Il mare giallo e le ragazze che fuggono nel bosco

L’appannatura gelata lascia intravedere appena le sagome dei pini e dei tigli. Sono le undici del mattino e il sole è già tramontato, facciamo come se oggi non ci fosse mai stato. Sono chiuso nella mia caverna col fuoco acceso, le pelli e tutto il resto, proprio come un uomo primitivo che vive e sente in funzione dei propri istinti. Ma nella mia caverna ci sono generi di conforto e attrezzature high-tech, una lavatrice che ronza, un telefono che squilla, due led rossi che mi fanno l’occhiolino da stereo e Tv. Ho un tappeto sotto i piedi e una caldaia accesa, qualche quadro appeso al muro, qualche altro appoggiato per terra con le cornici sfondate. Ieri sera ho fatto la spesa al supermercato, due casse d’acqua minerale e un mal di testa per il sonno protratto del pomeriggio. Alla cassa era pieno di uomini di una certa età coi loro baveri alti e tesi e i portafogli profumati di pelle, osservando le cose che si erano riversate nei loro carrelli ho pensato che fossero i loro desideri. In ebraico c’è una parola, chefetz, che vuol dire tanto “cosa” quanto “desiderio”. La cassiera da parte sua era sotto assedio, accerchiata dai desideri di tutti. Non sono mai stato bravo a fare lavori di manutenzione, allo stesso modo trascuro di conservare me stesso, di arricchirmi di cose buone e desiderabili. In questo momento non ho neppure un libro da leggere, è una faccenda strana e incomprensibile per me. Due giorni fa sono entrato in libreria, ci sono rimasto per un’ora, ma non c’era un libro giusto per me, alla vigilia delle feste di Natale non c’è mai un libro giusto per me. Ho fatto una doccia appena sveglio, mi sono ricordato dell’estate e del mare di Alghero. Volevo leggere qualcosa che avesse a che fare col mare. Un poeta danese è quanto di più indicato per certi stati d’animo. Iljitsch Johansen e il mare giallo e le ragazze che fuggono nel bosco. Bene, attacco il francobollo e spedisco, carta intestata di pregio, limpida e pulita. E per oggi è tutto.

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Iljitsch Johansen, MARE GIALLO

 
Il mare solleva
la sua testa leonina
con i verdi
vigili occhi;
gli alberi stanno
come ragazze
in ascolto
con i lumi
del rosso serale in mano;
e quando la risacca
scuote la terra,
e volano le criniere
del mare giallo
vorrebbero all’impazzata
fuggire nel bosco.
 
 
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1 commento
  1. Andrea, il tuo mare giallo (tuo e di Ilitsch) è penetrato fra il bianco omeogeneo di Treviso.

    Una città che oggi finalmente riposa, acquietati i rumori, fermi i frenetici ritmi. L’annunciazione era già avvenuta, ma pare sempre sorpresa.
    “novità” indica l’interpretazione dei sogni alla voce NEVE. Neve è il libro di Pamuk fra storie che si inseguono in una Turchia di contraddizioni. Neve è la parola vecchia, usata ai miei tempi per indicare sostanza, dipendenza, estraneitàcol mondo delle misure e delle materie. Neve è come morte, quando cade in pianura, per lei non c’è posto.
    In libreria ho sognato di trovare Dorothy Parker, con la sua frase “tanto vale vivere”. Non c’era, da troppo tempo dimenticata. C’era Alda, in tremila versioni.Alda Merini ha dovuto morire per guadagnarsi attenzione… vedi com’è tragico il feretro portato dentro le librerie.
    Ma c’era un’edizione di poetesse arabe,viaggio femminile in un mondo sconosciuto, c’era Kaputt, di Curzio Malaparte, che riporta la guerra, mai passata.
    C’era Pozzoromolo di Carrino, non è parola ma nota di musica, accordata e spinta libera, si volatilizza sul mondo dell’omosessualità, dei manicomi.
    Li ho portati a casa. Non erano il mare giallo, non erano il verde di Ischia, che ieri con nostalgia feroce ho rivisitato nelle mie foto. Ma forse insieme sono proprio quel dipinto dai colori sgargianti che tu hai pubblicato.

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