Giochi funesti

Ieri a pranzo, seduto a tavola con un gruppo di amici in un ristorante, mi sono guardato in uno specchio. È strano che nella sala di un ristorante ci siano specchi, in quel locale ce n’era almeno uno in ogni parete, forse per fare in modo di sentirsi meno soli. Eravamo cinque facce messe in cerchio intorno a un tavolo rotondo, accanto a noi altri due tavoli, anch’essi rotondi. Al primo tavolo erano sedute due vecchie signore, all’altro una giovane coppia, un ragazzo e una ragazza. Nella piccola sala eravamo in tutto nove persone, la mia dunque era appena una faccia fra tante, trentasei facce dentro quattro specchi, una folla smisurata di persone che discutevano, ingerivano cibo, sorridevano, sospiravano, ingollavano, frugavano dentro borse o portafogli, riflettevano, si grattavano una guancia o un lato della testa, bevevano vino, contavano i minuti, si intromettevano in conversazioni altrui, sbirciavano, giocherellavano con l’orlo di un calice, e di nuovo trangugiavano nuove pietanze. In un verso di Jorge de Sena c’è scritto: “Ineffabile è ciò che non può esser detto”. Nell’incontro di nove persone in una sala di un ristorante c’è molto di ineffabile. Ineffabili sono le storie che ciascuno di quei nove personaggi porta sulla schiena, come sudore notturno che si condensa sulla pelle di un uomo che dorme. Ineffabili sono le loro stime o le loro miserie. Ineffabili sono i giochi crudeli che facevano da bambini, ineffabili sono i loro occhi accecati come gli occhi degli uccellini in questa poesia edificante di Luís Pimentel. Io non so davvero a quale lato del tavolo appartengo, se sono uno dei cinque, o uno dei trentasei riflessi negli specchi. E non so a quale grado di cecità siano pervenuti i miei occhi da quando, come gli uccellini di Pimentel, mi sono messo a volare e a schiantarmi contro i recinti di casa.

.
Luís Pimentel, GIOCO FUNESTO

Quel bimbo
schiacciava gli occhi
agli uccellini;
e gli piaceva veder uscire
quella goccia
di aria e luce,
limpida rugiada
di fresche mattinate
……………………

Poi li rimetteva
a volare
e rideva per vederli
schiantarsi contro il recinto
di casa sua
con un rumore
tanto triste
………………………

Crebbe e fu uno di loro.

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