L’ultimo lettore della Storia

Nell’appendice all’edizione italiana Einaudi di Un cuore così bianco di Javier Marìas c’è una breve riflessione dell’autore sul valore della traduzione e un passaggio molto interessante sul senso del fare letteratura oggi. “Gli innumerevoli tuttologi del nostro tempo esclamano da sempre: Il romanzo è morto. La letteratura è morta” si legge tra le altre cose. Secondo qualcuno si tratta di un affondo polemico rivolto a Milan Kundera (citato tra l’altro, con poca benevolenza, in un passaggio del racconto) il quale a sua volta aveva riconosciuto la morte del romanzo. La questione se ci sia ancora qualcosa di nuovo da inventare, se i maestri del passato abbiano o meno detto tutto ciò che si poteva dire esprimendolo in forma di romanzo, è cosa arcinota. È in altro modo un’istigazione al nulla. Lo stesso Marìas affrontò la questione in un’intervista rilasciata alla fine degli anni Ottanta. “Non m’importa molto la novità, neppure l’originalità” disse. “Quest’idea del nuovo, che i libri dicano qualcosa di nuovo, che mostrino qualcosa di nuovo. Credo che si tratti di un’ossessione di questo secolo, l’ossessione dell’originalità, di fare sperimentalismi ad ogni costo”. Sulla morte presunta del romanzo dirò, con una banalità, che non penso che un cuore pulsante possa dirsi morto. Il romanzo è una forma artistica che gode di ottima salute, è ancor oggi il mezzo più raffinato per raccontare una storia, per edificare un universo dal niente, per dare vita e anima a esseri inorganici. Il romanzo è la metafora più affascinante della creazione dell’uomo, e l’inventore di storie è colui che mette ordine nel caos. Al di là delle sottili schermaglie fra grandi maestri perciò credo che l’ultima parola sia sempre del lettore. Finché esisterà un solo lettore sulla faccia della Terra che godrà di una pagina di letteratura, che col solo gesto di scorrere gli occhi lungo un tracciato di frasi ordinate di senso darà vita a un mondo d’immaginazione, finché ci sarà questo individuo solitario, introverso, separato dagli altri uomini e dalle mode, assetato di menzogne, il romanzo potrà considerarsi vivo.

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