove diavolo è rimasto il buon amore
perché vengono dall’odio

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2 commenti
  1. complimenti per tutto.
    qui ti lascio a commento questa mia

    TUTTO A POSTO,NO?…

    Una ressa al portello
    e certo i figli andavano a giocare
    a chi annegava prima

    che piacere alle madri e alle nonne
    avrebbe fatto!
    avrebbero potuto finalmente
    coprirsi il capo dello scialle
    e stare mute immobili occhi asciutti
    a reclamare corpi
    nella Plaza de Majo

    vorrete mica fare come loro?
    vorrete mica il candido foulard?

    Allora attente
    se non vedrete rincasare figli
    se non vedrete rincasare padri.

    Ma forse il nostro duce ha già previsto
    prima le donne , anzi, le nonne
    e madri
    così non c’è problema
    e vieteranno di confezionare
    qualunque cosa sembri un fazzoletto
    specie se bianco.

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Cristina grazie di cuore, chi mi conosce sa quanto apprezzi questo genere di poesia. Le tue parole dedicate alle donne di Plaza de Majo sono perle luccicanti e dolorose.

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