La rarefazione dell’amore

1 ottobre 2009

Secondo i poeti l’amore è un sentimento rimasto uguale a se stesso per secoli. Da parte mia credo che l’amore sia mutato come una pietra antica erosa e levigata dai venti millenari, e che come la pietra abbia raggiunto forme nuove e inaspettate, forme che spesso coincidono con le configurazioni di altri sentimenti, fino a raggiungere, secondo le teorie di Erich Fromm, lo status di vera e propria arte. Nel suo libro L’arte di amare Fromm afferma che l’amore non può essere insegnato ma deve essere assimilato tramite un impegno continuo, un impegno a cui non devono mancare disciplina, pazienza e concentrazione, cose che sono rese difficili dalla pressione a cui l’uomo è sottoposto nella vita moderna. Da ciò ne consegue che l’uomo contemporaneo ha disimparato l’arte di amare, allo stesso modo in cui ha perduto frammenti di antiche conoscenze nei più svariati campi del sapere. L’ossessione sulla tecnica sessuale vissuta come se questa rappresentasse la via alla felicità è – afferma sempre Fromm – una delle molte ragioni per cui l’amore, nella moderna società capitalistica, è diventato così sporadico. La rarefazione dell’amore è uno dei temi più battuti nella letteratura contemporanea, e se è vero che l’arte è il termometro della società ne consegue che l’intuizione di Fromm non doveva essere poi così lontana dalla verità. Ne Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luis Sepúlveda c’è una frase che dice: “Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono”. Non so se sia possibile condensare un sentimento complesso come l’amore in un’unica frase, ma se dovessi trovare una definizione in cui mettere tutto ciò che io intendo per amore – comprese le molteplici nature e i contesti in cui esso si esprime, ovvero amore coniugale, amore filiale, amore fraterno, amore erotico, amore egoistico, amore mistico, eccetera – ecco, pur non essendo un fan di Sepúlveda, io credo che ricalcherei le sue parole e opterei per questa definizione di amore: saper appropriarsi dei cieli dell’altro.

*

Dritero Agolli, ALLA MOGLIE

Ti ringrazio perché è grazie a te che respiro,
che mangio a tavola questo pane bianco,
che il fiore non mi è seccato per una brinata
che sono salito fin sopra quella collina.

Ti ringrazio pure perché dalla noia bevo
Caffè amaro e fumo una cattiva sigaretta
Tirata fuori dalla scatola al crepuscolo
Comprata al mercato a poco prezzo.

Ti ringrazio anche perché non mi hai lasciato
entrare nudo nella disperazione profonda
ma mi hai preso a forza il braccio
per uscire di corsa da questa caverna.

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5 Risposte to “La rarefazione dell’amore”


  1. Saper appropriarsi dei cieli dell’altro. Bella frase da condividere sicuro, per me.


  2. Fromm ha scartato la libido freudiana e ha fatto dell’amore un sentimento più umano. L’ arte è una sublimazione dell’istinto sessuale, come diceva più o meno Freud, Credo di no. La poesia è sicuramente qualcosa di più: l’inespresso espresso? Insomma è certo meglio non mercificare tutto, proprio come dice Fromm, anche nella psicanalisi della società contemporanea.

  3. anna Says:

    appropriari dei cieli dell’altro… è il termine appropriarsi che non mi piace… l’idea del pos-sesso mi sembra una delle cause della rarefazione dell’amore… quello che ama bearsi deltuo cielo, lasciando che sia tuo…

    • Andrea Pomella Says:

      Personalmente intendo il termine “appropriarsi” non come sottrazione, ma come “condivisione”, o se si preferisce “partecipazione”.


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