Il gioco delle tre carte

Allora, le cose stanno più o meno così. Un anno fa vado ad assistere a un incontro letterario. Ci vado di rado agli incontri letterari, ma quando ci vado è sempre perché ho un buon motivo per farlo. Quel giorno tuttavia non sapevo che il mio buon motivo sarebbe coinciso con la scoperta del gioco delle tre carte. Sì, dunque, procediamo con ordine. L’argomento dell’incontro è il nuovo romanzo di questo giovane scrittore italiano di buon talento. Al tavolo, seduto al centro, c’è il giovane scrittore, oltre a lui ci sono un critico letterario e l’editor della casa editrice che pubblica il romanzo in questione. Ora, il critico letterario in realtà so che è a sua volta uno scrittore di successo, uno di quelli che con una sola parola ben congegnata finiscono per orientare i gusti dei lettori. L’altro, l’editor, avrebbe pubblicato a suo nome, di lì a qualche mese, il suo primo romanzo. Ragione per cui, a buon diritto, si può dire che al tavolo sono seduti tre scrittori. Dei tre, tuttavia, l’unico disposto a vestire fino in fondo i suoi panni sembra essere proprio il giovane scrittore. L’incontro fila via con argomenti piuttosto interessanti, nella piccola sala non si respira per il gran caldo, ma questo non è un motivo sufficiente a bollare la serata come un evento da dimenticare. A un certo punto accade qualcosa. Succede che l’argomento della conversazione fra i tre e il pubblico si sposti su un altro versante, su un altro libro, e precisamente sul romanzo di prossima uscita del critico-scrittore. Ecco allora che, come nel dietro le quinte di un balletto, assisto al cambio rapidissimo dei costumi di scena. L’editor diventa il critico letterario, il giovane scrittore ci confessa che ha lavorato per anni come consulente in una casa editrice e quello che all’inizio vestiva i panni del critico letterario cambia improvvisamente registro e si mette a parlare della propria creatura d’invenzione col piglio trasognato dello scrittore. Mi guardo intorno per vedere se anche le altre persone nel pubblico vivono lo stesso disorientamento che vivo io, niente di tutto questo, tutti sembrano perfettamente a loro agio, nessuna traccia di confusione, il cambio repentino dei ruoli non ha inciso minimamente sull’attenzione dei presenti. A questo punto dal mio posticino in fondo alla sala mi sposto verso l’uscita e aspetto lì la fine dell’incontro. Quando i tre ordinano il rompete le righe c’è il consueto assalto per avere un autografo sulla propria copia personale del libro. Io ne approfitto per sgattaiolare fuori dalla sala e uscire all’aperto a respirare un po’ d’aria e traggo le mie considerazioni. Ho la tremenda sensazione di aver appena ricevuto un’orrenda epifania, un’accecante illuminazione su come vanno le cose nell’industria editoriale italiana. Ci sono tre ruoli: chi scrive il romanzo, chi lo pubblica e chi lo recensisce. Un tempo questi tre ruoli erano ben distinti. Lo scrittore, l’editore e il critico quasi mai si trovavano d’accordo, ma il fatto che i loro ruoli fossero ben separati garantiva comunque un equilibrio e una certa qualità al sistema di cui facevano parte. Quella sera ho scoperto invece che in Italia lo scrittore, l’editore e il critico sono in realtà una persona sola, che il sistema è sigillato da dentro, che per entrare a recitarne una parte non servono predisposizione, talento, lavoro e perseveranza (tutte qualità che, tanto per esser chiari, io non possiedo), piuttosto bisogna avere le stupefacenti qualità fisiche di un atleta di triathlon, o meglio ancora l’abilità di un prestigiatore che fa il gioco delle tre carte. Già, il gioco delle tre carte. Fra coloro che amano sperperare i loro soldi e il loro tempo con questo gioco capita ogni tanto che qualcuno scopra l’inganno e tenti di far saltare il tavolo. Arrivano allora i compari del “cartaro”, spintonano il malcapitato, lo insultano e dopo averlo messo a debita distanza proclamano agli altri che quelle accuse così ridicole sono, naturalmente, solo il frutto dell’invidia. Insomma, provare a dire una parola diversa in Italia è quel tipo di scommessa che, comunque vada, ci perdi sempre.

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11 commenti
  1. Alessandra ha detto:

    C’è poco da fare, il sistema sociale di un paese si riflette in un infinito gioco di specchi nella sua cultura. E questa, dalla politica, alla letteratura, alla musica, al giornalismo, è l’Italia che ci è capitata di vivere. Facevo un ragionamento simile tempo fa, a un’altra presentazione letteraria, meno altisonante, ma con un pubblico un po’ meno asservito alle logiche di mercato. Un noto giornalista di Repubblica mi ammonì sul rischio di diventare come il protagonista del film “Caterina va in città”, uno scrittore di poco successo che al Maurizio Costanzo Show sproloquiava, tra la commiserazione dei più, di “conventicole”, di circoli chiusi, decretando il suo fallimento definitivo. Mi colpì, ma mi fece anche pensare che nel frattempo il Maurizio Costanzo Show era sfumato in un limbo di fuori moda, era diventato un baraccone fin-de-siècle che non fa più neppure becera promozione letteraria di falsi talenti. E mi sono detta che niente è per sempre, che forse, da qualche parte, qualcosa si muove, e sta ricoprendo di polvere i costanzosciò della letteratura italiana degli ultimi vent’anni. Che sia troppo ottimista? Sarà, ma quando leggo i vostri commenti, mi sento meno sola. Grazie delle vostre riflessioni resistenti.

