La nostra parte migliore

24 novembre 2009

Gli antichi saggi di Israele credevano che nel corpo di ogni essere umano ci fosse un ossicino posto all’estremità della spina dorsale chiamato in ebraico luz. Questo osso è il più resistente del corpo umano, non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco, e da esso si ricreerà il corpo durante la resurrezione dell’era messianica. Ho letto qualcosa del genere nel romanzo di David Grossman Che tu sia per me il coltello. Riflettendo su questa cosa mi sono chiesto, com’è normale, quale fosse il mio luz, la piccola parte di me in cui è concentrata la natura profonda, l’essenza del mio essere al mondo. Ci sono mille luoghi dentro di noi, fisici e metafisici, in cui è concentrato il frammento che comprende il codice di ciò che siamo, la struttura e la sostanza di quella cosa che riconosciamo come la nostra anima. Tuttavia, pur soffermandoci a lungo su noi stessi, qualsiasi parte ci decidiamo a riconoscere come tale ci sembrerà inappropriata, incompleta, insufficiente. Il timore ancestrale di cadere nell’ombra interminabile della morte fisica, di svanire nel sogno di qualcun altro, o semplicemente di non essere stato, è tanto forte e tanto grande che nulla di noi, al confronto, ci appare adeguato. Eppure tutti abbiamo il nostro luz, la chiave della nostra immortalità, la piccola fiamma inestinguibile che salverà la nostra parte migliore. Ma una vita intera forse non ci basta per determinare la sua natura, la posizione che occupa dentro di noi, le coordinate fisiche verso cui dirigere la nostra ricerca. L’uomo è naturalmente portato a identificare il proprio luz nell’amore e nei frutti che esso genera, nei figli, oppure nel lavoro, nelle opere del proprio ingegno, qualcuno perfino in un’eredità materiale. Può darsi che questa sia una verità valida per qualcuno e una falsità per qualcun altro. Io intanto cerco il mio luz, il nuovo inizio con cui spiegare il mio mondo.

Rami Saari, PETAH TIKVÁ

Ecco, ho trovato la mia casa: il buco
dove potrò tornare dopo la morte.
Lì consacrerò alla fine senza corni e senza falce
ogni eminente rabbino. Quindi rallegratevi, amici,
versi d’oro, poesie e paesaggi:
i miei giorni trascorrevano in una spiaggia baltica, ma
la mia parte migliore continua ad essere un luogo
di miele e agrumeti.

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4 Risposte to “La nostra parte migliore”


  1. IL TUO LUZ STA NELLE DITA… CON ESSE LA FORZA DI SCRIVERE.
    TI ABBRACCIO

  2. Anna B. Says:

    Se non credessi che ci sia in noi qualcosa di immortale questo vivere mi sembrerebbe inutile: se non avessi pensato ad un’anima, le cui particelle invisibili continueranno a vivere (anche se chissà dove, in chi o in cosa), non so se avrei mai accettato la morte di una persona cara, qualche anno fa.

  3. Andrea Pomella Says:

    Ti ringrazio Francesca. Un abbraccio anche a te.

    Anna, il luz è proprio quella parte che non si dimentica e che continua a vivere, ed è la risposta alla nostra domanda di consolazione.

  4. claudia colucci Says:

    il luz è ciò che siamo chiamati ad essere, “qui e ora”.
    “…Non si dovrebbe abbandonare il dovere per il quale si è nati, anche se ha qualche imperfezione; perché tutto ciò che si fa è avvolto dall’imperfezione, proprio come il fuoco è avvolto dal fumo.” Bhagavad-gita 18:48


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