Ogni uomo è un paesaggio in riva all’acqua

13 novembre 2009

by the seaCamminando in mezzo a una folla di persone spesso mi soffermo a pensare come ciascuno di quegli sconosciuti abbia in sé un cielo dentro cui spaccarsi le ossa, morire d’amore, ubriacarsi, tacere, in una parola, vivere. “Ogni uomo è un mondo, popolato da ciechi esseri in oscura rivolta” ha scritto il poeta svedese Gunnar Ekelöf. Io sono a mia volta una persona di quella folla, uno sconosciuto con il mio cielo, e i miei personali, ciechi esseri in rivolta. O ancora, come è scritto in un verso di John Donne ripreso anche da Hemingway in Per chi suona la campana, “Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra”. Ecco. Isole e mondi che si compenetrano, questo c’è in una folla che avvampa nella più banale indifferenza. Perciò quando cammino per la strada, mi fermo in un bar, osservo una ressa in un autobus o una fila davanti alla cassa di un supermercato, quando sbircio nelle macchine degli automobilisti bloccati nel traffico del rientro alla sera o in uno scialbo andirivieni di clienti in un centro commerciale, non posso fare a meno di pensare che ogni essere umano è un grande quaderno di scrittura con un nome in testa e una storia che si muove entro due margini. E quando mi trattengo in pensieri di questo genere mi succede puntualmente di avere una specie di visione profetica, all’improvviso l’essere umano che osservo diventa una creatura spoglia e tremante, denudata nella sua terribile e assoluta verità. Quest’uomo al grado zero di se stesso è un essere che annega, che non sa più riconoscersi nel mondo, un piccolo animale vivo che ha già dentro di sé la certezza della morte. I miraggi come il mio sono la più grande ferita che portiamo dentro. Ogni uomo è un paesaggio in riva all’acqua. Così noi, quando osserviamo qualcuno, veniamo sempre dal mare.

Gunnar Ekelöf, OGNI UOMO È UN MONDO

Ogni uomo è un mondo, popolato
da ciechi esseri in oscura rivolta
contro l’io, il re che li domina –
In ogni anima imprigionate sono mille anime,
in ogni mondo nascosti mille mondi
e questi ciechi mondi inferiori
sono reali e vivi, seppure immaturi
com’è vero che io esisto. E noi sovrani
e principi dei mille in noi possibili
siamo noi stessi sudditi, imprigionati in
una creatura più grande, che io e l’essere
comprendiamo poco quanto il nostro superiore
che gli è sopra. Del loro amore e della loro morte
i nostri sensi non hanno afferrato che una sfumatura.

Come quando una grande nave passa
lontana al largo, sotto l’orizzonte, dove sta
nella luce della sera. E non ce ne accorgiamo
prima che un’onda ci raggiunga sulla riva
prima una, poi un’altra e molte altre ancora
che sbattono e rumoreggiano finché ogni cosa è
tornata come prima. Eppure tutto è diverso.
Come noi siamo afferrati da un’inquietudine strana
quando qualcosa ci dice che degli uomini hanno viaggiato
che liberati sono stati alcuni dei possibili.

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5 Risposte to “Ogni uomo è un paesaggio in riva all’acqua”

  1. enrimorgause Says:

    Del loro amore e della loro morte
    i nostri sensi non hanno afferrato che una sfumatura.

    verissimo, parole perfette andrea per un “vedersi” negli altri “Come in uno specchio”… di I.Bergman.
    Ottimo post che mi sono gustata parola per parola , la tua Poe di più:-)
    bacini enrica

    • Andrea Pomella Says:

      Ciao Enrica, grazie. La poesia non è mia, ma di Gunnar Ekelöf. Sai una cosa, adoro Bergman, però mi sono appena accorto che “Come in uno specchio” mi manca.

  2. Isabella Verdiana Says:

    Il tuo post é bellissimo Andrea e quando citi la frase ‘nessun uomo é un’isola…’ lo fai quasi a chiamare speranza…E proprio il significato sotteso che io credo di vedere nelle tue parole mi ha portato alla mente un’altra poesia…perché quella frase, per alcuni, ha una valenza ben più disperata.
    E come a contraltare nero a Ekelof ti riporto di seguito il passo di Elliot che mi é tornato alla memoria:
    […]
    Gli occhi non sono qui
    Qui non vi sono occhi
    In questa valle di stelle morenti
    In questa valle vuota
    Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti

    In quest’ultimo dei luoghi d’incontro
    Noi brancoliamo insieme
    Evitiamo di parlare
    Ammassati su questa riva del tumido fiume
    Privati della vista, a meno che
    gli occhi non ricompaiano
    come la stella perpetua
    Rosa di molte foglie
    Del regno di tramonto della morte
    La speranza soltanto
    degli uomini vuoti.
    […]

  3. Hanna Says:

    Vita: voltare
    pigro di fogli bianchi
    su cui scrivere.

    Sorte: voltare
    lesto di fogli scritti.
    Vita vissuta.

    Vita da vivere e poi vissuta ke non si sceglie se non in minima parte.

    Bellisimo pensiero il tuo Andrea. Buon week end
    H

  4. Andrea Pomella Says:

    Chiamare la speranza. Sì Isabella, ne conoscessimo almeno l’indirizzo. Bellissimo e perfettamente aderente il passo di Eliot.

    Grazie Hanna, buon weekend anche a te.


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