Riscrivere l’amore degli altri

Quando vado a correre in un parco e vedo a sferzate visi e voci nell’ombra degli alberi, o quando passeggio per la strada nel breve tratto che va da casa al supermercato in cui caricherò le buste della spesa o mi tirerò dietro casse d’acqua minerale, mi capita di vedere coppie di innamorati seduti alla fermata dell’autobus, o arrampicati su una panchina di marmo, o sdraiati all’ombra di un pino. Sono soprattutto coppie giovani, ragazzi, perché da un certo punto in poi della nostra vita, chissà perché, l’amore diventa un fatto privato da relegare nelle quattro mura domestiche o in qualche posto intimo lontano dallo sguardo indiscreto dei passanti. I pensieri che mi prendono a ronzare nella testa quando mi imbatto in situazioni così sono molteplici. Il più delle volte comincio a pensare al presente di quella coppia. Non perché abbia un istinto particolarmente portato a farmi gli affari degli altri, ma perché di fronte a dei perfetti sconosciuti ho la possibilità di azionare i meccanismi dell’invenzione, scatenare la fantasia in lungo e in largo e architettare una storia dal nulla. Più che il loro futuro mi interessa, come ho detto, il presente. Mi basta un’occhiata, uno sguardo di sfuggita, e loro non sapranno mai di quanto, quel piccolo gesto che, in tutta probabilità, non avranno neppure notato, nutra in me il desiderio di riscrivere mentalmente la loro storia. A parlare di loro, oltre alle carezze magari incerte, la timidezza di un’espressione, o al contrario la sfacciataggine di un atteggiamento, saranno i loro vestiti, quella camicia piuttosto che un’altra, o quella borsa che lei tiene in sospeso fra le gambe e che in tutta probabilità contiene un’infinità di cose banali, una lettera, o l’ultimo regalo che ha preso per lui, oggetti semplici ma al contempo misteriosi che fondano tutto il suo universo privato. Ma riscrivere l’amore degli altri a volte è uno sforzo vano, come fare in modo che tutto di noi, così come lo conosciamo, non fosse mai esistito.

Jorge Enrique Adoum, PONT ST.-MICHEL

i giovani hanno invaso la terra a coppie
un pesce abbracciato a un altro pesce
e in tutti gli angoli del deserto
il doppio animale l’ammasso unico
ciechi che si riconoscono annusandosi l’orecchio
o sordi che si sentono con la lingua

in questo freddo divorarsi quale dei due è lei
chi metterà fra i due una chitarra
chi invidioso li separerà con una spada
o gli darà collerico notizie della guerra

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2 commenti
  1. Anna B. ha detto:

    Probabilmente scrivendo una storia per ogni coppia che hai incontrato non indovineresti quella reale. Ma, chissà: se poi le coppie potessero scambiarsi le storie magari ognuna ritroverebbe la sua! Sarebbe curioso…

    Comunque è vero: sono più spesso i giovani che di lasciano andare in pubblico ma quando si vedono coppie di anziani particolarmente romantiche è immensamente emozionante!

    • Andrea Pomella ha detto:

      Già, ma a me non interessa affatto la loro storia reale, il gioco sta proprio in questo, sta nel reinventare il loro mondo, usando solo gli ingredienti che più ci interessano. Poi, quando si è fortunati, mescolando le storie capita di inventarne una in cui tutti ci si ritrovano. Ma questo è una specie di miracolo artistico. Ciao Anna.

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