Un dono

Giorni fa ho fatto un regalo a un amico. Si è trattato di un regalo di compleanno particolare, nella fattispecie di una poesia. Non una poesia scritta da me, ma versi presi in prestito da un poeta di origine sudanese, Tarek Eltayeb. Ora si dà il caso che il mio amico sia a sua volta un poeta, uno dei migliori che io conosca. Regalare una poesia a un poeta, mi rendo conto, non è propriamente un capolavoro di fantasia, tuttavia un tale incrocio di parole che passano di mano in mano è un fatto denso di derivazioni. Qualche volta ho scritto poesie anch’io, ciò probabilmente non mi conferisce l’appellativo di poeta, tuttavia in questo piccolo teatro di personaggi che sto allestendo mi prendo la libertà di semplificare oltre ogni prudenza. Perciò dirò che io sono il poeta che regala a un poeta il lavoro di un altro poeta. Di fatto, se il dono di per sé è il passaggio di proprietà di un bene da un individuo a un altro senza una compensazione diretta, si presuppone che il bene in questione appartenga al donatore. Nel mio caso però non è così. La poesia infatti appartiene a Tarek Eltayeb. Qualcuno obietterà che la proprietà intellettuale di un’opera letteraria è aleatoria, che i versi di una poesia, una volta licenziati dall’autore, appartengono a chiunque ne tragga godimento. In questi casi, si dice, “è il pensiero che conta”. Il mio allora è stato un pensiero, non propriamente un dono, un pensiero per il mio amico poeta. Neppure il pensiero però è – a rigor di logica – mio. Il pensiero che sta alla base di quei versi appartiene anch’esso a Tarek Eltayeb. Ne deriva allora che, in questo complesso scambio, il vero donatore non sono io, bensì l’ignaro Tarek. Il quale, a sua volta, non conoscendo personalmente il mio amico poeta non si è sentito in dovere di mandargli in dono alcun verso. Per cui anche lui, a conti fatti, non può fregiarsi del titolo di donatore. Dunque, come si vede, regalare una poesia a un poeta è una faccenda molto più intricata di quanto si pensi. L’unica cosa certa è che il mio amico poeta ha ricevuto in dono dei versi che io trovo bellissimi (è la mia opinione, non so cosa ne pensi lui a tal proposito). L’antropologo Marcel Mauss nel suo Saggio sul dono sostiene che lo scambio dei beni, anche se di valore intrinseco non fondamentale, è uno dei modi più comuni e universali per creare relazioni umane. Ecco, alla fine è questo che conta.

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Tarek Eltayeb, CAFFÈ E ACQUA

Cento volte al giorno, lui dice,
“Dovrò tornare. Qui non c’è alcuna pietà.
Là, c’è gentilezza e calore e …”
Poi tace.

Gli chiedo, “Là?
Dove si trova?”
Indica da qualche parte.
Il volto inespressivo,
e non dice più nulla.

Lo prendo per mano.
Andiamo al caffè
e ci sediamo ad un tranquillo tavolo in un angolo.
Ordino caffè per lui
e acqua per me.

Gli parlo in arabo
e mischio l’acqua nel caffè.
Lui è seccato, “Sei pazzo?”

Prova a togliere l’acqua
dal caffè.

Prova.

Prova a far tornare l’acqua
nell’acqua.

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3 commenti
  1. Autunno ha detto:

    Ho amici qui su FB che non solo stimolano quel che resta del mio cervello con le loro note e i loro commenti, ma per certi versi mi obbligano, mi stanano, da una mia naturale propensione al letargo invernale. Sono amici preziosi, perchè è soltanto nello scrivere che i pensieri si riflettono sul foglio e inaugurano il sentiero della riflessione. Uno di questi amici preziosi, per il giorno del mio compleanno, mi regalato una poesia, una bellissima poesia, di un poeta che non conoscevo,: Tarek Eltayeb, di origine sudanese. E’ sta una bellissima idea la sua, non mi si poteva fare un regalo migliore e per questo l’ho ringraziato. Ma lui non si è accontentato di questo, dopo pochi giorni ha pubblicato sul suo Blog “Stella d’Occidente” una nota sul dono, e sulle implicazioni che comporta il gesto del donare poesia. Così obbligandomi, con sottile amichevole perfidia ad uscire dal letargo. Andrea Pomella, questo il nome dell’amico, non ama stare in superfice, ama la profondità, anche quando osserva particolari apparentemente banali della realtà, lui ama scavare, trarne immagini e conseguenze che stanno sul profondo dell’essere. Anche per questo è un amico prezioso.
    Il tema del dono è questione complessa, è stato affrontato da importanti pensatori e studiosi, senza che tuttavia nessuno riuscisse a togliere a questa parola la sua ambiguità.
    Il dono è ambiguo perchè impegna e questo il donatore lo sa sempre molto bene, sia che si tratti di un atto assolutamente gratuito sia che sia per averne in un secondo momento una qualche utilità. Ma donare poesia è un gesto che sta al di fuori di tutte le casistiche e degli studi. Quello che consente di decodificare il dono è l’intenzione del donatore. Quale è l’intenzione di chi dona una poesia? E perchè proprio quella poesia? La questione è complessa, Andrea a messo a nudo alcuni aspetti, io se riesco, vorrei sollevarne altri.
    Dunque si sa che la poesia è fatta per metà dall’autore e per metà dal lettore, il quale non necessariamente, riceve e dà vita alle stesse emozioni dell’autore, il lettore trasforma sua misura le emozioni ricevute. Dunque chi dona poesia non regala solo un testo poetico e le emozioni che offre, ma anche la sua emozione sperando che sia riconosciuta, o anche per vedere quale emozione suscita nel ricevente. Dunque chi dona poesia dona una parte di sè stesso, anzi una parte intima e profonda di sè stesso. Forse anche per questo donare poesia è un atto speciale, perchè impegna alla pari, donatore e ricevente, a scoprirsi e a emozionarsi.
    Quindi se è verò che donare alla fine è pur sempre una modalità di relazione fra umani, donare poesia è la ricerca di una relazione elettiva che presuppone il creare e ricevere un reciproco riconoscimento di vicinanza. Approfitto dell’occasione per donare a mia volta.

    LA VITA PROFONDA

    Essere nella natura come albero umano,
    dispiegare i propri desideri come fitto fogliame,
    e sentire, dalla pacifica notte e dalla burrasca,
    la linfa universale affluire nelle mani.

    Vivere, avere i raggi del sole in viso,
    bere il sale ardente della salsedine e delle lacrime
    e gustare intensamente la gioia e il dolore
    che creano un vapore umano nello spazio.

    Sentire nel proprio cuore l’aria, il fuoco e il sangue vivi
    turbinare come fa il vento sulla terra;
    – elevarsi al reale e chinarsi al mistero,
    essere il giorno che sale e l’ombra che discende.

    Come la sera imporpora il colore della ciliegia,
    lasciar colare dal cuore vermiglio la fiamma e l’acqua,
    e come l’alba luminosa appoggiata al colle
    avere l’anima che sogna, seduta al confine del mondo…

    Anna de Noailles

  2. maria ha detto:

    Cari Andrea e Autunno…perchè mi sento così distratta e così priva del desiderio di donare…vorrei donare solo a pochissimi…ma probabilmente non mi comprenderebbero…

  3. Andrea Pomella ha detto:

    Marco, in realtà volevo che ti svegliassi dal letargo!

    Maria, sei sibillina.

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