Anemoni nella pioggia

19 gennaio 2010

Ho conosciuto qualche poeta in vita mia, pochi a dire il vero, i poeti tendono a occultarsi nella folla, ti passano davanti agli occhi senza che tu possa sospettare di loro e della loro natura. Compiono solo i doveri minimi che sono richiesti all’uomo contemporaneo, che più o meno consistono nell’allacciarsi le scarpe, alzare il bavero del cappotto e buttarsi in pasto al mondo. Non ricordo di aver mai visto uno di loro intento a leggere un libro. I poeti non leggono i libri, preferiscono i cuori della gente. Se leggono lo fanno in solitudine, nascosti, perché sanno che leggere è un’operazione intima, da svolgere reclusi, come cagare coi pantaloni alle ginocchia. E quando scrivono i loro versi la faccenda si fa ancora più complessa. I poeti quando scrivono bevono il loro sangue. Avete idea della faccia che fareste se vi trovaste al cospetto di un uomo che beve il proprio sangue? La gente pensa spesso che ci siano due generi di poeti: i monumenti e i morti di fame. La gente sovente la sa lunga sulle cose del mondo. Il poeta inoltre è un uomo che si interroga essenzialmente su argomenti che un altro uomo non tiene nemmeno in considerazione. Lui prende una giacca e la valuta dal risvolto, cerca le piccole consumature sugli orli delle maniche, scruta nella geologia del tessuto con il piglio di chi sa che troverà per forza di cose una falla, un’incrinatura, un difetto di fabbricazione. La sua ricerca continua del difetto è futile e febbrile, le sue smorfie sono comiche, i suoi mugugni silenziosi. E quando poi scova quel difetto a cui dava la caccia è capace di innamorarsene perdutamente. Il poeta però ha un vizio: per quanto sia facile all’amore, allo stesso modo è incline ai cedimenti dell’affanno. Per questo – e per molte altre ragioni – i poeti infastidiscono la moltitudine, perché quel poco di bellezza che possiedono è effimera, e finché sono vivi puzzano come anemoni nella pioggia.

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Enrique Gracia Trinidad, CRUDO E LUNGO INVERNO

Mi sono vestito lentamente, una
camicia scura, un paio di jeans;
fa molto freddo e mi metto una giacca
di panno nero con le scarpe grosse;
portafoglio, occhiali, orologio,
e giù in strada, un giorno come gli altri.
Di fronte alla prima vetrina
la vertigine mi assale e capisco
che il freddo da evitare è un altro freddo,
che sono quasi nudo:
sono uscito come tante altre volte
con tutto il cuore allo scoperto.

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12 Risposte to “Anemoni nella pioggia”

  1. Saskia Says:

    Mi hai colpita, Andrea. Dove le trovi, le tue parole sensibili e poetiche? Comincio a chiedermi come mai non ti ho ancora trovato nelle librerie tedesche.

    • Andrea Pomella Says:

      A dire il vero in qualche libreria tedesca ci ho messo piede. Io personalmente però. Ma non credo tu intendessi questo. Scherzo Saskia, grazie.

  2. Cristina Balzi Says:

    Mi ha colpito leggendo Anemoni nella pioggia l’assenza della nudità come condizione esistenziale di chi ausculta se stesso e origlia il rumore del mondo.
    Più che bere il proprio sangue credo che i poeti non facciano altro che darsi “in pasto al mondo”, nudi totalmente, ovvero ricoperti solo dalla propria anima.


  3. a volte mi chiedo cosa sono, e poi mi chiedo se è il verso, quell’andare a capo in computa di sillabe a distinguere un poeta da un narratore (?)
    spesso me lo chiedo quando ti leggo… strano no?
    ciao Andrea.
    n.

    • Andrea Pomella Says:

      Me lo chiedo spesso anch’io. Alla fine tutti, più o meno, raccontiamo una storia, andando a capo o no, scambiando il giorno con la notte, o dividendo la vita in paragrafi, poeti e narratori. La poesia è cosa sfuggente per definizione, recentemente ho visto in Tv un funambolo che faceva poesia camminando in equilibrio su una corda tesa. Lui no, non andava mai a capo.

  4. Autunno Says:

    Io invece credo che il funambolo vada a capo Andrea. Perchè nulla è più simile a un verso di una corda tesa fra due punti. Una fune tesa è lo spazio di un’attesa. Inaugura uno spazio definito da un’intenzione, proprio come un verso. Questa metafora svela un senso che è molto vicino a quello che io cerco di vivere nell’ambito dell’esperiena poetica. E forse per questo la mia scrittura è così avara. I poeti, a differenza dei narratori che raccontano storie e illustrano pensieri, lasciano essenzialmente tracce, anche quando non vanno a capo. I poeti più che del difetto, a mio avviso, perseguono l’errore, non amano le strade maestre della verità. Li si può vedere vivere tutta una vita errando, senza mai sbagliare una mossa.
    Forse è vero Andrea, i poeti non sono persone per bene. Fanno senso.
    Bevono il proprio sangue, escono esponendo il cuore al vento, puzzano se esposti alla pioggia, come gli anemoni e i cani.
    Grazie come sempre Andrea.

    • Andrea Pomella Says:

      Dopo averti ascoltato nella lettura di “Offerta d’amore” di Devorah Major mi sembra di sentire la tua voce nelle righe di tutto ciò che scrivi. Il timbro è lo stesso che intuivo nelle tue scritture, e questo per un poeta è meraviglioso. Ciao Marco e grazie.

  5. chicca.genna Says:

    che bella la poesia crudo e lungo inverno…il poeta in balia del tempo e del mondo perchè ha il cuore nudo…bella la tua descrizione dei poeti tra sofferenza e ispirazione…

  6. serena Says:

    Ho dovuto rileggere questo articolo e i relativi commenti quattro volte, prima di riuscire a staccarmene. Così vero. Così crudo. I “mugugni silenziosi”, “i cedimenti dell’affanno”, questa “bellezza effimera”, mi hanno fatto pensare al balletto: una forma di poesia estremamente effimera. Incantevoli gesti, versi, rime create con ossa e muscoli, ora qui, ora spariti per sempre, impossibili da cristallizzare. E del resto perchè farlo? E’ solo quel bagliore effimero di poesia che abbiamo bisogno di vedere e sentire. Poi, il resto del tempo. puzzano anche i ballerini. Ma, grazie al Cielo, esistono.

    • Andrea Pomella Says:

      Una delle caratteristiche principali di quella cosa che chiamiamo poesia è propria l’impossibilità che noi, in quanto esseri umani, abbiamo di cristallizzarla. La poesia non sta nelle cose, ma nell’occhio di chi guarda. Ciao Serena, felice che tu sia passata di qua.

  7. serena Says:

    E’ sempre bello passare da queste parti. Mi sembra sempre di affacciarmi a una finestra dove si respira aria fresca e dove c’è un’incantevole luce dorata mattutina. E si accendono davvero i ricettori. Ecco perchè torno.


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