La notte ha un unico nome

Questa notte, complice un attacco di insonnia, ho pensato al rapporto che lega l’uomo al buio. Il motivo è stato il bosco di pensieri che mi ha affollato la mente impedendomi di dormire, immagini veloci che scalpitavano attingendo alle paure più profonde e ancestrali, ai ricordi di bambino, fino ai timori del presente e alle proiezioni del futuro. La notte, soprattutto se è complice una pioggia battente che ti fa sentire in bilico sul nulla, è uno spazio assurdo nel tempo, è la negazione stessa del mondo. Molte persone si sentono a loro agio nella notte, i poeti si dice riescano a scrivere meglio di notte, quelli come Hassan Teleb addirittura si illuminano “con quello che non dà lume”, i musicisti conoscono la notte meglio del giorno perché – questo si sa – nel silenzio le note risuonano più splendenti, e chi fa dell’amore la propria confessione trova nella notte la complicità dei sussurri più innominabili. Io, da parte mia, ho un rapporto pessimo con la notte. Quando mi capita di aprire gli occhi per non richiuderli più fino al mattino, finisco per sostare per ore, come un cane selvaggio dallo sguardo stravolto, sul limitare di questa terra di nessuno. La mia mente si rovescia come una rete che rilascia il pescato, mi mostra il suo aspetto più misterioso, la materia che la compone diventa indomabile e tutto quello che riesco a fare è starmene lì a soffrire di una specie di febbre infantile che rende angosciose tutte le cose del mondo, anche i pensieri più innocui. Così, quando si schiudono su di me quelle ali nere, mi cerco un nascondiglio, come una preda che già sente l’odore del proprio sangue nell’orlo degli occhi, o come un marinaio che si appresta ad affrontare una tempesta in mare aperto. Una bella frase di Elias Canetti dice: “I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome”. Forse sono semplicemente programmato per sognare, e l’oppressione di una notte insonne per me non è altro che il segnale di un’alterazione intervenuta nella mia natura. O forse i miei pensieri sono come pianeti, nel buio si mettono a ruotare in cerca della loro orbita, mentre di giorno giacciono in eterno, contrari alle leggi dell’universo.

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Hassan Teleb, ILLUMINAZIONE BUIA

Le lingue si illuminano con l’inchiostro
Dell’infanzia
Nell’epoca della scrittura
Sui fogli scorrono i loro segreti
Poi le vocali li annegano
Nella loro morbidezza

I mari si illuminano
Con i loro fondi
Le anime con i desideri
Con i loro contrari si illuminano le verità

Le creature con gli organi
I monti con la formazione

La cosa non crede alla cosa
Nella ignoranza della nuova era
Glaciale
Ma la resurrezione della luce
Restituisce la fede ai miscredenti
Così la vita ritiene la sua fede

La natura si illumina costretta
Dalla continua casualità
Della violazione delle sue norme!

Ed io
Mi illumino con quello che non dà lume:
Con l’indice della morte
Con la peluria selvaggia sulle ascelle della ragazza
Nella nerezza dei raggi…

Mi assedia
Dai sei punti cardinali dell’amore!
O con la passione che si esaurisce
Prima di continuare!

Mi illumino con quello che non dà lume

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1 commento
  1. cristina balzi ha detto:

    La notte mi fa pensare al rapporto che l’uomo ha con il buio. Trascorrere una notte insonne non è certo piacevole, ma ascoltare il silenzio della notte e convertirlo in parole è un’esperienza eccezionale. A me è capitata molte volte…

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