  2. maria ha detto:

    Allora io non avevo capito proprio niente…infatti mi fanno stare sempre zitta o, quando mi vedono da lontano, si toccano…strano però che mi succeda anche in politica…perchè invece al resto della gente mi sembra di essere simpatica, anche se non la pensano come me…
    Comunque il virus che descrivi si chiama Proteus-Proteus-multiformis, ma nessuno ha interesse a studiarlo, perchè non è mortale.

  3. Andrea Pomella ha detto:

    Una fotografia Nat, certo, però subito dopo mi è toccato buttare la macchina per lo sconcerto.

    Ale, io ormai mi nutro di quell’ottimismo che senti tu. Perlomeno è gratis.

    Maria, Proteus-Proteus-multiformis, dici? Se c’è un interesse lo rendono pure mortale, poi però ci obbligano a fare il vaccino. Ma di qualcosa si dovrà pur morire.

  4. Sì caro Andrea, il mondo (anche dell’editoria) circola sul consumismo, quindi spingere le vendite. non importa il valore del libro. importa il numero di copie, il reddito che se ne trae. ma i lettori si organizzano. anche i critici. anche gli scrittori. Quelli con il senso del dovere. quelli che non ingannano.
    Ti racconto invece della mia ultima esperienza. vado ad un incontro al Candiani di Mestre e conosco una realtà diversa. C’è Massimiliano Santarossa che non si sofferma affatto sul suo nuovo libro, di cui invece dovrebbe parlare. Ma sull’importanza delle persone qualsiasi. quelle mai raccontate. Sembra quasi trasparente, si fa piccolo. Al termine c’erano dei ragazzi di un certo nuovo gruppo, lo Spritz Letterario, che hanno aggiunto letture e musica incredibile.
    Precedentemente sono stata all’incontro con Vittorio Arrigoni. anche lui attivista per i diritti umani, reduce da Gaza, ha scritto un libro. ma non è ha parlato per nulla. Anche lui, era semplicemente il tramite, la trasparenza verso cui convogliava un atroce conflitto tra razze.
    Ecco, la cultura vera non morirà mai.
    E tu sai distinguerla. Hai boicottato quella serata, rigettandola come noncultura ma semplice propaganda.
    Uno straordinario equilibrio, caro Andrea, noi pesiamo sull’altro piatto della bilancia…
    Io direi a conclusione un’unica parola per noi:

    EVVIVA!

  5. Andrea Pomella ha detto:

    Certo che ci sono realtà diverse Francesca, per fortuna ci sono, ma sono voci spuntate a cui viene sottratta forza, perché gli spazi a disposizione, quei pochi, sono tutti occupati e presidiati. Allora cerchiamo di buttarci tutti a peso morto sull’altro piatto della bilancia, chissà che un giorno…

  6. Clarabella ha detto:

    Momento di sconforto cosmico?
    Dovresti tenerne fuori la tua scrittura.. se c’è un posto nel quale sei libero di fottertene di dinamiche ridicole come questa è proprio lì, in quell’universo di carta e cemento armato che allestisci ogni mattina.
    E cambia musica!
    Voglio credere che le persone fiutino un buon libro per quello che vale, non per chi lo ha recensito o editato. Voglio dire, quando esce un libro di Baricco o di De Luca di trenta o quaranta cartelle e me lo spacciano per romanzo, io sono ancora in grado d’incazzarmi, di riconoscere il pacco tirato. O no?
    O_o

    • Andrea Pomella ha detto:

      La musica non la cambio, perché quelle che definisci “dinamiche ridicole” sono la ragione principale dello sfascio culturale in cui ci troviamo, e poi, principalmente, non riesco a fottermene delle cose a cui tengo. Buon per te se riesci a riconoscere il pacco, la maggior parte dei lettori – a essere buoni – il pacco lo riconosce dopo aver comprato il libro. E’ così, sai, che si fanno gli affari in questo paese.

      • Clarabella ha detto:

        Dal tono un po’ polemico della tua risposta deduco che il mio invito a cambiare musica è stato frainteso… Non intendevo che i tuoi interventi hanno sempre lo stesso registro o che parli sempre delle stesse cose!!! 😦
        Adoro i tuoi post! Imparo un sacco di cose, leggendoti!
        Era un riferimento al fatto che hai detto che quando scrivi, lo fai sempre alla stessa ora, sempre con la stessa luce e sempre ascoltando la stessa musica. Volevo essere ironica! Tipo, prova con gli Abba o coi Green Day o con Cucamonga e tutte queste variabili sonore allieteranno la tua inventiva!
        Non volevo essere polemica. Mi dispiacevo di vederti così malinconico, ecco tutto!
        😉

  7. Andrea Pomella ha detto:

    Oh Clarabella, ma quale tono polemico, è che davvero questo argomento mi manda in fibrillazione, non c’era nemmeno malinconia, ma una buona sana incazzatura. Ci credi se ti dico che ci ho provato con gli Abba? Dancin’ Queen pare sia il pezzo preferito di mio figlio che ha 5 mesi. E questo sì mi immalinconisce…

    • Clarabella ha detto:

      Ahahahah!
      Beh, meglio gli Abba che i Green Day, comunque!
      Stringiamo i denti, annuso buoni presagi, nell’aria!
      😀

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