Dipende da questo profumo

L’attacco della poesia di Miklavž Komelj L’eternità ritrovata suona come una dichiarazione d’intenti sulla letteratura. I versi “All’immagine memorizzata di quest’uomo / all’improvviso si è aggiunto / il suo profumo” sono per me un tale condensato di senso da avere perfino pudore a scriverne. Le storie che provo ogni giorno a raccontare muovono appunto da “un’immagine memorizzata di uomo”, un passante, uno sconosciuto fermo al semaforo, un pensionato che porta a spasso il cane, un derelitto che non gli è dato di conoscere più nemmeno la luce dell’universo. Chiunque esso sia, quest’uomo è inciso nella mia memoria. Successivamente, su questa immagine, ricamo come uno scultore che lavora di taglio, incidendo schegge, provocando fratturazioni, e allora il passante-sconosciuto-pensionato-derelitto diventa una sagoma lucida e informe come creta bagnata, una rosa candida, una grande nube. L’attimo che dona vita a questa materia irregolare è un momento del tutto speciale, l’istante in cui un invisibile Prometeo, portando sulla terra il fuoco divino, dota l’uomo di ragione e di coscienza. Il dono di cui parlo consiste, per l’appunto, nell’aggiunta del “profumo”. Miklavž Komelj, nel finale della sua poesia, chiarisce molto bene da cosa dipende l’infusione del fuoco divino, non “dai ricordi personali, ma / dai passi che non ritornano, / dipende da questo / profumo”. Consiste in questo, dunque, la condanna che – attraverso il gioco letterario – infliggiamo ai personaggi d’invenzione, l’eternità, il castigo a restare. Patrick Süskind nella sua opera più famosa (che come tutti sanno si intitola, appunto, Profumo) afferma: “Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo”. Ecco, negli innumerevoli tentativi di scrittura d’invenzione che ho fatto da quando sono capace di mettere in fila una serie di lettere componendo frasi di senso compiuto, l’elemento che per lunga parte di tempo mi è sfuggito (e alla mancanza del quale potrei imputare la ragione dei miei incalcolabili fallimenti) era proprio il profumo.

.
Miklavž Komelj, L’ETERNITÀ RITROVATA

All’immagine memorizzata di quest’uomo
all’improvviso si è aggiunto
il suo profumo.

Solo – sopra un’enorme piattaforma di cemento,
sulla quale di tanto in tanto giace
un artiglio tagliato, una sezione di muso,
un orecchio o qualcosa d’altro.

Dio, dal concetto del futuro
dipende da dove proviene –
è ancora suo –
o è già suo –
oppure è una lettera
giunta da lontano.

Il labbro superiore e quello inferiore
dallo spavento si stanno baciando.

Non dipende dai ricordi personali, ma
dai passi che non ritornano,
dipende da questo
profumo.

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2 commenti
  1. eppure la pioggia profumava, me la ricordo ancora, e profumava anche la poesia di un acrobata appeso ad una poesia nel cielo di New York, e profumavano gli abitini in cartapesta che effigiano a Berlino l’ombra dei personaggi che hanno abitato le fantasie ed i racconti del passato…. bisogna forse sapersi anche fermare ad annusare, senza leggere.

    ciao Andrea

    • Andrea Pomella ha detto:

      Sarebbe interessante riscrivere questo post dalla parte del lettore che sente nella pagina scritta questo o quel profumo. Nel frattempo accolgo il tuo invito e mi fermo ad annusare. Ciao Nat.

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