Il patto che fa esistere i sogni degli italiani

L’epoca contemporanea è fondata su un accordo di fiducia, un patto che riguarda la veridicità di tutto ciò che osserviamo, ma che sappiamo invece appartenere all’universo della finzione. È quello che Paolo Mereghetti definisce il “patto” speciale che fa esistere i film. In sostanza si tratta di sospendere a tempo determinato la nostra naturale capacità di discernere tra ciò che è vero e ciò che è falso, per abbandonarci a credere impersonalmente a quello che stiamo vedendo su uno schermo. Questo patto esiste da sempre, dal giorno in cui il primo uomo raccolse un po’ di suoi simili intorno a un fuoco e incominciò a raccontare una storia d’invenzione. Ma è stato con l’avvento del cinema nel Ventesimo Secolo che questo patto è diventato ferreo, il concordato tra spettatore e finzione ha fondato una nuova etica che vive e si riproduce esclusivamente in quel terreno dei sogni, dove trova spazio tutta la gamma dei sentimenti umani. Ora è accaduto che in Italia, più che in qualsiasi altra nazione, questo patto conoscitivo ed emozionale si sia trasferito dalle tradizionali forme di arte narrativa (teatro, letteratura, cinema) all’ambito della politica. La sospensione del giudizio da parte degli italiani, o quantomeno di una parte di essi, nei confronti dell’attuale premier (sospensione che ha caratterizzato l’intero arco della sua esperienza politica, diventandone anzi, fin dal principio, un fattore caratterizzante) assomiglia moltissimo alla convenzione fiabesca che stipuliamo con un attore, un regista o uno scrittore, e che ci induce a compiere l’atto di fede, a credere a tutto ciò che vediamo su uno schermo o che leggiamo in un libro, nonostante sappiamo con assoluta certezza che non si tratta della realtà, ma soltanto di una rappresentazione di essa. Non è un caso che tutto ciò sia avvenuto per mano di un magnate che controlla la comunicazione, e con essa l’identità, del paese. Così accade che, fra coloro che si assoggettano a una qualsiasi delle forme di fascinazione esercitate da questo personaggio, ci siano persone che sono ben consapevoli dello sfondo di finzione e mistificazione che sorregge la visione e l’azione politica di quest’uomo, in una parola, del suo retroscena. Essi sanno perfettamente di essere parte del patto subdolo ereditato dalle arti narrative, e tuttavia non hanno alcuna intenzione di infrangere questo patto. Si dicono che, se bisogna impiegare una parte del proprio tempo e della propria intelligenza per assistere a un film, va da sé che occorre credere a quello che si vede. Allo stesso modo, se si è sostenuto in qualche modo l’ascesa al potere di un uomo che incarnava i nostri desideri e le nostre aspirazioni più materiali, pur sapendo che non tutto è come sembra, bisogna rimandare il giudizio morale sulla autenticità e sulla sincerità di quell’ascesa, e semplicemente credere, accettare senza riserve ogni finzione, calarsi nella commedia, per dare un senso al patto che fa esistere il film. Questa sospensione del giudizio, questa astensione dalla realtà, ha riguardato, negli ultimi quindici anni, la maggioranza dell’elettorato italiano. Ecco, io credo che quando verrà il momento di ritornare alla realtà del presente, uno dei maggiori turbamenti di questa nazione tornerà ad essere nuovamente concreto. Allora accadrà che quella maggioranza di uomini e di donne che con la loro fede a oltranza hanno consentito l’esistenza del “film-Berlusconi”, si troveranno improvvisamente catapultati dal sogno alla verità, al punto di partenza, ad essere quello che gli italiani – insieme a noialtri spettatori scettici e diffidenti – sono sempre stati, ossia un popolo indifferente, le ombre di un miraggio, di una nebbia, parole, nulla. E quello, a parer mio, sarà un passaggio storico molto, ma molto pericoloso.

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2 commenti
  1. Glò ha detto:

    Tanto feroce ora, tanto spietato sarà il momento del “passaggio storico” dopo (e chissà se sapremo riconoscere il reale dalla finzione; credo che questa particolare scelta sarà nuovamente cosparsa d’altra mediaticità irruenta. Giusto per rimediare -e in fretta- questo angusto periodo, ma temo senza brillanti risultati).

    Grazie Andrea. Un caro saluto, Glò

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Un saluto anche a te Glò, ho timore di quella mediocrità a cui fai riferimento, mediocrità che – insieme alla banalità – è da sempre la migliore alleata della ferocia umana.

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