La nostra piccola tenerezza

20 ottobre 2009

tenerezzaCi sono sentimenti che nei secoli sono andati perduti, o si sono atrofizzati nei cuori spenti degli uomini, sentimenti – ancora – che si sono calcificati come antiche ossa di bestie preistoriche rimaste a testimonianza di ere passate, e sentimenti divenuti fossili come stampi di fiori nella pietra. Tra questi ce n’è uno che più di tutti si estingue ogni giorno di più, è la tenerezza. Questo sentimento, così intimamente connesso alla modestia della carne, non è necessariamente legato alle pratiche dell’amore. La tenerezza migliore infatti è quella che si prova nei confronti di qualcuno o qualcosa che ci è estraneo, è data dall’istinto di custodire in sé, di conservare nel pericolo, di darsi alla cura e alla protezione, è intimamente legato al sentimento dell’umiltà. Proprio questo legame tra tenerezza e umiltà credo sia la ragione principale del pericolo di estinzione di cui soffre oggi questo sentimento avversato dalle mode e dalle ultime stagioni politiche. Contrario alla tenerezza infatti è l’egoismo. La tenerezza è un moto disinteressato dell’animo, è un darsi senza ricevere nulla in cambio, è un pizzico caldo che ci solletica lo stomaco e ci induce ad essere partecipi dell’oggetto della nostra tenerezza. Se c’è egoismo, prepotenza, amor di sé, avarizia, la tenerezza viene subito accusata di essere caramellosa smanceria, roba da bambine. Perfino un guerrigliero come Ernesto Che Guevara sosteneva che “bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”, perché la tenerezza non include valutazioni, è cosa diversa dalla pietà, che invece implica un giudizio. Se si fa un giro in internet si scopre che, al contrario dei miei argomenti, la tenerezza sembra cosa ben vitale. A ben guardare tutto il fiorire di citazioni, siti web, immagini da smerciare al primo amore, invece non sono altro che uno sfogo isterico collettivo, un’effusione violenta e affannosa, un’agitazione feroce che testimonia, meglio di qualsiasi altra cosa, come in realtà all’uomo contemporaneo manchi davvero la capacità di provare tenerezza. Parlando oggi di questo sentimento, non ho parole migliori di quelle del poeta brasiliano Manuel Bandeira, che nei versi della sua lirica ci indica perfino una forma di tenerezza mirabile e struggente per qualcosa di increato, come le poesie che non è riuscito mai a scrivere. Io, da parte mia, ho sempre avuto tenerezza per situazioni che non ho mai vissuto, come una sorta di nostalgia preventiva o precauzionale, come un uomo in solitudine che parla di un reame che non c’è.

Manuel Bandeira, LA MIA GRANDE TENEREZZA

La mia grande tenerezza
Per gli uccellini morti,
Per i ragnetti piccoli.
La mia grande tenerezza
Per le donne che furono belle bambine
E sono diventate brutte donne;
Per le donne che furono desiderabili
E hanno smesso di esserlo;
Per le donne che mi amarono
E che io non ho potuto amare.
La mia grande tenerezza
Per le poesie che
Non sono riuscito a realizzare.
La mia grande tenerezza
Per le amate che
Sono invecchiate senza cattiveria.
La mia grande tenerezza
Per le gocce di rugiada che
Sono l’unico ornamento
Di una tomba.

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14 Risposte to “La nostra piccola tenerezza”


  1. la tenerezza rinchiusa nei cerci delle ere è custodita nuda nel silenzio morbido della pietra, della terra, della polvere nel ricordo del passo che fu lasciato un tempo dall’uomo.

    bellissimo testo.
    n.

  2. Andrea Pomella Says:

    Anch’io ho sempre creduto che i sentimenti umani si possano ritrovare nella terra, conservati nel loro stadio primigenio, puliti e incontaminati come déi. Basta osservare gli elementi di natura per scorgere tutte le possibili variazioni dei moti dell’anima, ma senza le corruzioni dell’uomo. La tenerezza, per esempio, è nell’erba.

    Ciao Natàlia, e grazie.


