Il mago e il gigante

In questo tempo così avaro e sempre uguale comincio a sentire il pizzico di un odore nauseante. Quest’odore non proviene dalle stanze del potere, forse perché ne sono così invase già di loro da renderci immuni da qualsiasi nausea. L’odore a cui mi riferisco viene dalle strade, dagli uffici, dalle fabbriche, dalle università, da tutti quei luoghi in cui sono aggregate un certo numero di persone per ragione o per forza, e che rappresentano i posti che definiscono l’anima stessa di una comunità nazionale. Le contrapposizioni politiche sono il sale di una democrazia matura, altra cosa è il fideismo, quell’atteggiamento che trovandosi al cospetto di un disaccordo tra fede e ragione, è orientato a seguire la fede senza tenere in alcun conto la ragione. L’uomo che siede sul trono d’Italia non è più un uomo politico, è diventato egli stesso una dottrina a cui credere empiricamente, un argomento irrazionale, un fattore indimostrabile e per questo orientato verso l’unico atto di legittimazione che lo renda reale, l’atto di fede. Non c’è più processo, né scandalo, né accusa mossa contro di lui che possa scalfire la fede incondizionata di cui gode in una parte maggioritaria di questo paese. Di contro, i suoi atteggiamenti, la sua condotta e la sua morale, la stessa storia da cui proviene, ispirano la parte a lui ostile (di cui sento fieramente di fare parte) in una maniera che in taluni casi straripa in atteggiamenti altrettanto granitici ed esasperanti. In questo stato di cose non c’è alcuna possibilità di dialogo fra le parti. Il male oscuro che affligge l’Italia di questi tempi è il montare di un’esasperazione fuori controllo, di un conflitto che non ha più niente di politico (e per questo non può essere paragonato, come fanno in molti, al clima che si respirava negli anni Settanta), è il collo stretto dell’imbuto dentro cui convergono le antitesi dei fedeli e dei miscredenti. Non c’è più spazio per posizioni razionaliste, “fides quærens intellectum” – la fede che cerca la comprensione – per usare la formula di Sant’Agostino. Temo che tutto questo abbia come unica deriva immaginabile forme di violenza di massa, come periodicamente minacciano, in maniera latente o talvolta più esplicita, coloro che detengono il potere. La leggenda del Golem nella mitologia ebraica ci racconta di un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere fabbricato da chi viene a conoscenza di certe arti magiche e usato come servo per svolgere lavori pesanti e perfino come difensore del popolo dai suoi persecutori. Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore, era incapace di pensare e di provare qualsiasi tipo di emozione, e soprattutto era totalmente privo di un’anima e nessuna magia umana sarebbe mai stata in grado di donargliene una. Ho il sospetto che il popolo italiano sia diventato una specie di Golem, un gigante senza testa plasmato da un mago. Tuttavia, seguendo l’antica leggenda, il mago un giorno perse il controllo del gigante, e questi incominciò a distruggere tutto ciò che incontrava. Ecco, è questo l’odore che sento. È odore di catastrofe.

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6 commenti
  1. Mino ha detto:

    Hai colto nel segno!
    La pubblico sul mio profilo di FB.
    Grazie!

  2. Andrea Pomella ha detto:

    Non c’è nulla per cui dire grazie, semmai sono io a ringraziare voi.

  3. serena ha detto:

    molto bello, poetico e ragionato allo stesso tempo. Lo metto sul mio profilo FB, in attesa di diventarti “amica”. Grazie, ciao

  4. Sospetto condiviso, mio caro Andrea. Non ci potrebbero esser parole migliori per descrivere la situazione italiana di oggi.
    Ma, se posso permettermi di infilarci speranza, ad ogni distruzione, segue una ricostruzione. Speriamo in tempi come quelli in cui, il popolo tutto unito, senza colore partitico, si è unito nella Resistenza. Speriamo nei nuovi Padri per una ricostituzione della democrazia vera, senza spazi per soprusi, senza incessanti ed inutili corse alla crescita, ma amore e perseguimento del vero benessere.
    E noi CI SIAMO. ANDREA, NOI CI SIAMO….
    ti abbraccio sempre più accanitamente, sempre più senza bolle d’aria di mezzo.
    francesca cenerelli

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ci sta sempre bene la speranza cara Francesca, lo sapevano anche gli dèi.

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