La congiura

Ci sono giorni della settimana in cui sento su di me il peso di una congiura. Si tratta di una cosa senza nome che trama nel buio più fitto, che deposita sugli oggetti quotidiani una polvere invisibile ma pesante, che mi affatica il respiro e mi offusca i pensieri, che mi rende schiavo di un ritmo di vita che mi è assolutamente estraneo per natura. Me ne accorgo soprattutto quando compio gesti marginali, ma che corrispondono esattamente fra loro, nello spazio e nel tempo, ai gesti che ho compiuto il giorno prima e in quello prima ancora. Poggiare un dito sul pulsante d’accensione dell’autoradio per esempio, e nello stesso momento guardare l’ora sul display digitale del cruscotto e accorgermi che è la stessa ora di ieri, che è lo stesso gesto di ieri, e che forse è anche lo stesso giorno di ieri, e perfino la stessa musica di ieri. Penso davvero che esista una gigantesca cospirazione di cui sono vittima, altrimenti non ci sarebbe spiegazione alla ripetitività dei gesti quotidiani, alla scansione precisa delle azioni, perfino a questo scrivere ogni giorno di mattina presto, sulla stessa tastiera dello stesso computer, sotto la stessa luce, con il sottofondo dello stesso suono di campane, e la sensazione sempre più forte di dire sempre le stesse cose a un pubblico di lettori ristretto e invisibile a cui di tutto questo, in fin dei conti, non importa niente. Bene, è così. Ne ho la certezza. Ho davvero poca voce in capitolo sullo sviluppo delle mie giornate ed è un fatto di cui devo tener conto. Sfogliando alcune poesie che mi sono appuntato qualche giorno fa ho appena scovato questi versi: “Tanti pianeti diversi in questo stesso mondo / che a volte non sappiamo se siamo quello che siamo / né quando siamo / né dove / né chi si è”. Sono del poeta cileno Carlos Trujillo e fanno il paio con la meravigliosa Una parte d’impotenza di Nedžad Maksumić che oggi sembra scritta apposta per me.

Nedžad Maksumić, UNA PARTE D’IMPOTENZA

Le battaglie vinte si possono perdere
Se non si dispone diversamente

I giudici si possono comprare
L’oro non è poi tanto privo di valore
I presentimenti si possono vendere
In cambio di farina
Di burro
Di carne

Esiste la congiura dei fiori
Muta pazzia
Ticchettio dell’istante
Ci macinano per la testa
Bucaneve e garofani
Esiste la congiura delle formiche
Nere e rosse
Insieme
Non cercate di toccarmi il palmo delle mani
Non servirà

Credete alle congiure

Regalate una parte del regno
E una parte dei re
Soddisfate sia i fiori che le formiche
Liberate i venti
Alleggerite le navi
E ci sarà speranza

I venti possono anche soffiare in favore
E portarci allegramente lontano

vale la pena di credere al vento

L’isola del rifugio affonda
Non scrivete messaggi sulle pietre
Anche le pietre affondano
Se non si dispone diversamente.

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4 commenti
  1. La poesia di trujillo è splendida. Vera. Come al solito fratello mio, GRAZIE.
    M

  2. beh… stesse sensazioni, non posso che condividere ogni parola… eccetto il fatto che “non interessi a nessuno” ed “alla piccola cerchia ristretta”

    ma questo già lo sai da solo, forse però non sei nella disposizione d’animo per accettarlo.
    sarà questa coltre di congiura routinaria…
    pensa che io sono ferma da giorni, con i versi intendo, e non rispondo neanche ai commenti sul mio blog, non per maleducazione o disinteresse verso chi mi legge, ma per un senso di rifiuto verso me stessa e la mia monotonia…

    ma sto solo aspettando che passi questo sole e che il tempo mi riporti l’inverno.

    ciao Andrea, nat

    p.s.: oh ciao, Marco, eh!?!

  3. Anna B. ha detto:

    Approfitto di questo post per un saluto, io che faccio parte del pubblico di lettori spesso invisibile ma, ti assicuro, interessata! Su molte delle tue riflesioni continuao a ragionare ma i miei pensieri sono lenti e confusi e non mi va di lasciare commenti sbrigativi che magari qualche minuto dopo modificherei… così alla fine cedo e mi dedico alle decine/centinaia di altre grandi e piccole cose da fare. Ma passare qua alcuni minuti al giorno è diventata una piccola abitudine quotidiane piacevoli!

  4. Andrea Pomella ha detto:

    Be’ le congiure sono molte o più semplicemente non c’è nessuna congiura, ma siamo noi che ce ne sentiamo una addosso, è un po’ come dice Natàlia, siamo i primi congiurati di noi stessi.
    Anna grazie, dedicati alle altre cose “grandi e piccole”, che qui ci si confonde. Scherzo naturalmente. Leggere i commenti alle cose che scrivo è invece la mia piccola piacevole abitudine quotidiana.

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