L’uomo che provocava i terremoti

Per molti anni mi sono svegliato in piena notte terrorizzato dal ricordo dell’uomo che provocava i terremoti. L’uomo, a dire il vero, quando lo conobbi la prima volta, non era ancora un uomo; era un ragazzo sui sedici anni, ma io ero ancora così piccolo, confuso e impacciato da avere una misura approssimativa delle cose. Mio nonno mi portava a spasso nel cortile di casa sua, correvo su e giù per la piccola rampa che portava al cancello grigio, e poi sedevamo sul muretto di confine dando le spalle all’orto del vicino. Il ragazzo, non so perché, chiamava mio nonno col suo nomignolo, usando una confidenza che mi sconcertava. Veniva a sedersi accanto a noi e con la luce assetata dei suoi occhi curiosava nel nostro rapporto filiale. Accanto al muretto c’era una siepe di ligustro che cresceva in una striscia di terra sottile. Il ragazzo portava sempre con sé un bastone che non superava l’altezza delle sue ànche. Un giorno mi disse: «Io ho un potere, infilando il bastone in un buco della terra posso far venire il terremoto», e mentre diceva questo cominciava a perforare la superficie di terra fresca ai piedi del ligustro. Ficcava quel lungo ramo in profondità e poi faceva un movimento circolare che smuoveva la terra intorno. «Vedi il terremoto?» diceva con un ghigno odioso che si propagava sulla sua faccia ossuta. «Questa è solo una piccola dimostrazione di quello che so fare. Con un bastone più lungo di così faccio venire un terremoto grande come una montagna, talmente grande che la casa di tuo nonno diventa un mucchietto di farina». Nell’odore di burro bruciato e di aceto che si spargeva da qualche cucina del vicinato, io mi attaccavo alla gamba di mio nonno, sulla quale avrei voluto piangere senza testimoni. Allora il suo sguardo benigno, la mano rugosa e robusta che posava sulla mia nuca, tornavano ad accomodare le proporzioni del mondo. Poi, con gli occhi nascosti, seguivo i passi del ragazzo che salutava oltre il cancello agitando in alto il suo bastone. In seguito, ogni volta che ho sentito parlare di terremoti, il mio primo pensiero è corso a lui. Ma in quali mani sia finito quel bastone fatale è un mistero che qualche volta perseguita ancora le mie notti.

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