Termini in rivolta

La notizia della chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese nel 2011 è stata annunciata facendo ricorso alla sottile arte della diplomazia linguistica, così abbiamo sentito parlare di “conciliazione” di “costi industriali”, di “responsabilità sociale”. Ma poiché il gioco della lingua è una coperta che serve a nascondere l’avvio di un processo che rischia di sconfinare nel dramma sociale (in una terra già universalmente nota per i suoi drammi causati dalla sopraffazione, dalla tirannia criminale, dal sopruso e dall’oltraggio ai più deboli fra i deboli) io auspico una rivolta della lingua. Sì, ho detto bene. Una rivolta della lingua, parole che marciano scandendo il senso del loro mandato, una sollevazione dei significanti per ristabilire ordine nei significati, un tumulto della parola contro coloro che la strumentalizzano ai fini dell’utile e del profitto. Io immagino un lungo corteo di vocaboli, una marcia fonetica che sfidi proiettili di gomma, gas lacrimogeni e spray al peperoncino. Un serpentone di definizioni e di voci che raggiunga le piazze del potere, che si contrapponga alla distorsione del senso, che imponga un’assunzione di responsabilità a chi usa il linguaggio per addolcire la pillola alle vittime delle proprie malefatte. È un paradosso, certo, una stravaganza della sorte o una bizzarria da vocabolario, che a Termini si ispiri la “rivolta dei termini”, avendo fiducia che – come si è soliti dire – non si passi subito dopo dalle parole ai fatti.

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Luigi Di Ruscio, da POESIE OPERAIE

anche se dopo la fatica il cervello
è ancora in balia di questa furiosa costruzione
che a me fa costruire chiodi che non si saprà mai
a quale cristo andranno a crocifiggere
e ancora possiamo incatenarli i mostri
vincerli e digerirli per la notte e per la gioia
nella tua casa in confusione dove ti attende moglie figlia e pranzo
dopo aver alzato posate come se alzassi utensili
io nella mia camera tre metri per cinque
pareti bianche e migliaia di fogli bianchi da mettere in croce
in lotta con la stanchezza e lo sporco ed è tutto presso di noi
non aspettare il sabato inizio del riposo d’iddio
il riposo sia per dio e questo inferno per noi

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2 commenti
  1. Hanna ha detto:

    Andrea…queste tue sono “parole” sante, credimi. Soprattutto questo passaggio “un tumulto della parola contro coloro che la strumentalizzano ai fini dell’utile e del profitto”…è un anno che si va avanti così (mio marito è OPERAIO Fiat di Pomigliano D’Arco)…adesso ne è iniziato un altro e forse ne seguirà ancora uno…poi? Filo di speranza o PAROLE?
    Appoggiamo Termini, ieri lui era a Roma per se stesso e per gli altri.
    Un abbraccio Andrea, per gli auguri ci si risente…

    • Andrea Pomella ha detto:

      Ricambio l’abbraccio e faccio un grandissimo in bocca al lupo a te e a tuo marito.

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