Siena, il cui azzurro mi pareva sangue

Ci sono cose che non hanno avuto il tempo di esistere. Fra queste cose c’è una versione diversa della mia vita, un’esistenza alternativa condotta in una città diversa, e magari in un tempo diverso. La città è Siena, “città, il cui azzurro mi pareva sangue”, come diceva quel grande scrittore senese che fu Federigo Tozzi. Mai più, come a Siena, mi è capitato infatti di provare la sensazione forte di essere catturato dai gesti precisi della città, dalla sicurezza degli abitanti che scartano gli stranieri come se avessero la testa perennemente ai fatti loro, muovendosi orgogliosi tra i raggi verticali del sole che batte le contrade. È un mio vizio quello di osservare le città con gli occhi di un personaggio di invenzione. Sono di volta in volta il ragazzino cresciuto fra quelle strade, o l’innamorato che aspetta ogni pomeriggio di primavera una donna diversa sulla stessa fontana, o l’emigrante che ritorna nella sua casa in occasione di una festa e riscopre il profumo del mondo in cui è diventato uomo. È un piccolo gioco innocente che faccio per avvicinarmi pian piano all’anima dei luoghi che mi ospitano. A Siena, la prima volta che ci sono stato, questo gioco è diventato una dolce e lenta tortura, il tempo non esisteva più, solo spazio e facce e storie, storie che si sovrapponevano l’una sull’altra e che mi lasciavano fatalmente indeciso su quale scegliere per ultima. Ho subito detto a me stesso che avrei eletto questa città come mia seconda casa, nonostante sia così lontano da me il carattere della sua gente, l’idea di radicamento che si respira fra le sue strade, lo spirito forte di comunità che anima ogni gesto o respiro della città. Del resto, immagino che accadano proprio così quelle stoccate al cuore che gli umani chiamano “colpi di fulmine”. Io sono così, cullo, assorbo, infiltro nel corpo e nell’anima una lingua e un luogo, mi lascio invadere da oscure felicità e gelanti frustrazioni, mi consumo il cuore dietro le vite che avrei voluto vivere. È il mio modo di essere viaggiatore. È lo stesso modo in cui ho scoperto di amare perdutamente questa piccola città splendente.

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1 commento
  1. Anna B. ha detto:

    Forse, riprendendo il discorso di ieri, l’anima di qualcuno che vi ha vissuto amandola ha scelto proprio te per continuare a vivere!
    Io sono stata una sola volta a Siena, purtroppo anche molto di corsa e pur non essendomene innamorata quanto te la ricordo come un luogo davvero speciale…. hai trovato una splendida seconda casa!

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