La somma di due silenzi

Il posto in cui parcheggio la macchina prima di entrare a lavoro è il piazzale di una chiesa di periferia. In genere la mattina arrivo molto presto, molto prima di quanto facciano tutti gli altri lavoratori di questa città, esclusi i fornai, gli edicolanti, i camerieri dei bar, i venditori nei mercati e i tassisti. Nel piazzale della chiesa c’è la statua di un santo del ventesimo secolo, uno dei più famosi e venerati nelle liturgie collettive del cattolicesimo moderno. Ogni mattina mentre sono impegnato nelle manovre del parcheggio incontro un ragazzo. È giovanissimo, cammina a testa bassa come se credesse che il mondo sia roba di poco interesse, le mani affondate nelle tasche di un giubbotto impermeabile in poliammide, una frangia insofferente di capelli che si ostina a coprirgli lo sguardo, un piccolo zaino eastpak azzurro che contiene forse i libri di scuola. Il ragazzo si infila tra i cancelli della chiesa, quando passa davanti alla mia macchina ho il modo di osservare i dettagli della sua espressione. È perennemente assorto, eppure sono convinto che senta il peso del mio sguardo su di lui, sa di essere osservato da uno sconosciuto, conosce perfettamente la natura dei pensieri dell’uomo che lo scruta, è al corrente del fatto che quell’uomo con gli occhi in ombra si sta domandando, come fa ogni mattina, quale sia la ragione profonda che lo spinge ogni giorno a spendere cinque minuti del proprio tempo per chinare la testa al cospetto di una statua di ferro esposta all’esterno di una chiesa e pregare, semplicemente pregare. L’uomo nella macchina fa le sue cose, raccoglie la borsa e il cappotto dai sedili posteriori, fruga nel cassetto del cruscotto per riporre il telecomando del cancello elettronico, si stringe al collo una sciarpa e scende con tutta calma, mentre il ragazzo è ancora lì. L’uomo pensa che a quell’età non si ha mai il coraggio di mostrare pubblicamente la propria devozione, che con i suoi compagni di scuola il ragazzo non ha mai ammesso quel suo piccolo pellegrinaggio quotidiano, che forse la sua fedeltà, la sua dedizione alla divinità, sia il segno di una tragedia familiare in corso, un padre ammalato o un fratello spedito a combattere una guerra in Asia centrale, o forse – più semplicemente – è quella cosa che gli uomini chiamano fede e che l’uomo nella macchina non ha mai posseduto se non per il tempo necessario a ricevere i principali sacramenti che ci somministrano in tenera età. Fatto sta che il ragazzo è sempre lì, immobile, con lo zaino che si è sfilato dalle spalle e che adesso è posato fra i suoi piedi. Ha le mani giunte e il cuore immerso nei misteri della devozione. E l’uomo gli passa accanto, e stavolta è lui a chinare lo sguardo per non mostrare tutta la sua pettegola curiosità. Confida che un giorno anche lui possa mettere il suo cuore a palpitare per una forma di amore indicibile, come l’amore che lega quel giovane uomo a un simulacro, all’effigie di un santo cattolico. Oggi le cose vanno così, ciascuno per la sua strada, ognuno per sé. Ma domani saranno entrambi di nuovo qua, il ragazzo con la sua fede e l’uomo ateo con gli occhi in ombra, semplicemente la somma di due silenzi.

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11 commenti
    • Andrea Pomella ha detto:

      Grazie a te Alessandra.

  1. antonella borzillo ha detto:

    le tue storie,i momenti che immortali tutti i giorni sono,oltrechè bellissimi,mi aiutano ad affrontare la giornata ,mi incoraggiano.Anche io osservo la gente convinta del fatto che,a volte,ci accomuna un unico destino,magari la stessa pena.Grazie.

    • Andrea Pomella ha detto:

      Antonella, la realtà che ci circonda è molto più interessante di quanto spesso siamo disposti a credere. Grazie.

  2. leila ha detto:

    Leggendoti mi stupisco sempre per la tua sensibilità e per la voglia e il tempo che riesci a trovare per comunicare le tue emozioni agli altri.
    Mi chiedo :perchè lo fai ? Perchè per te è importante “condividere”con il maggior numero di persone ? Perchè è importante indurre altri a fermarsi un attimo e riflettere ?Comunque sia ti ringrazio per questi piccoli camei che ci fanno sentire meno soli, meno “extraterrestri ” in un mondo fatto persone che corrono sempre ed evitano di soffermarsi sulle proprie emozioni più profonde.
    L’uomo ateo ha un anima …. e questa ne è la dimostrazione

  3. claudia colucci ha detto:

    grazie per riuscire a tradurre in parole, gli sguardi, gli incontri, i pensieri che toccano spesso anche noi che ti leggiamo ma che frettolosi riponiamo in tasca e poi dimentichiamo. E grazie anche per la semplicità e la profondità con cui ce li racconti. Fanno pensare e coltivare il pensiero è la più grande rivoluzione che tutti possiamo fare. Buona giornata, Andrea!

  4. Andrea Pomella ha detto:

    Bella domanda Leila, perché lo faccio? Forse perché non posso farne a meno, perché questo è l’unico strumento che ho a disposizione, perché gli editori mi ignorano o più semplicemente non sono interessati a quello che scrivo, perché mi viene naturale guardare il mondo con questi occhi qui. Lo faccio per questo e per tanti altri motivi che non credo siano poi così interessanti. Grazie Leila e grazie infinite anche a Claudia.

  5. leila ha detto:

    Io lavoro in una Biblioteca Civica e vedo che viene pubblicato di tutto.Persone note che ne approfittano per vendere schifezze ma anche opere di tanti giovani..
    Ultimamente un ragazzo di Saronno ha pubblicato “Remo contro” ( che non sono riuscita ancora a leggere x’ ho tutti i miei libri e saggi ecc. ) ma so che ha avuto successo e lo sta presentando in giro per l’Italia.Poi un altro che si chiama Fontana è già al secondo libro… Non so come funzionino queste cose nè duve tu abiti e che lavoro faccia ma spero tanto che arrivi anche per te qualche opportunità, potessi aiutarti lo farei. Comunque, scusa l’indiscrezione, ma io ho pensato che ,( a parte il discorso di un’opportunità lavorativa) a volte basterebbe poter condividere questi pensieri con un compagno o una compagna per esserne appagati Io non potrei farlo con il mio ma ho una rete di amicizie che riempe in parte il vuoto che ho dentro e mi ritengo già forunata
    A volte ho appena il tempo di aprire FB ma i tuoi commenti non me li pero… ti gaccio tanti auguri per la tua vita e i tuoi sogni

    • Andrea Pomella ha detto:

      Grazie per gli auguri, che ricambio di cuore, e per il tuo sostegno.

  6. elina ha detto:

    Andrea riesce ad osservare la quotidianetà, gli incontri abituali, all’inizio forse distratti
    per vestirli di “interesse”
    è una curiosità bella quella che lo spinge a vedere “oltre”
    ed io penso che serva vedere ad occhi aperti e raccontarne la visione e ancora “leggersi”, guardarsi dentro con rispetto verso se stessi e gli altri

    ciao Andrea

    • Andrea Pomella ha detto:

      Il nobel polacco Isaac Bashevis Singer diceva: “Finché l’uomo si considera importante i suoi occhi sono ciechi, incapaci di vedere il cielo”. Facendo propositi di umiltà (e quindi interessandosi delle minuzie del mondo) si scoprono universi. Ciao Elina.

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