Il diritto e il rovescio della vergogna

Non dirò niente di interessante e niente di intelligente. Dirò che ho letto stamattina due notizie apparentemente contrastanti ma che, a ben vedere, nascondono una radice comune. La prima notizia è questa: nella cosiddetta “generazione dei senza lavoro” un giovane su due guadagna meno di 800 euro al mese. La seconda riguarda l’incremento in Italia del consumo di cocaina in tutti gli strati sociali della popolazione, con una percentuale che sfiora il 7% fra i giovani. Ho detto che sono apparentemente due notizie contrastanti perché la prima, naturale, domanda che mi viene in mente è: come fai a comprare cocaina se non hai un lavoro? Ci sono mille risposte ammissibili a questa domanda, tutte verosimili. La cosa che più di tutte fa paura è il quadro che ne emerge, il disegno angosciante di una nazione che respira affannata e che non si tocca più nemmeno il volto per cercare le sue fattezze perdute, una terra fatta di gente che si scompiglia nella schiuma dei giorni fra diritti negati e violenze vessatorie instillate dalle droghe prestazionali. La mancanza di lavoro e la diffusione sempre più massiccia del consumo di cocaina rappresentano i due volti dell’epidemia che sta imputridendo le radici di questo paese, corrompendo intere generazioni, intaccando il futuro nei due versi, sono il diritto e il rovescio della medesima vergogna. Da una parte la mancanza di un posto di lavoro che garantisca un’esistenza dignitosa è l’elemento che mina la costruzione di un qualsiasi tipo di futuro, dall’altra la distruzione sistematica di ogni sicurezza individuale – attraverso l’introduzione, nel corpo e nello spirito, di una forma sintetica di coraggio – edifica uomini deboli ma feroci, piccole bestie da competizione. Tutto questo, ci dicono, accade nell’era dell’ottimismo facile. Non è un mistero che – al contrario – quest’epoca sia dominata da un immenso abisso di tristezza. Per questo oggi, leggendo le due notizie, ho pensato che stiamo calpestando le assi marcite di un lungo ponte sospeso sul vuoto, e che forse viviamo sempre più spesso senza comprendere il lamento di una catastrofe che si annuncia e che turba il mondo. Niente di interessante, appunto. E neppure di intelligente.

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Faruk Sehić, SENZA CARICO SULLE SPALLE ECCETTO QUELLO DELLA MORTE

viene da me un uomo
mentre mangio kebab
chiede un morso
lo strappo con la mano
e glielo dò
mette il boccone
in un sacchetto verde
gli domando a cosa gli serve
e cosa porta nel sacchetto verde
dice che dentro ci sono
dei bocconi dei quali
farà una minestra
lui va a casa
pesante come una campana di piombo
parla con le colombe e con le nuvole
lui un profeta stagionale di strada.

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2 commenti
  1. grazia longo ha detto:

    articolo da conservare, complimenti! bello lo stile, ineccepibile e stimolante il contenuto. Felice di esserti amica!

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ti ringrazio di essere passata di qui. E dei complimenti. E, sì, di essermi amica.

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