Con la maschera al collo

Chiudendo la porta di casa i zero gradi di questa mattina d’inverno pieno e gelido mi hanno investito il viso. Il sangue si è messo a correre al contrario, ad affluire ardente verso la punta delle dita e sulle guance. Ho un buon rapporto con l’inverno, mi assomiglia un po’ l’inverno. Le mattine sono piene di queste ombre pietrose e aspre, di questi silenzi che sanno di vento che viene dal profondo, le mattine sono notturni infiniti e calmi come stagni. Vorrei svegliarmi ai margini di un bosco e invece sono ai margini di una città. Mi troverei bene in un bosco, camminare nel verde tenero delle felci e ascoltare i fogliami che si muovono al vento. Mi troverei bene anche sulle rive di un ruscello a gettare sassi e a guardare i ghiozzi che sfilano a pelo d’acqua. Invece ascolto notizie alla radio e l’aurora si sconvolge e diventa putrida. Chi ha scelto per me la vita che faccio? Chi ha deciso che io debba stare qui, precisamente qui, adesso e sempre, o solo per un po’ del mio tempo? Faccio l’inventario con gli occhi assonnati, un dizionario d’inglese, un portapenne, una sciarpa ripiegata meticolosamente, libri impilati, libri poco importanti, cataste di documenti ancora meno importanti, alzo lo sguardo e vado più in là, raccoglitori, classificatori, fogli isolati appesi alle pareti bianche come impiccati ormai esanimi, attaccapanni con tristi piumini color prugna, un calendario con la pubblicità di un ristorante, e poi le voci nel corridoio, le voci che si azzuffano, che ridono, che si sovrastano, il fulgore monotono delle discussioni sul calcio, atroci come il freddo, le insipide banalità che spaccano i corpi di chi le pronuncia. Non ho molto da dire. Siate comprensivi, i miei desideri sono solo aria.

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Eloy Machado Pérez, UOMO SOLO

La mia anima si apparta alla maniera del pagliaccio:
saluto con calore, ma è una menzogna.
Non posso nemmeno dire perché i pagliacci
soffrono.
Non dicono quando piangono ma quando ridono.
La morte è un sollievo per i pagliacci.
Il pagliaccio ha un circo interiore che nasconde
con venerabile bontà. Va di paese in
paese
regalando pianti e sorrisi.
Ogni passo che fa è un guasto morale
che sa nascondere come un bicchiere raffinato.
Perfino il mendicante ride,
forse non è un essere umano che
neutralizza la sua miseria
con un sorriso falso? È amore?
No, è il destino di un parco lontano.
È lui che cavalca come una tomba in vita,
con la maschera al collo.

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