Il testamento tradito di Nabokov

14 dicembre 2009

Pubblico qui di seguito un mio articolo uscito ieri nelle pagine culturali dell’Unione Sarda sull’ultimo romanzo incompiuto di Vladimir Nabokov.

Nabokov, capolavoro incompiuto – A 32 anni dalla morte Adelphi propone “L’originale di Laura”

Unione Sarda. 13 dicembre 2009, pag. 57 – La storia del romanzo “L’originale di Laura”, l’ultimo lavoro incompiuto di Vladimir Nabokov, pubblicato 32 anni dopo la morte dello scrittore, è soprattutto la storia di una scelta e di un duplice tradimento. La scelta, se salvare o meno dalle fiamme uno scritto autografo che secondo la volontà del suo autore doveva essere ridotto in cenere, e il conseguente tradimento di questa volontà da parte degli eredi.

I fatti ci raccontano che Nabokov nel 1977, ricoverato in una clinica di Losanna e ormai prossimo alla fine, raccomandò alla moglie Véra di spedire all’inceneritore le 138 schede in cartoncini Bristol sulle quali aveva tracciato la sua incompiuta. Véra Nabokov, tuttavia, non ebbe animo di portare a compimento la volontà del marito – che del resto già molti anni prima aveva pensato di dare alle fiamme la prima stesura di “Lolita”, che per ironia della sorte portava il titolo provvisorio di “Juanita Dark” (Giovanna d’Arco). Cosicché alla morte di Véra, avvenuta nel 1991, il peso della decisione ricadde sul figlio Dmitri. Il “dilemma di Véra” divenne così il “dilemma di Dmitri”. Dilemma che si è sciolto solamente quest’anno, dopo decenni di indiscrezioni e curiosità morbose, con l’apertura della scatola di scarpe in cui erano conservate le schede e con la decisione successiva di dare alle stampe “L’originale di Laura” (Adelphi, 170 pagine, 18 euro).

Ed è proprio un ricordo, a tratti commovente, di Dmitri Nabokov che introduce la versione italiana del volume Adelphi, curatissimo, in cui accanto al testo tradotto da Anna Raffetto trovano posto le riproduzioni fotografiche delle schede autografe.

Va subito chiarito che non stiamo parlando di un romanzo con una struttura finita e una trama delineata, ma piuttosto di un’opera in embrione, di un susseguirsi di scatti, talvolta confusi, in cui emergono e scompaiono personaggi tracciati con mano rapida e sapiente, ma che si muovono ancora in un limbo narrativo virtuale. Ma è proprio in questa caligine che a tratti si riescono a rintracciare i bagliori di un lavoro complesso e rivoluzionario, un testo che appare – come leggiamo nella prefazione di Dmitri – «senza precedenti per struttura e stile, scritto in una lingua nuova, “la più morbida delle lingue”, ciò che ormai l’inglese era diventato per Nabokov».

C’è dunque un protagonista, il neurologo Philip Wild, impegnato a fare esperimenti sulle cellule nervose per indurre il corpo umano all’estinzione controllata e reversibile («Ormai sono riuscito a morire fino al mio ombelico una cinquantina di volte in meno di tre anni», ammette Wild in prima persona durante uno dei passaggi più folgoranti del testo). C’è la sua giovane moglie Flora, figura capricciosa e dall’intensa vita sessuale. C’è un certo Hubert H. Hubert, «un inglese avanti negli anni ma ancora vigoroso […] ciò che di solito si definisce uno charmeur», una sicura allusione all’ambiguo Humbert Humbert, l’insegnante quarantenne di letteratura francese sedotto da Lolita. E soprattutto c’è un romanzo nel romanzo, “My Laura”, di cui è autore uno dei pazienti di Wild, un certo Eric, che è tra l’altro uno degli amanti di Flora e che proprio a Flora si è ispirato per la figura immaginaria di Laura (da notare che in inglese Laura si pronuncia Lóra). Ecco dunque spiegato il titolo dell’opera: Flora, in un sofisticato gioco di specchi, non è altri che, appunto, l’originale di Laura.

Per gli amanti di Nabokov e più in generale per coloro che amano la grande letteratura, siamo senz’altro di fronte a un frammento prezioso, un passepartout che consente di accedere ai segreti del metodo e della creazione di uno dei più originali e innovativi autori del Novecento.

 

ANDREA POMELLA

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