I loro nomi come sette olmi

Se gli uomini fossero privi di nome sarebbero indicati a dito, si troverebbe per ciascuno una peculiarità fisica o caratteriale, un surrogato della propria essenza umana. I nostri nomi tuttavia sono così effimeri da durare, quando va bene, il tempo di tre generazioni, poi scompaiono nella pioggia dei secoli. Oggi mi sono imbattuto in una bella poesia di Gianni Rodari, una di quelle cose che generalmente si trovano archiviate alla voce “Poesie della Resistenza”. Eppure, a spingermi ad approfondire la lettura di questi versi, non sono tanto considerazioni di ordine storico o politico,  quanto la ragione propria dei nomi, “quei sette nomi scritti con il fuoco”, piantati nel cuore “come sette olmi”. I nomi sono l’ultima traccia che resta di noi, insieme al nostro lavoro, agli affetti che abbiamo saputo coltivare e a poco altro. Uno scrittore quando sceglie un nome per un personaggio del suo racconto cerca un suono che assomigli al carattere e al volto che ha concepito per lui, il nome diventa la maschera e l’espressione, serve ad accompagnare l’orecchio del lettore alla terra sulla quale ascolterà come un indiano d’America l’arrivo delle tempeste. In alcuni versi di Iacyr Anderson Freitas c’è scritto: “non avere passato e nome / essere allo stesso tempo / fine e principio”. A volte abbiamo fretta di nominare le persone, chiediamo loro sbrigativamente il nome, salvo, nove volte su dieci, dimenticarcelo un minuto dopo. Se mi metto a pensare a tutte le mani che ho stretto in vita mia nell’atto delle reciproche presentazioni e a quanti, poi, di quei nomi si sono conservati nella mia memoria, ne provo quasi vergogna. Quelli che ricordo sono in una percentuale drammaticamente insufficiente. L’indicazione che ne traggo è che il nome di un uomo, fra tutte, è la cosa più facile da dimenticare.

 

Gianni Rodari, COMPAGNI FRATELLI CERVI

Sette fratelli come sette olmi,
alti robusti come una piantata.
I poeti non sanno i loro nomi,
si sono chiusi a doppia mandata :
sul loro cuore si ammucchia la polvere
e ci vanno i pulcini a razzolare.
I libri di scuola si tappano le orecchie.
Quei sette nomi scritti con il fuoco
brucerebbero le paginette
dove dormono imbalsamate
le vecchie favolette
approvate dal ministero.

Ma tu mio popolo, tu che la polvere
ti scuoti di dosso
per camminare leggero,
tu che nel cuore lasci entrare il vento
e non temi che sbattano le imposte,
piantali nel tuo cuore
i loro nomi come sette olmi :
Gelindo,
Antenore,
Aldo,
Ovidio,
Ferdinando,
Agostino,
Ettore ?

Nessuno avrà un più bel libro di storia,
il tuo sangue sarà il loro poeta
dalle vive parole,
con te crescerà
la loro leggenda
come cresce una vigna d’Emilia
aggrappata ai suoi olmi
con i grappoli colmi
di sole.

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2 commenti
  1. Hanna ha detto:

    Ma sai che non ci avevo mai riflettuto? Sono sicura ed è vero che se vedessi delle persone conosciute forse di loro ricorderei il luogo ed il momento dell’incontro ma non il nome…Wow Andrea…che riflessione però!!
    Un abbraccio H

  2. elina ha detto:

    un incontro quello con la poesia di Rodari ed una buona riflessione
    Elina

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