Per amore di quei dettagli

Spesso vado a correre in un posto che un tempo ospitava un manicomio. In quel posto c’è un grande parco alberato e innumerevoli percorsi che si intersecano fra padiglioni e filari di pini. Un paio di mesi fa, in autunno, mentre correvo ho visto un uomo dietro un cavalletto che a sua volta supportava una grossa macchina fotografica per uso professionale. L’uomo e il cavalletto erano al centro di un grande spiazzo completamente ricoperto di foglie morte. Le foglie avevano il caratteristico colore autunnale. Tra i rami dei pini filtrava di sbieco la luce del sole che riverberava sul tappeto di foglie color ruggine. Così, l’uomo e il cavalletto, immersi in quella luce calda e acida, sembravano a loro volta sospesi in una fotografia, e precisamente in un’antica stampa all’albumina virata in seppia. Non sapevo niente di lui, né se la fotografia fosse il suo mestiere, o come è più probabile l’hobby necessario a impegnare un pomeriggio di un giorno feriale, so solo che si profondeva con grande impegno nell’impresa di fotografare quel tappeto di foglie, o forse la bella facciata del padiglione a due piani in stile liberty che dominava lo spazio aperto. Non sembrava avere alcuna fretta, non come me che avevo da rispettare la mia personale tabella di marcia di 5 e 40 al chilometro. Tuttavia, il tratto di strada che dovevo percorrere circondava esattamente lo spiazzo che l’uomo col cavalletto aveva scelto per scattare le sue foto. Così avevo a disposizione qualche secondo, forse perfino mezzo minuto, per osservare la scena e fare le mie valutazioni. L’uomo era senz’altro giovane, venticinque, forse trent’anni al massimo, ma c’era in lui un modo di gestire il tempo che trovavo quantomeno sospetto. Poteva essere che fosse il rampollo di una ricca famiglia con ascendenze nobiliari abituato a non fare economia del tempo, o forse uno straniero in vacanza a Roma che si era ritagliato un pomeriggio per dedicarsi al suo hobby preferito, ma in questo caso forse non avrebbe scelto un posto come quello, così fuori mano rispetto alle rotte romane del turismo. La risposta era dietro l’angolo. Hospice, lessi svoltando l’ultima curva prima che il mio tragitto deviasse verso la parte bassa del parco. Centro di cure palliative per malati in fase terminale. C’è una relazione che prescinde dall’esperienza fra l’inventore di storie e i suoi personaggi. Esiste un destino macabro anche nel territorio dell’immaginazione. Così se io avessi deciso diversamente per l’uomo col cavalletto probabilmente sarebbe stata una menzogna. La verità è che anche quando inventiamo una storia accade che ci imbattiamo in una fatalità che non avevamo previsto ma alla quale non c’è modo di opporsi. In quella parola hospice erano elencate una ad una le ragioni del giovane fotografo, del suo strano modo di amministrare il tempo, del suo aspetto e perfino – immagino – del colore delle foglie autunnali, così intenso e magnifico, ma che serba in sé, irrimediabilmente, la cifra indelebile della morte.

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Mehmet Yashin, I PICCOLI BACI

Tutto dovrebbe essere poesia. A costo di morire! Deve esserci amore, o non giochi.
E la vita dovrebbe essere forte come la morte. Come se poesia e amore
fossero una sola cosa… Dovresti diventare tutt’uno con tutto.
Un pendolo oscilla nel vuoto dell’esistenza,
colpendo a volte picchi di montagna e altre le onde del mare.

Mentre la tua forza di trattenere il respiro si indebolisce dovresti salire in superficie
così da riaffondare nello stesso gioco dopo aver inspirato una volta.

Bello ma hey nessuno è obbligato a darti il bacio della vita
Dunque è tua colpa e tua solamente essere uno strano giocatore
con ali come il vento che è capace di vivere fra acqua e fuoco.

Questo è quello che dici anche se desideri che quelli da cui ti fai leggere
vedano la poesia che deponi come melograni ai loro piedi…
Tuttavia i lettori davvero si dilettano nei ghirigori della poesia
e ti stampano addosso un bacio per amore di quei bei dettagli, qualche volta.
Tu collezioni i piccoli baci

sperando che si trasformino in uno lungo e grande. [Ma che ti aspetti da un bacio]

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5 commenti
  1. Adriana Scanferla ha detto:

    Sebbene in questo periodo passi ore al computer , pur tirando notte alta il tempo non basta mai.Mi dico leggo dopo..passso oltre poi dimentico, tralascio.
    Chissà quante meraviglie mi perdo!Sono contenta di aver trovato il tempo di fermarmi sulla tua annotazione,mi piace il colore,la cadenza,l’idea.Chissà forse ti sei sbagliato, forse quel ragazzo non era lì..forse.
    Grazie per la grande serenità, di questi tempi ce n’è davvero bisogno

    • Andrea Pomella ha detto:

      Grazie a te Adriana per aver trovato il tempo.

  2. Trovo che le tue brevi storie abbiano un forte legame con la poesia non soltanto perché dei versi li accompagnano facendo da corollario, piuttosto per la capacità di sintesi e per la stupefacente conclusione!

    Rosi Di Donato

  3. Milvia ha detto:

    Mi piace molto il tuo modo di descrivere ciò che vedi, di entrare nelle cose, di immaginare. Una grande capacità espressiva, ma anche una grande umanità.

    Milvia

    • Andrea Pomella ha detto:

      Grazie Milvia, per me il tuo giudizio vale doppio.

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