Uno scrittore alla vigilia della Preistoria

Un paio di giorni fa il capo della Squadra Mobile di Napoli in un’intervista al Corriere della Sera Magazine ha rivelato: “Sull’assegnazione della scorta a Saviano, il nostro parere fu negativo”. E poi ancora, riferendosi a Gomorra: “Il libro ha avuto un peso mediatico eccessivo rispetto al valore che ha per noi addetti ai lavori”. A mio parere sono due gli elementi-chiave che assumono rilievo in questa notizia: primo, il fatto che la dichiarazione venga da un uomo che combatte la criminalità organizzata in prima linea, secondo che quelle parole rappresentano il sintomo pulsante di una lacerazione nel tessuto che dovrebbe reggere l’integrità morale di questo paese. Mi spiego meglio. L’Italia è una terra profondamente consumata in cui ogni giorno si fa più sfocato il delicato confine che separa ciò che è bene da ciò che è male. La libertà di mettere tutto in discussione, la licenza di ostentare senza più pudore opinioni in altri tempi insostenibili, confidando sempre nelle nostre orecchie ormai rotte al suono di ogni campana, sta facendo scivolare la zuffa quotidiana a un grado insopportabile. Oggi Saviano firma un pezzo su Repubblica in cui, tra le altre cose, dice: “Sento di essere antipatico ad una parte di Napoli e ad una parte del Paese, per ciò che dico per come lo dico per lo spazio mediatico che cerco di ottenere”. L’antipatia è un sentimento infantile, ma in mezzo agli artigli del nemico può diventare un fuoco d’odio. Nella classe intellettuale italiana da molti anni il coraggio è un luogo cancellato dalle mappe. Saviano, con la sua narrativa d’inchiesta, ha riportato in vita un genere letterario che in Italia, fino a qualche anno fa, era ancora vitale e si poggiava su una lunga e nobile tradizione. Eppure, nonostante il clamoroso successo editoriale, Gomorra non ha avuto emuli, la narrativa d’inchiesta è rimasta confinata nell’inferno quotidiano in cui vive questo scrittore di trent’anni, il genere letterario e il suo re-iniziatore continuano ad essere ammirati e compatiti come si farebbe allo zoo davanti a una specie rara che ci solletica i sentimenti più disparati. Questo atteggiamento generale dell’opinione pubblica italiana ha reso Saviano e la sua opera molto più vulnerabili ad attacchi come quello del capo della Mobile di Napoli. Io credo che il nostro destino civile e letterario passerà inesorabilmente dalla risposta che l’Italia saprà dare all’opera di Saviano, non tanto oggi, e non tanto in termini di vendite sul mercato editoriale, quanto piuttosto sul lungo termine, sulla capacità che avremo di costruire intorno a Gomorra un fronte ideale che abbia il crisma del coraggio e che segni la rinascita culturale e morale di questo paese.

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Pier Paolo Pasolini, L’ALBA MERIDIONALE

Torno, ritrovo il fenomeno della fuga
del capitale, l’epifenomeno (infimo)
dell’avanguardia. La polizia tributaria
(quasi accertamento filosofico
sugli incartamenti di un poeta)
fruga in quel fatto privato che sono i soldi,
contaminati da carità, dolenti
di inspiegabili consunzioni, e pieni
di senso di colpa, come il corpo da ragazzi:
però con mia gongolante leggerezza perché qua,
non c’è da accertare nulla, se non la mia ingenuità.
Torno, e trovo milioni di uomini occupati
soltanto a vivere come barbari discesi
da poco su una terra felice, estranei
ad essa, e suoi possessori. Così nella vigilia
della Preistoria che a tutto ciò darà senso,
riprendo a Roma le mie abitudini
di bestia ferita, che guarda negli occhi,
godendo del morire, i suoi feritori…

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