Le storie da raccontare

16 novembre 2009

sculptureLe storie da raccontare sono in numero infinito. Se ci fermassimo per un istante a pensare a quante storie nascono o si concludono a ogni minuto del giorno rimarremmo fatalmente catturati nella rete di recinzione che segna il confine tra la realtà e l’invenzione. Ho appena terminato di leggere Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz. Nelle pieghe infinite di questo capolavoro della letteratura israeliana contemporanea ci sono divagazioni formidabili sulla creazione e su come nasce in uno scrittore la vocazione al racconto. Amoz Oz racconta in questo libro di come le storie, in lui, abbiano incominciato a germogliare in tenera età, quando era costretto dai suoi genitori a stare immobile e in silenzio durante le visite di cortesia che la sua famiglia faceva ad amici e conoscenti. Fu durante queste piccole torture quotidiane che il piccolo Amos iniziò a far muovere la sua immaginazione concependo per ogni personaggio reale una piccola storia privata di sua invenzione. Nel corso del racconto, Oz confessa che l’osservazione degli uomini e delle donne resta tuttora la sua principale fonte d’ispirazione per l’ideazione di vicende romanzesche, che spesso i tempi morti di una fila alla cassa di un supermercato, o alla posta, o a un semaforo rosso, diventano il pretesto per mettere in scena storie private che hanno per protagonisti inconsapevoli sconosciuti. Nel recente La vita fa rima con la morte, Amos Oz è tornato su questo tema, costruendo una vicenda che ha nel suo cuore proprio il meccanismo della creazione letteraria. Durante una serata afosa a Tel Aviv, uno scrittore invitato a un incontro letterario ascolta i lunghi convenevoli e le noiose dissertazioni dei lettori presenti. Osservando il pubblico in sala gli tornano alla mente alcuni personaggi che ha visto poco prima in un bar, e quelle immagini, catturate dalla realtà, diventano immediatamente delle storie a cui lo scrittore dedica tutti i suoi sforzi di invenzione. Confesso di essere estremamente affascinato da questo meccanismo e di aver fatto uso anch’io, da onesto profittatore, di ignari passanti, o semplici conoscenti, di aver chiesto in prestito loro la faccia, o la voce, o il nome, di averli spesso combinati con altri sconosciuti fino a creare quegli strani ibridi che sono i personaggi di fantasia.

Mario Rivero, UNA PICCOLA STORIA

Alle sei di sera
quando la strada si lascia lambire dalla sporcizia
e gli edifici sbadigliano attraverso le finestre
i marciapiedi e gli alberi
la dattilografa aspetta…

Una volta aveva 15 anni.
Si dava il rossetto e sulle unghie uno smalto furiosamente rosso
usava scarpine fantasia
e aveva un fidanzato
che la portava al caffè
a prendere un cappuccino con pane tostato
mentre l’americano della fisarmonica
suonava una canzone
che ancora si ricorda.

Ora sono le sei di sera.
Il tempo è un cavallo lebbroso
che calpesta le cose.

Che fai dattilografa
con quel viso autunnale
e quei seni come arancia appassita?
Domani tornerai in ufficio
e vedrai il capo
di un metro e cinquanta
che si accarezza il piccolo ventre
dove si tiene le ricevute
uova di tartaruga
e una morte grande.

Non aspettare altro.
Ascolta di nuovo la musica dell’americano
e lascia che un uomo ti porti con sé…

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5 Risposte to “Le storie da raccontare”


  1. PROSPETTIVA

    Si sono incrociati come estranei,
    senza un gesto o una parola,
    lei diretta al suo negozio,
    lui alla sua auto.

    Forse smarriti
    o distratti
    o immemori
    d’essersi, per un breve attimo,
    amati per sempre.

    D’altronde nessuna garanzia
    che fossero loro.
    Si, forse, da lontano,
    ma da vicino nient’affatto.

    Li ho visti dalla finestra
    e chi guarda dall’alto
    sbaglia più facilmente.

    Lei è sparita dietro la porta a vetri,
    lui si è messo al volante
    ed è partito in fretta.
    Cioé, cose se nulla fosse accaduto,
    anche se è accaduto.

    E io, solo per un istante
    certa di quel che ho visto,
    cerco di persuadere Voi, Lettori,
    con qualche verso occasionale,
    quanto triste é stato.

    Wislawa Szymborska

    ***

    anche lei, come noi, ha vissuto ed intrecciato due vite, vederle svanire è stato triste.

    ciao Andrea, 🙂
    nat

  2. Andrea Pomella Says:

    Ciao Natàlia, direi che hai scelto una poesia più che pertinente.


  3. ammiro molto la fantasia. forse perchè non ne ho dote. sono ossessionata dal raccontare la realtà che, come disse una volta un mio amico perduto: la realtà supera la fantasia… a volte ha risvolti incredibili. talmente incredibili, che a raccontarli si rischia di non esser creduti.
    ma tu, caro Andrea, perchè non posti l’abbozzo di una tua creatura di fantasia? voglio leggerti…
    bella, bellissima Wislawa…

    • Andrea Pomella Says:

      Vedi Francesca, non credo che la fantasia e la realtà siano due mondi all’opposto. Credo piuttosto che la fantasia sia un altro genere di realtà. L’invenzione è un universo straordinario in cui far accadere cose estremamente reali. Perchè non posto le mie creature di fantasia? Perché non credo che questo sia il luogo adatto a farlo. E poi concordo con te. Bellissima Wislawa.

  4. sisu Says:

    è con la fantasia che ci permettiamo il lusso di realizzare i sogni.. i desideri nascosti.. quelli senza pensieri e senza regole dettate dal buonsenso.. l’immaginazione non ha confini e se li ha si possono abbattere con una semplicità disarmante ricreando a nostro piacimento nuovi limiti da superare ancora e ancora.. basta chiudere gli occhi e tutto appare chiaro e limpido e le storie che prendono vita sono infinite..


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