L’uomo sul filo

5 gennaio 2010

Il 7 agosto del 1974 il funambolo francese Philippe Petit camminò in equilibrio su un cavo metallico teso tra le Torri Gemelle del World Trade Center. La sua performance – che ho rivisto ieri sera nel bellissimo documentario Man on Wire – Un uomo tra le Torri – è indecifrabile come il tempo, delirante e rigorosa come l’algebra. Passeggiare su una corda tesa a 415 metri d’altezza nel sereno e nella dolcezza di un mattino newyorkese, a una distanza infinita sopra agli occhi eretti di passanti attoniti, fu un atto di sconvolgente bellezza, qualcosa che ogni essere umano ha creduto potesse esistere solo in sogno. Non credo ci sia stata nella storia umana impresa più ardita di questa, né il mito del trasvolatore né le spedizioni nelle terre dei ghiacci reggono il passo del funambolo Petit. C’è qualcosa di assoluto nel gesto di quest’uomo, il fatto che non si trattò di un’azione volta alla realizzazione del progresso scientifico o tecnologico dell’uomo, ma fu uno scherzo cosmico, una canzonatura più vera della verità. La biografia di Petit ci informa che a diciotto anni era già stato espulso da cinque istituti per aver borseggiato gli insegnanti ed essersi rifiutato di dare esami. L’arte di strada era così entrata nel suo destino. Petit (che dal francese può essere tradotto con piccolo, minuto, o ancora, spicciolo, insignificante) era allora un uomo rosso di capelli, con gli occhi piccini e vispi come quelli di un bambino, o di un sognatore (che poi in fin dei conti è la stessa cosa). “Uomo dell’aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi. I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni” disse ai microfoni una volta sceso dalla corda distesa fra le Torri. Petit quel mattino non poteva sapere che 27 anni e 35 giorni più tardi il sangue avrebbe colorato quel cielo alle estremità del suo passaggio e che i due grattacieli tra cui aveva teso un filo per andare a spasso con gli angeli sarebbero venuti giù come un castello di carte. Fa una certa impressione allora rivedere oggi il funambolo Petit bighellonare sul cielo nudo di Manhattan come una farfalla nera e sottile, vestito unicamente di un’asta rigida e curva, immerso nel silenzio della vetta, lontano dagli strepiti delle ambulanze, dal traffico cittadino, dai rumori e dalle tragedie del mondo.

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2 Risposte to “L’uomo sul filo”

  1. saskia Says:

    Che bell’articolo, Andrea. Mi hanno davvero colpita, le tue parole poetiche per questo grande momento che ridà dignità alla storia delle due Torri…


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