Forse la giovinezza è solo questo

Non ci stava male Andrea Pazienza quando avevo vent’anni. Non ci stava male per un sacco di motivi. Non ci stavano male i suoi eroi negativi e le sue folgoranti illuminazioni sul senso della vita, non ci stava male la sua comicità dissacrante e il senso di tragedia imminente, non ci stava male come a quell’età non ci stanno male, in generale, tutti i cosiddetti cattivi maestri. Sono passati ormai due decenni da quando Andrea Pazienza è scomparso. Apparteneva a una categoria di italiani tutta speciale, una categoria di anarchici senza gloria, come Rino Gaetano, un altro artista bambino, un altro che frugava nelle paludi profonde italiane senza sporcarsi mai le mani. Leggevo le storie di Paz in metropolitana, quando tornavo da scuola, quando lui era già morto da qualche mese. Per me e per quelli della mia generazione si faceva fatica a leggere quelle storie pensando che l’autore che le aveva immaginate e disegnate avesse già lasciato questa terra. Pier Vittorio Tondelli disse di lui: “la morte di Andrea mi mette spietatamente davanti a questo: il lato negativo di una cultura e di una generazione che non ha mai, realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione. Molti altri, vittime e interpreti di quegli anni, sono scomparsi. C’era qualcosa che non andava allora, ed era il mito dell’autodistruzione. Qualcuno ne è saltato fuori, qualcun altro no e ha pagato carissimo”. C’è una tavola di Andrea Pazienza che condensa in maniera simbolica tutta la sua vicenda. È all’inizio di una storia (l’ultima) rimasta incompiuta della saga di Zanardi. Nella tavola ci sono due versi di una poesia di Sandro Penna: “Forse la giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi e mai pentirsi”. Pochi mesi dopo avere iniziato quella storia, Paz moriva improvvisamente nella sua casa di Montepulciano. Aveva solo trentadue anni.

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3 commenti
  1. Il mito dell’artista maledetto, che poi l’arte é di per sé benedizione salvifica e morte e dannazione lenta, quando tutto il confluire delle sensazioni acquista una risonza in petto che batte le tempie soffocandone il respiro.

    bellissimo omaggio ad una generazione e splendida scelta l’immagine del volto abbandonato ad una liquida maschera notturna…. “E’ amara la morte, tesoro? / Non é nulla. / E’ un silenzio” … il frastuono del sentire a volte genera estremo il desiderio di silenzio.

    un abbraccio. n.

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Maledetta a volte è la vita, che come dici giustamente tu l’arte è una benedizione che spesso conduce sulla via della salvezza. E come diceva sempre Sandro Penna rivolgendosi ai moralisti: “Il mio mondo che vi pare di catene / tutto è tessuto d’armonìe profonde”.

  3. ELENA ha detto:

    Andrea Pazienza disegnava storie che spaccavano lo stomaco come un pugno ben assestato. Lo leggevo, in giuventù, appunto, quando l’età mi consentiva una strana leggerezza che mi consentiva di reggere l’urto delle vite deliranti e naufraganti dei suoi personaggi cattivi e disperati. Oggi non ce la farei più, forse mi commuoverei o forse mi ” impressionerei” di tanta schiettezza, di tanta maledetta verità, di tutto quel “Male”( credo fosse anche uno dei primi giornali su cui Andrea scriveva), insomma non ce la farei…sceglierei senz’altro i Peanuts, perchè la vita è già così dura che da un fumetto, ora, voglio solo “noccioline”…

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