Per essere ciechi al mondo

Non possiamo indignarci per tutto, fare dei nostri giorni una sequenza di sdegno e collera, non possiamo cambiare il mondo sacrificando il nostro fegato. È questo che ho pensato ieri sera ascoltando al tiggì della sera la notizia che in Guinea una manifestazione di protesta contro la giunta attualmente al potere è stata repressa in un bagno di sangue, con un totale – così leggo nelle agenzie di stampa – di 157 morti e 1.253 feriti. Dobbiamo essere equilibrati, domare il risentimento, goderci la vita, fottercene, per esempio, di quello che ci dicono sia accaduto nella capitale Conakry, dove in uno stadio che conteneva 25 mila persone inneggianti alla libertà l’esercito ha cominciato a sparare ad altezza d’uomo, e subito dopo sono stati visti camion militari caricare cadaveri nel tentativo di mascherare l’entità del massacro, e poi, ancora, esecuzioni sommarie e lo stupro di numerose donne fatto dai soldati adoperando le canne dei fucili. No, decisamente, il mondo è un luogo troppo vasto e selvaggio per correre dietro a tutte le fiere che ne infestano, per usare un’antica espressione persiana, i sei lati. E poi – com’è che ti ha detto qualcuno? – le cose che scrivi sono così pesanti, mai un accenno di speranza, mai uno sprazzo di sorriso, che la vita porcomondo non è mica solo stare a rimbrottare tutto il santo giorno. E no, la vita è pure sciocchezze, fesserie, leggerezze, giochi, chiudi gli occhi e sogna il tuo prossimo volo low-cost per Sharm el-Sheikh, e quell’amica là che ti ha mandato l’ultimo gift sponsorizzato, ovvero un orsacchiotto animato che tira baci pieni di cuoricini luminosi. A me no, a me arrivano poesie come questa qui di Adonis. A me succede che non riesco a starmene buono davanti alla sola idea di ciò che hanno fatto quei porci in quello stadio, e mi torna su come in una nausea il ricordo di Santiago del Cile, di Tien An Men, di Srebrenica, di Lhasa, di My Lai, di Kigali, di Jenin, di questo enorme banchetto di barbari e di agnelli, di questi generali vittoriosi, di questi morti moltiplicati per i morti, di questi tappeti di sangue sui quali prospera la nostra bella pace e i nostri teneri orsacchiotti digitali. Non si può indignarsi per tutto, rodersi le ossa delle mani perché sei nato con troppo sangue e poco zucchero. Allora che si fa? La scrivi o non la scrivi la nota sulla Guinea?

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Adonis, IL NUOVO NOÈ

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1

Con l’arca e i remi partimmo,
nel fango e la pioggia, di Dio la promessa,
viviamo e l’uomo muore
Sull’onda e il vuoto partimmo
era una catena di morti cui le vite legammo,
e tra noi e il cielo aprimmo
una finestra per chiamare:
“Oh Dio, perché solo noi poi salvasti
fra tutti gli esseri gli uomini al mondo?
Ci butti dove, aldilà,
nella nostra terra di prima?
su foglie morte alito di vita?
Dentro di noi, Dio, nelle nostre arterie
c’è paura del sole non c’è speranza di luce
né fede di domani
di nuovo la vita cominceremo.
“Oh, senza essere semi
di generazioni, terra, e creato,
se fossimo rimasti mota
o brace di fuoco, a metà fra i due
per essere ciechi al mondo
per non vedere l’inferno, due volte, e Dio”.

2

Se ritornasse l’inizio del tempo
l’acqua arrivata al volto della vita
il tremito la terra e Dio chiedesse:
– Noè, salva i viventi – Non lo ascolterei,
all’arca andrei tolti i sassi
e la mota dalle orbite dei morti
al diluvio le viscere svuotando
bisbigliando dentro le loro vene
che dallo morire siamo tornati, fuori dalla caverna,
il cielo degli anni abbiamo rifatto
e dritto navighiamo, non torniamo,
per paura indietro, sordi alla parola di Dio
la morte è il nostro appuntamento, sponda
il tormento di cui intimi e paghi siamo,
un gelido mare dall’acqua di ferro
solchiamo verso la fine,
sordi a quel io ce ne andiamo
diverso da lui, un Dio nuovo cerchiamo.

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5 commenti
  1. moira crociani ha detto:

    Può darsi che aspirare ad un mondo migliore ti porti oggi, Andrea, ad essere pesante.
    Può darsi che aspirare ad un mondo migliore ti faccia sentire oggi, Natàlia, fuori dal mondo.
    Ma ci sono forse alternative? Sono forse alternative la superficialità o l’indifferenza?
    Vi abbraccio

  2. Andrea Pomella ha detto:

    No Moira, non ci sono alternative. Almeno io non le vedo.

  3. daniela abbate ha detto:

    Sempre mi soffermo a leggere il tuo blog…pur sapendo che farà male e che non riuscirò a trattenere le mie emozioni, che visto il particolare periodo sono incontrollabili e traboccanti…,il pensiero che ho in mente sempre per una nuova vita così vulnerabile è di preservarla da tutto ciò…..
    ..ma consapevole che non sarà possibile spero di donarle occhi che possano ‘vedere’ e che il significato del suo nome sia foriero di forza per gridare..un giorno, la propria indignazione.
    Baci daniela

    • Andrea Pomella ha detto:

      Dani, lei porterà il suo nome come una stella polare che la veglierà nel momento delle scelte, e come un dito che le indicherà la direzione quando sarà incerta sul proseguio del cammino, e come una bussola che dirà a quelli che la seguiranno da che parte sta il porto, la salvezza, e come un albero profumato di radici che le ricorderà ogni volta in quale terra è stata radicata. E tu non dovrai avere paura di niente, neppure dei suoi silenzi, perché il suo nome vuol dire “voce”.

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