Vigliacchi come serpenti

Stamattina, scendendo dalla macchina per andare a lavoro, ho avuto per un attimo l’impressione di veder passare una delle tante persone che sono stato. Era un ragazzo poco meno che ventenne coi capelli scuri e mossi, gli occhi abbassati sul marciapiede e la testa immersa in pensieri che conosco molto bene. Naturalmente quel ragazzo è morto, è un organismo inesistente che porta con sé il mio stesso modo di non esserci. L’ho visto fermarsi e sistemare qualcosa nella sua borsa a tracolla, poi ripartire e fermarsi ancora, osservare che non passassero macchine sulla via e poi attraversare, e infine perdersi in un breve tratto di prato che separa due carreggiate della stessa strada, scomparire dietro un albero o dietro la mia disattenzione. C’era un giardiniere vestito come un cosmonauta che tagliava l’erba. Forse il ragazzo mentre attraversava la strada è diventato il giardiniere. O forse si è dileguato nel corpo di quel professore di disegno che è sfrecciato dentro la sua Fiat grigia e che per poco non investiva sulle strisce pedonali una ragazza con un maglione nero e un’aria vagamente punk. Forse il ragazzo di cui parlo è diventato la ragazza punk, o magari neppure quello, magari è passato nel corpo dell’edicolante che in quel preciso momento si è affacciato per porgere un piccolo pacco di tre giornali a quel pensionato col cappello beige. Chissà che il ragazzo, tutto sommato, non sia svanito nella maschera di vecchio del pensionato. Così, mentre mi avviavo verso l’ingresso dell’edificio che ospita il mio ufficio, mi sono soffermato a guardare tutto questo. C’è dunque una buona probabilità che i personaggi in questione fossero in realtà la stessa persona, che rimpallassero la stessa anima o che governassero la stessa vita in epoche diverse. Ho letto da qualche parte che nel ricambio cellulare che avviene incessantemente nel nostro organismo, le cellule vecchie o degradate vengono distrutte ed eliminate, al loro posto vengono generate cellule nuove. Così, pur conservando il passato e il nome, cambiamo pelle ogni giorno. Ho capito perciò che siamo vigliacchi come serpenti, e che ci portiamo appresso il nostro stuolo di morti.

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Giancarlo Majorino, da LA SOLITUDINE E GLI ALTRI

è perché ora puoi passare la mano
su due volti
quello attuale, screpolato e liso,
e quello, dietro e dentro l’acqua del ricordo
tremolante smangiato, dell’antica
età, sembiante liscio quasi incontaminato,
che parli anche da solo
e spesso ti accovacci
nell’ombra del gran letto?
pure, certi momenti, coordinato tiri
entrambi e molti volti, molte voci,
e il tavolo respira folto rianimato
e interi boschi nella mente fremono
e flessibilmente, sosia, scrivi
versando nelle tazze un affettuoso latte

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