Teatro degli eventi

Da una settimana ho cambiato ufficio. La nuova stanza ha due finestre che si affacciano su un piccolo cortile interno. Il cortile in realtà è un quadrato angusto e perennemente in ombra nel quale di tanto in tanto si vedono degli impiegati passeggiare in tondo, come ergastolani, fumando sigarette o parlando al telefono. Sugli altri tre lati interni dell’edificio si affacciano delle finestre, quattro per lato. Se sposto lo sguardo lì fuori vedo in ciascuna finestra un uomo che lavora, o una donna delle pulizie intenta a spolverare una scrivania, o un gruppo di persone in riunione che discutono animatamente su faccende che sembrano di vitale importanza. Ogni finestra è come uno schermo in cui si riproduce una storia, ma ciascun protagonista ignora quel che accade nello schermo al suo fianco. Io posso vedere con precisione dettagliata lo svolgersi degli eventi, in certi momenti ho perfino la sensazione di poterli in qualche modo governare, di orientarli a mio piacimento. Sulla finestra dirimpetto, a intervalli di un’ora circa, si affaccia un uomo. Si accende una sigaretta e guarda in alto come a scrutare il cielo nel tentativo di indovinare il tempo che farà. I nostri sguardi non si incrociano mai, siamo entrambi ben attenti a non mostrare il nostro interesse per i fatti che ci accadono sotto gli occhi. Eppure, penso, il suo punto di vista è speculare al mio. Per lui quindi io sono semplicemente il protagonista muto di una storia che si riproduce nei quattro lati della mia finestra, nient’altro che questo. Così, quello che a me sembra un teatro degli eventi, uno scenario in cui osservare al microscopio i piccoli movimenti vitali di uomini e donne ridotti a cavie da osservazione, è in realtà un’enorme specchiera in cui riflettiamo le nostre miserie.

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Miguel d’Ors, PROGETTI PER IL PASSATO

Un’altra volta intrecci per disfare
memoria, sogno, oblio.
Un’altra volta dici
quel che sempre smetteva di succederti.
Cerchi
quel che è più vero della verità.
Un’altra volta menti
con la maggior sincerità del mondo.
Un’altra volta fai
progetti per il passato.

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