Ci ama qualcuno?

25 settembre 2009

whiskyStamattina ascoltavo alla radio la notizia dell’ennesima rilevazione sull’abuso di alcol tra i giovanissimi. Per giovanissimi si intende, tanto per essere chiari, ragazzi fra i 13 e i 16 anni. Si dice che questi ragazzi la mattina vadano a scuola e il pomeriggio chinino la testa sui libri tenendo al loro fianco una bottiglia qualsiasi scovata in casa. Si dice anche che molti di loro siano poliabusatori, e cioè che associano all’assunzione di alcol quella di altre sostanze psicoattive quali l’hashish, la morfina, la cocaina, l’ecstasy, i farmaci, eccetera. Ho pensato a certi film di Gus Van Sant, alla desolazione fisica e morale che imperversa nei suoi giovani personaggi senza redenzione. Non ho intenzione di porre un problema di ordine etico, né dare giudizi sulla caccia alla felicità che arde nel cuore di un adolescente senza intenzioni e senza difese. Avrei solo voglia di chiedermi cosa offre la contemporaneità in cambio di quelle bottiglie. Ma è una domanda indecente e fatalmente impossibile, come l’interrogativo che ho scelto per titolo di questa poesia.

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CI AMA QUALCUNO?

Lui è ancora candido come una foglia
ha le vocali sul viso bianco
una mandibola esile e il petto scarno
di un giovane albero prima della fioritura
si accende la stufa in un pomeriggio d’inverno
sua madre è a lavoro, suo padre all’inferno
divora il pane del suo corpo e cerca l’amore
in una bottiglia da baciare
quando invece sarebbe il tempo
di studiare
quattordici anni e il dolce succo cola
gli cosparge la gola
– c’è in noi l’amore? ci ama qualcuno?
gli spiriti lo chiamano con insistenza
gli dicono che il suo futuro è morto come cristo
le ore idiote passano come i ponti
il fogliame ricopre le strade
sempre più spesso pensa
alle luci della scuola
alla sua età hanno abolito
anche la morte
ma in un laptop c’è l’azzurro della vita
il lavoro romantico di masturbarsi il cuore
davanti alle cosce di una bottiglia
calda e scura
dietro il muro, dietro la via, lontano
c’è il rumore ineffabile di un’altra città
non ha amato abbastanza nemmeno se stesso
ha schiacciato le uova di tartaruga ogni piccola volta
chè è venuto, ogni piccola morte
che ha conosciuto
non aspettava altro che questa giornata
per gonfiarsi il ventre ed essere vivo
in un appartamento
come un ladro
come una primavera

(Andrea Pomella – Settembre 2009)

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8 Risposte to “Ci ama qualcuno?”

  1. morgause Says:

    la dis-attenzione degli adulti, Andrea, la loro sordità e cecità voluta versi i figli sono la causa di tutto. La cattiva comprensione, l’anteporre sempre la propria vita , il non voler rinunciare a …per…
    parlo per esperienza di figlia che non giudica no, mai …ma so quello che dico. Però sono astemia , mai toccato manco un goccio di vino nei miei trent’anni di vita, per rispetto al mio corpo e perchè per me sarebbe un segno di debolezza, come ricorrere a droghe o simili. Amo le battaglie anche quelle contro me stessa… bellissima Poe querido…un gran post
    baci enrica

  2. Erwin de Greef Says:

    Ciao Andrea,

    la poesia è sentita ed esprime con lucida volontà un problema – tra i più rilevanti – che travolge i giovani di oggi. L’uso e l’abuso di alcolici e droghe, le sostanze inebrianti e stupefaventi, sono oramai una via di fuga da una solitudine che s’annida nella famiglia (i latini la dicevano: societas vitae) e nelle Istituzioni tutte. Le nostre riflessioni e, conseguenti, azioni devono crescere in tal senso. E’ importante trovare nuove vie di confronto e dialogo intergenerazionale. Per cui, ti ringrazio per avermi fatto condividere la tua idea e il tuo proponimento in questa poesia.

    Grazie,
    Erwin


  3. scende quasi come quel liquido, corrode pensieri docili, li rende ribelli.
    Un gran bella poesia.

  4. Andrea Pomella Says:

    Noto con piacere che come me non siete rosi dall’ansia di giudicare, di sparare a zero sull’indisciplina delle giovani generazioni, sul dare al cielo la buona educazione di una volta e altre amenità simili. Credo che se tutti ci ponessimo più domande e dessimo meno risposte il mondo sarebbe un po’ migliore. Grazie a tutti, e un ringraziamento speciale a Natàlia per il commento che non c’è.

  5. manuel Says:

    prima di tutto, gran bella poesia, soprattutto le immagini che evochi…
    senza fare polemica, leggendo alcuni interventi ho letto di una colpa da attribuire, una causa da ricercare nell’assenza della famiglia, dei genitori….
    non dico che non è possibile, che non sia una delle cause…
    ma a volte la cosa può essere più profonda, più spirituale se mi è permesso dire
    la voglia di evadere, scappare, sparire per un po da un mondo in cui apparire è tutto. si stanno chiedendo cosa hanno davanti ai loro giorni? forse… stanno cercando una loro dimensione? anche
    sono più soli e dannati di chi balla ore davanti allo specchio perche sogna di diventare velina?


  6. (grazie a te, almeno questo lo scrivo)

  7. Alma Iannelli Says:

    Ciao Andrea, ti conosco solo attraverso le tue parole…e percepisco in te una forte sensibilità. Hai ragione quando dici di non giudicare…
    Sono madre…e uno dei miei figli ha 15 anni…quindi proprio in questo periodo difficile e delicato dell’adolescenza…
    L’unica cosa che mi sento di dire è che bisognerebbe sviluppare maggiore attenzione, ascoltare quello che esprimono i nostri figli….e non solo attraverso le parole. Anzi a volte sono proprio i loro silenzi che parlano…E’ difficile…sapessi quante volte avrei il desiderio di sapere cosa passa in quella testolina che ancora non è adulta ma non più bambina…
    Ma non si possono fare domande, o perlomeno mai troppo dirette…bisogna escogitare strategie, non essere invadenti…porsi in modo discreto.
    Ecco perchè parlo di attenzione, sensibilità….e presenza, la presenza è importante.
    Il disagio è forte, ben radicato in un mondo dove si vive per lavorare e per fare sempre più soldi…
    Ma sono d’accordo con Manuel quando dice che anche loro, stanno cercando la loro dimensione…Spero solo che non la trovino solo nella bottiglia!
    Cerchiamo di trovare qualcosa di diverso per riempire i vuoti che hanno dentro…che abbiamo tutti dentro…
    Proponiamo alternative….se ne siamo capaci!

    Grazie per la poesia, emozionante…e apre stimolanti argomentazioni…

  8. Andrea Pomella Says:

    Vedi Alma, immagino che sia difficile, tremendamente difficile, avere quindici anni oggi, vivere in un posto in cui, secondo lo spirito della frontiera, tutto è possibile e niente è lecito. L’adolescenza è un’età legata indissolubilmente al tempo che si vive, molto di più di quanto lo sono altre fasi della vita. La comprensione del proprio tempo credo che sia un atto educativo fondamentale. Come lo è un’altra cosa che sembra essere andata perduta: l’educazione all’indignazione.
    Per il resto, sulla solitudine e la dannazione, la penso come Manuel.


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