  3. *mi accorgo ora dell’errore: cerchi
    grazie Andrea.

  4. elina Says:

    la tenerezza è nella terra che ci ospita
    è nel sentirsi piccoli, sempre alla scoperta, nuovi
    è come quando vedi il mare per la prima volta

    un testo da osservare con cura, grazie
    Elina

  5. Andrea Pomella Says:

    Ciao Elina, grazie per il contributo e per essere passata da qui.

  6. claudia colucci Says:

    Sai Andrea, un bel po’ di anni fa io ho fatto la mia tesi di filosofia proprio sulla tenerezza. Ho cercato di spogliarla da tutti i luoghi comuni che la vorrebbero attributo femminile e materno, o una forma di debolezza. Ho provato invece a declinare la tenerezza come una forma di amore resistente. Ci vuole forza e capacità di resistenza per coltivare un sentimento che accarezza e accoglie tutto ciò che è altro da noi senza invaderlo, nè fargli violenza, nè volerlo cambiare secondo le nostre verità. Coltivare la tenerezza nel nostro mondo è, io credo, una forma di resistenza in nome dell’amore e della compassione. Hai scritto parole importanti e la poesia è molto bella, grazie. Se tu permetti condivido.

  7. Andrea Pomella Says:

    Sono io che ringrazio te Claudia. Una tesi di laurea in filosofia sulla tenerezza è un bellissimo biglietto da visita per questo blog. Condividi pure tutto ciò che vuoi di quello che trovi qui, senza bisogno di chiedere il permesso. Grazie, davvero.

  8. cristina Says:

    La tenerezza è un valore inestimabile in una società pervasa e dominata da altri ed opposti valori.
    Oz, è uno dei miei scrittori preferiti…ho letto Una storia d’amore e di tenebra, la sua aubiografia romanzata, anche se si riferisce ad un altro tuo post. Mi sento incredula ed affascinata. La condivisione, come la capacità di mettersi al posto degli altri sono principi in via d’estinzione. Anche se sono quello che contraddistingue la nostra identità, il nostro modo di essere umani.

  9. sara Says:

    Ciao Andrea,
    lavoro come grafica e le mie divagazioni alla ricerca di ispirazione mi hanno condotto in un blog che ha utilizzato la tua foto e arrivo in questa pagina con una richiesta bislacca…
    Puoi dirmi di chi è la scultura nella foto, o il suo autore? E poi se non è in capo al mondo mi piacerebbe vederla nel contesto in cui è inserita.
    Scusa ma non è facile trovare immagini efficaci e potenti come questa, grazie per averla divulgata e grazie in anticipo se mi darai l’occasione di un viaggio!

    • Andrea Pomella Says:

      Ciao Sara, l’autore dell’opera è uno sculture norvegese vissuto nella prima metà del Novecento, si chiamava Gustav Vigeland. Quest’opera in particolare si trova al Vigeland Park a Oslo, un’area in cui ci sono circa 200 sculture di questo artista.
      Spero di esserti stato utile, e nel caso fai buon viaggio.

  10. Vincenzo Mancuso Says:

    Ogni volta che ti leggo mi convinco che hai una marcia in più.Sei un grande osservatore e un comunicatore sensibile e attento.

  11. Domitilla Says:

    Grazie Andrea di voler far fluire le tue riflessioni in queto strano mondo (rete).
    Ho condiviso ciò che hai scritto a proposito della festa del 2 giugno e sono grata di questi tuoi pensieri. Perchè? Perchè quando trovo una persona (uomo o donna,bambino o adulto.. non ha importanza chi sia) che esprime con parole o gesti o azioni qualcosa che mi vibra dentro ma non ha ancora trovato lo stimolo giusto per coagularsi… mi coglie un languore di felicità, una tenerezza improvvisa, una gratitudine verso il cielo, verso qualcosa di più grande che ci sovrasta e ordina i nostri destini. La tenerezza per me è sazietà di gioia, è quel sorriso interiore che ti affiora sul volto quando vedi che la bellezza, o la bontà o la giustizia trovano la strada per apparirti silenziosi a te sola….nonostante tutto!


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